Polivalente che ha partecipato ai Mondiali juniores e poi da giovanissima con una presenza in CdM (proprio nel week-end di Lienz che ha segnato l'inizio dell'avventura di Lara Gut, della quale è stata poi addetta stampa, e Federica Brignone), prima di dedicarsi ad una carriera nel mondo della comunicazione, la professionista veneta si è raccontata su vari temi, lei che ora è responsabile delle relazioni esterne in casa FIS.
Una ex nazionale azzurra dietro a tanti progetti della FIS in ambito comunicazione, lei che ha costruito un percorso importantissimo in un ambito delicato come quello delle PR, dopo una carriera sugli sci.
Giulia Candiago lavora da anni all’interno della Federazione Internazionale, che le ha dedicato un focus dove si raccontano le idee di colei che è stata polivalente di assoluta prospettiva tanto da debuttare ai campionati del mondo jr nel 2006 e poi avere una chance in Coppa del Mondo, quella che rimarrà la sua unica presenza nel massimo circuito, il 29 dicembre 2007 nello slalom di Lienz, ovvero il giorno dopo l’esordio di due atlete che diventeranno tra le più grandi atlete della storia, Federica Brignone e Lara Gut-Behrami (della quale diventò poi addetta stampa).
Vincente in Coppa Europa nel 2007, in occasione del super-g di Davos, Giulia ha lasciato ancora giovanissima, nel 2010, dopo un problema serio alla caviglia e la fuoriuscita dalla nazionale, tuffandosi sugli studi e aprendosi le porte nel mondo della TV, da commentatrice per Sky ai lavori tra RAI e Infront, con l’avventura in area FIS da coordinatrice media per la Coppa del Mondo e ora responsabile delle relazioni esterne.
“Il mio motto? Prova di tutto, a volte scoprire cosa non vuoi è altrettanto prezioso quanto scoprire cosa ti piace”.
Candiago, infatti, ha ricoperto un ruolo che prima non esisteva neppure all’interno del governo dello sci, un ruolo che spazia dai documentari ai podcast e che coinvolge diverse figure, dagli atleti ai commentatori televisivi; nell’ultimo episodio della serie FIS dedicata ad allenatrici e laureate del programma FIS Women Lead Sports, la professionista veneta riflette su come costruire qualcosa partendo da zero e soprattutto sulle qualità che raccomanderebbe a ogni giovane. “Ogni lavoro che ho fatto mi ha insegnato qualcosa, a cominciare da quello di atleta, anche se all’epoca non lo consideravo un lavoro: mi veniva naturale – racconta Giulia – Non sono mai stata una persona con un piano di carriera rigido: mi lasciavo guidare dall’istinto e inseguivo le opportunità che mi ispiravano davvero.
Quando ho smesso di sciare, ho conseguito un master, che mi ha davvero aiutata a capire com’era la vita al di fuori dello sport professionistico”.
Il percorso dell’ex azzurra ha un concetto molto chiaro alle spalle: “Ho sempre saputo di voler lavorare nel mondo dello sport, anche se all’inizio ho faticato a trovare un impiego, perché mi trovavo in Inghilterra e lì trovare lavoro in questo settore non era facile.
Sono sempre stata piuttosto testarda e pensavo “no, voglio lavorare nel settore sportivo a tutti i costi e proverò quante più cose possibili”; così, una volta che ho deciso che qualcosa non faceva per me, ho cercato ciò che poteva essere giusto per me, sempre felice di mettermi alla prova. Se si passa troppo velocemente da un ruolo all’altro, non si ha sempre l’opportunità di lasciare un segno reale, serve tempo per fare prima l’atleta, poi lavorare in televisione, vivere l’esperienza con Swiss-Ski da addetta stampa di Lara Gut-Behrami, dove abbiamo creato campagne insieme, e poi diventare coordinatrice media per la FIS”.
Il rapporto con gli atleti è fondamentale: “Penso di avere un’ottima comprensione delle loro esigenze, che sono sempre la mia priorità principale, ma cerco di trovare un punto d’incontro tra le loro necessità e quelle delle emittenti, delle federazioni, degli sponsor. Il mio obiettivo non è accontentare tutti, è impossibile, ma quello di comprendere le priorità di ognuno e trovare soluzioni che permettano all’intero sistema di funzionare al meglio”.
Ma in cosa consiste esattamente il ruolo di responsabile delle relazioni esterne? “Quando ho cominciato, questa professionalità non esisteva, quindi non c’era un percorso da seguire.
All’inizio mi ha un po’ intimorito, poi ho capito che era anche una grande opportunità. Potevo contribuire a definire il ruolo, sviluppare progetti che prima non esistevano e ampliare la mia prospettiva. Mi piace molto creare qualcosa da zero e mettere in contatto persone diverse attorno a un’idea comune; uno dei miei progetti principali dello scorso anno è stato il documentario “On the Edge”, che ho coordinato per conto della FIS durante tutta la stagione.
Allo stesso tempo, ho avuto l’opportunità di lanciare “Your Sporting Voice”, un programma di formazione mediatica pensato per aiutare i giovani atleti a sviluppare fiducia e autenticità di fronte ai media. Insieme al lavoro in corso sul World Feed, allo sviluppo di podcast in tre discipline e alla nostra più ampia strategia digitale e di comunicazione, questi progetti mi hanno davvero aiutato ad ampliare la mia prospettiva.
In casa FIS, la situazione è incredibile e variegata perché ogni disciplina ha una cultura molto diversa e adattarsi a ciascuna di esse è affascinante”.
Quando si chiede a Candiago come un tema ricorrente nelle interviste con le colleghe del programma Women Lead Sports sia la differenza culturale, Giulia conferma: “E’ proprio così e non si può imporre una linea guida rigida, non funzionerebbe. Si possono trarre ispirazione e spunti dalle altre discipline, ma ognuna ha la sua cultura, le sue priorità e il suo modo di comunicare. Con questo progetto, coordinato dalla responsabile del corso Gabriela Mueller Mendoza, la cosa più interessante è che eravamo un gruppo di donne con background, personalità e livelli di anzianità diversi.
Una delle lezioni più importanti che ho imparato è stata che tutti, a prescindere dal ruolo o dall’esperienza, hanno momenti di insicurezza, tutti siamo esseri umani con pensieri e sentimenti”.
Gli ostacoli per le donne, nelle strutture federali, non mancano: “Sì, è ancora un mondo dominato dagli uomini, questo è chiaro ma se guardo alla FIS, ora, ci sono donne seppur non molte in posizioni di leadership. Sottolineo che non sono molte quelle con famiglia, questo è un altro argomento e probabilmente è anche il modo in cui viviamo, con un tasso di natalità generalmente più basso, perché la situazione economica si sta facendo sempre più difficile.
Sono nata in un’epoca in cui mia madre poteva stare a casa perché un solo stipendio era sufficiente: non è più così ed è un dato di fatto che oggi, se vuoi competere, o diciamo raggiungere una certa posizione, hai bisogno di un aiuto alle spalle. La sfida non sta nell’essere capaci, ma nell’avere il giusto sistema di supporto intorno a sé.
Leadership e genitorialità non dovrebbero essere incompatibili, ma per farle coesistere è comunque necessario il contesto adeguato, sia a livello professionale che personale.
A tal proposito, Kirsty Coventry (Presidente del CIO) è una grande fonte di ispirazione, perché ha due figli e si è candidata alla presidenza mentre era incinta; ha portato a termine l’intero percorso durante la gravidanza e dopo di essa. In Scandinavia, ad esempio, è incoraggiato avere figli e hai tutto il supporto di cui hai bisogno; in Italia, da quello che ho visto, non è proprio il massimo su questo piano e il congedo di maternità è di cinque mesi e anche trovare un asilo nido è difficile”.
Consigli ai giovani sul piano della comunicazione? Eccoli: “Dare visibilità agli altri, ecco cosa mi appassiona di più e ciò che mi motiva maggiormente, perché aiutare le persone a scoprire le storie umane che si celano dietro lo sport d’élite è bellissimo.
Ogni atleta ha un percorso unico e, se riusciamo a raccontare bene queste storie, i fan si connetteranno allo sport in un modo completamente diverso. Ogni storia merita di essere raccontata, non solo le più famose. I progetti a cui ho lavorato, che si tratti di documentari o podcast, mi hanno dato molta motivazione perché amo quello che facciamo e penso che siamo privilegiati di poter mostrare il fantastico mondo degli sport invernali. Quindi siate curiosi, è fondamentale, siate sempre curiosi!
Potete avere paura, ma provateci comunque: c’è sempre tempo per dire “no, questo non fa per me”. La curiosità è stata probabilmente la forza trainante più importante della mia carriera.
Ogni opportunità che ho avuto è nata dalla mia disponibilità a fare domande, ad ascoltare e a provare cose nuove. Vorrei incoraggiare i giovani, soprattutto le giovani donne, a non aspettare di sentirsi completamente pronte. Continuate a imparare e non abbiate paura di uscire dalla vostra comfort zone.
Inoltre, anche se non so se sia una capacità che si possa sviluppare, cercate di essere socialmente intelligenti, perché questo vi permette di comprendere meglio le persone con cui parlate, di conoscere il loro background, le loro storie e di capire da dove provengono. Per me, la curiosità e l’intelligenza sociale sono davvero importanti. Ricordo di essere stata invitata ad una tavola rotonda scolastica e, quando ho parlato di questi argomenti, ho ricevuto un applauso improvviso. Ho pensato “wow, non me l’aspettavo”, ma forse ho toccato dei punti validi.
Oggi gli adolescenti sono sempre attaccati al cellulare, ma forse attraverso lo sport, stando all’aria aperta e praticando attività all’aperto, potrebbero imparare molto. Lo sport insegna a comprendere meglio l’ambiente in cui ci si trova”.
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