"Il gigante olimpico la gara migliore della carriera, non penso a quei 5 centesimi": Della Mea si apre... guardandosi indietro

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"Il gigante olimpico la gara migliore della carriera, non penso a quei 5 centesimi": Della Mea si apre... guardandosi indietro

Ai colleghi de "Il Dolomiti", la 27enne tarvisiana si è raccontata pensando alla stagione migliore della carriera, con le prime top ten in Coppa del Mondo (ben otto in meno di due mesi) e quel 4° posto del 15 febbraio scorso, nel giorno del leggendario bis di Brignone. Il finale di 2025/26 condizionato da problemi alla schiena che Lara deve ancora gestire.

Qualche giorno prima della ripresa di una parte del team femminile delle slalomgigantiste, in raduno sulle nevi dello Stelvio, per Lara Della Mea è stato tempo di guardarsi indietro per ragionare sul futuro, un 2026/27 ormai distante poco più di 3 mesi per la friulana che il 24 ottobre aprirà la stagione della conferma.

Sì, perché lo scorso inverno la specialista azzurra, in assoluto la più costante del gruppo CdM tra le due discipline tecniche con una costanza favolosa sino a fine gennaio collezionando le prime otto top ten della carriera nel massimo circuito, ora dovrà mantenere questo livello e magari andare all’attacco del podio.

Il primo a certi livelli sarebbe potuto arrivare domenica 15 febbraio 2026, nel giorno del gigante olimpico che ha visto Lara rimontare (dal 15° crono di metà gara, ma i distacchi erano comunque molto ridotti a parte una Brignone stratosferica già là davanti) sino al 4° posto, a soli 5 centesimi non solo dalla medaglia, ma pure dall’argento visto che Hector e Stjernesund hanno concluso ex-aequo. E 2 centesimi alle spalle della classe 1999 di Camporosso di Tarvisio, ha concluso una certa Julia Scheib, che ha dominato la stagione di gigante con 5 vittorie.

“Quella è stata la mia gara migliore in assoluto, ho fatto una grandissima seconda manche e ho dato tutto quello che avevo – spiega ora Della Mea nell’intervista che ha concesso a “Il Dolomiti” – Sono arrivata al traguardo senza rimpianti, i centesimi fanno parte del nostro sport e bisogna accettarlo.

Certo, mi è dispiaciuto, ma pensarci ancora non cambia le cose ed è meglio guardare avanti. Verso Alpes 2030? Assolutamente sì, ho 27 anni e mi sento di poter ancora migliorare e dare tanto a questo sport. L’intenzione è proprio quella di essere in Francia tra quattro anni”.

Il finale di stagione, specialmente alle finali di Hafjell ma ancor prima nel week-end di Are, è stato pesantemente condizionato da problemi alla schiena. E Lara ha confermato di doverci ancora convivere nella preparazione verso il 2026/27 che porterà sino ai Mondiali di Crans-Montana, lei che a Saalbach 2025, nell’ultima rassegna iridata, ha vinto la medaglia d’oro con i compagni di nazionale nel team event inaugurale. “Quel titolo ha un significato immenso ed è stato frutto di un gran lavoro di squadra, poi è ovvio che se mi chiedete se conta di più la gara a squadre dei Mondiali o il gigante alle Olimpiadi, sicuramente la seconda è più importante”.

E sul discorso fisico: “Ho dovuto fare i conti con questo “malanno”, di cui avrei fatto volentieri a meno. In questa fase si lavora tanto atleticamente e sto utilizzando parecchio la bici, perché correre mi risulta doloroso. Tre mesi passano in fretta e voglio essere pronta per Soelden”.

La ripresa in ghiacciaio poi dal 23 agosto (sino al 20 settembre) la trasferta a Ushuaia, con quali obiettivi in termini di risultati per il 2026/27? “Non voglio guardare così in là, intanto mi concentro esclusivamente sul recupero e il primo obiettivo è quello di tornare al 100%, stare bene e riuscire ad essere al via della stagione in grande forma. Un passo alla volta”.

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