Rapporto internazionale sullo sci 2026, Vanat: "Nel breve termine lo sci ha nemici più pericolosi del cambiamento climatico"

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Rapporto internazionale sullo sci 2026, Vanat: "Nel breve termine lo sci ha nemici più pericolosi del cambiamento climatico"

A margine della presentazione del suo Rapporto Internazionale sullo Sci, in occasione della fiera Mountain Planet 2026 di Grenoble, il consulente svizzero Laurent Vanat ha illustrato approfondimente alcuni interessanti dati di questo documento unico e fondamentale per studiare l'evoluzione del turismo della neve nel mondo: "Con 399 milioni di giornate sciistiche nella stagione 2024/2025, il settore non ha mai registrato risultati così positivi dal 2000". 

In un settore sempre più internazionale e globalizzato, le tensioni economiche e i conflitti armati hanno, nel breve termine, un impatto molto più brutale e immediato del cambiamento climatico. Questo uno dei messaggi chiave diffuso da Laurent Vanat, in un'intervista concessa al sito iloveski.org ai margini della presentazione del report. 

Le tensioni geopolitiche non hanno, tuttavia, influito sull'andamento della stagione 2024/2025 che come illustrato nell'articolo di iericon un totale di 399 milioni di giornate sciistiche, è stata la migliore del primo quarto di secolo. Un risultato in continuità con quello delle ultime stagioni che ha visto le presenze confermarsi su livelli stabilmente superiori a quelli del periodo pre Covid. 

Meno impianti, ma più efficienti

Il rapporto evidenzia che la diminuzione del numero di impianti di risalita attivi non è strettamente correlata a una riduzione dell'offerta sciistica: "nelle grandi località sciistiche, in particolare in Francia, la tendenza è quella di sostituire diversi vecchi impianti con un unico impianto, molto più efficiente e razionale. In realtà, se il numero di unità diminuisce, la capacità di trasporto complessiva, invece, aumenta."

Sole e clima gradevole favoriscono la crescita

"Una tendenza significativa nella stagione 24-25 è la disgiunzione tra lo spessore del manto nevoso e l’affluenza - analizza Vanat - il riscaldamento globale ci porta forse un po’ meno neve, ma ci porta anche più sole. E, in definitiva, grazie ai sempre più efficienti impianti di innevamento programmato, ciò favorisce l’affluenza".

La crescita del numero di sciatori è trainata principalmente dalla Cina, ma il vero motore di questa stagione record risiede nella fedeltà: "Non è l’aumento del numero di sciatori in sé a determinare realmente un incremento del numero di giornate sciistiche. Sono piuttosto gli sciatori attuali che sciano più assiduamente o anche persone che non sciavano più che sono tornate a farlo."

Stabilità dell'innevamento nel lungo periodo

Nel rapporto Vanat illustra alcuni dati relativi all’innevamento globale, basandosi su rilevamenti che coprono un arco temporale di oltre 30 anni. Negli Stati Uniti, le misurazioni sistematiche dimostrano che la media dell’innevamento rimane stabile, nonostante le variazioni annuali. In Svizzera, l’analisi di dieci punti di misurazione a 1.700 metri di altitudine rivela che non vi è una forte tendenza al ribasso del livello di innevamento. Questa analisi retrospettiva permette a Vanat di sottolineare che l’idea di un declino lineare e inesorabile della neve non trova conferma nei dati attuali.

Le tensioni geopolitiche frammentano il mercato della produzione di impianti e attrezzature per lo sci

Protezionismo e tensioni geopolitiche stanno sempre più frammentando il mercato dei produttori di impianti e attrezzature per lo sci, storicamente radicato nelle Alpi e in cui l'Italia presenta alcune delle più importanti aziende mondiali. In particolare, la Cina, dopo aver importato e analizzato il know-how europeo sta sviluppando una propria industria di settore. Situazione analoga in Russia, dove le stazioni sciistiche domestiche stanno registrando una forte crescita e sviluppo da quando gli sciatori locali non possono più recarsi nelle Alpi. 

Anche negli Stati Uniti, sotto la spinta dei dazi doganali e del protezionismo, i giganti europei potrebbero ridurre la loro presenza, con la possibiltà illustrata da Vanat, che vedrebbe gli impianti statunitensi tornare a una "tecnologia meno moderna rispetto a quella europea, privilegiando sistemi più rudimentali e tipicamente americani a scapito delle ultime sofisticate innovazioni del Vecchio Continente."

Le Comunità vogliono mantenere il controllo sulla destinazione, cresce la resistenza agli investitori stranieri

Laurent Vanat osserva una tendenza crescente alla «tutela territoriale», in cui le comunità locali cercano di mantenere il controllo sulle proprie infrastrutture, come avvenuto a Laax in Svizzera, in cui gli enti territoriali hanno rilevato la società impianti per evitare l'acquisizione da parte di investitori statunitensi.

Nelle Alpi: Italia da record, bene Francia e Svizzera, soffrono di più Austria e Germania

I principali mercati dell’arco alpino godono complessivamente di buona salute, superando per lo più le medie pre-COVID. In quest'ambito è proprio l'Italia il mercato in migliore salute, con le ultime tre stagioni che sono state in costante miglioramento e su livelli di presenze mai registrati in precedenza. 

Anche Francia e Svizzera hanno evidenziato una buona crescita rispetto al periodo pre-covid. Situazione differente in Austria, dove le presenze non sono ancora tornate ai livelli ante 2020. Ancora più preoccupante è il deficit cronico della Germania che si trova a fronteggiare in maniera più evidente di altri paesi il problema della bassa quota delle piccole stazioni, dipendenti da un innevamento naturale sempre più aleatorio.

Ucraina e Cina, una crescita inaspettata

A est, il rapporto individua progetti di portata senza precedenti. Nonostante il contesto di conflitto, l’Ucraina sorprende per il suo dinamismo: un nuovo grande complesso, Goro Mountain, è in costruzione nella parte occidentale del Paese per competere con Bukovel, l’unica località sciistica del Paese che fino ad ora rispondeva agli standard internazionali.

In Cina, la crescita assume una forma unica al mondo con il boom delle ski-dome (stazioni sciistiche al coperto). Mentre altrove questo modello rimane marginale, in Cina rappresenta il 20% delle presenze sciistiche. Con la recente apertura di strutture gigantesche a Shanghai e Shenzhen, la Cina si afferma come leader indiscusso di questa pratica urbana. All’aperto, è la regione dello Xinjiang a guidare lo sviluppo delle stazioni sciistiche tradizionali.

I flussi internazionali guardano ad Est, le Alpi sempre più terra di accoglienza per gli americani

Il rapporto mette in luce un cambiamento storico nei flussi turistici a lunga distanza. Dopo essere stati a lungo orientati verso il Nord America, i grandi appassionati di sci stanno cambiando rotta. «I flussi a lunga distanza si stanno dirigendo verso est, ovvero sono gli americani che vengono a sciare in Europa, gli europei che vanno a sciare in Asia, in Giappone, e poi i cinesi che vanno in Giappone», spiega Laurent Vanat. 

Il Giappone è sempre più un mercato di riferimento anche per gli australiani, in precedenza orientati verso gli Stati Uniti.

Gli americani, da parte loro, sono sempre più presenti sulle Alpi. Questo flusso è favorito da due fattori: le tariffe europee, diventate più competitive rispetto a quelle delle grandi località americane, e l’accettazione dei mega-pass (Epic Pass, Icon Pass e Indy Pass) in alcune località alpine. Vanat precisa che la crescita degli sciatori americani, soprattutto in Svizzera, è generalizzata, interessando anche le stazioni che non fanno parte di questi accordi di skipass internazionali.

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