La stagione invernale 2024/25 si conferma la migliore del primo quarto di secolo a livello globale

La stagione invernale 2024/25 si conferma la migliore del primo quarto di secolo a livello globale e supera il record dell’inve
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TurismoREPORT TURISMO DI MONTAGNA

La stagione invernale 2024/25 si conferma la migliore del primo quarto di secolo a livello globale

Ieri, alla fiera Mountain Planet di Grenoble, è stata presentata la 18esima edizione del Rapporto Internazionale sulla Neve e sul Turismo di Montagna. La pubblicazione offre una panoramica globale della stagione sciistica 2024/25 e analizza l'evoluzione dell’industria dello sci nel mondo.

La stagione 2024/2025 segna la fine del primo quarto del XXI secolo, un periodo che ha subito un'inaspettata interruzione a causa della pandemia di Covid-19, che ha gravemente colpito i flussi turistici e causato un calo di quasi il 50% degli arrivi di sciatori a livello globale durante l'inverno 2020/21.

I dati della nuova edizione del Rapporto Internazionale sulla Neve e sul Turismo di Montagna dimostrano che l’industria dello sci è riuscita a riprendersi dopo la pandemia e che, allo stato attuale, il cambiamento climatico non ha causato un crollo grazie agli investimenti e alle strategie operative messe in atto dalle stazioni sciistiche.

Con 399 milioni di presenze sciistiche in tutto il mondo, la stagione invernale 2024/25 si conferma la migliore del primo quarto di secolo, superando il precedente record di 392 milioni registrato nell'inverno 2018/19.

In un contesto globale sempre più complesso, la stagione invernale 2024/25 si distingue per diversi fattori:

•  La maggior parte dei Paesi ha registrato presenze superiori alla media quinquennale pre-Covid;

•  Diverse destinazioni hanno raggiunto livelli record di affluenza nonostante condizioni di neve naturale limitate;

•  Le presenze sono aumentate in tutte le principali regioni rispetto alla stagione precedente;

•  L’offerta è rimasta stabile, senza variazioni significative nel numero di impianti di risalita a livello mondiale;

•  Il numero di comprensori sciistici a livello globale non mostra alcuna tendenza al ribasso;

•  Il modello degli skipass stagionali continua a influenzare la domanda, ma sembra aver raggiunto un punto di svolta negli Stati Uniti;

•  I prezzi di listino tendono ad aumentare più rapidamente dei ricavi effettivi per giornata-sciatore, con una conseguente diminuzione della redditività;

•  Due Paesi non hanno offerto la possibilità di sciare durante l’inverno 2024/25 per ragioni economiche e geopolitiche, piuttosto che climatiche: Israele e Sudafrica

 

Rispetto alla media delle cinque stagioni precedenti la pandemia, la maggior parte dei mercati si è ormai completamente ripresa  e in molti casi ha superato  i livelli di affluenza precedenti. Per il secondo anno consecutivo, la Cina guida la classifica dei Paesi con performance superiori alla propria media storica quinquennale pre-Covid. Anche Stati Uniti, Italia e Russia confermano le dinamiche positive osservate nelle ultime stagioni. La Svizzera sembra aver ritrovato un forte slancio. Al contrario, Giappone e Germania restano i Paesi in cui il ritorno ai livelli di affluenza pre-pandemici appare più incerto.

La stagione invernale 2024/25 ha inoltre evidenziato una tendenza strutturale in crescita: in molti mercati sciistici, l'affluenza turistica è sempre meno legata alle condizioni naturali della neve.

In diverse destinazioni europee, le nevicate sono state inferiori alla media, in particolare nelle medie altitudini e nel mese di gennaio. Ciononostante, le presenze sono rimaste stabili o sono aumentate in molti mercati. Un’ampia copertura di innevamento programmato, una gestione efficiente delle stazioni, una forte domanda durante i periodi di vacanza e condizioni meteorologiche generalmente favorevoli hanno contribuito a mantenere l’attrattività delle destinazioni sciistiche.

La Svizzera ha registrato il miglior risultato degli ultimi quindici anni, mentre l’Italia ha conseguito la terza stagione positiva consecutiva. Anche Francia, Austria, Spagna e Andorra hanno visto un aumento delle presenze nonostante condizioni meteorologiche difficili. Il Nord Europa è stato colpito dalla variabilità climatica, poiché i mercati nordici restano più dipendenti dalla neve naturale.

In Nord America le nevicate sono rimaste al di sotto della media in diverse aree, ma l'affluenza turistica è stata elevata. In Asia, il Giappone ha registrato condizioni meteorologiche contrastanti tra Honshu e Hokkaido, mentre il ritorno dei visitatori internazionali ha contribuito alla domanda complessiva.

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