L'omaggio della federsci svizzera a Roland Collombin. "Imprevedibile, sotto ogni punto di vista. Ci mancherà"

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Sci Alpinol'addio al grande campione

L'omaggio della federsci svizzera a Roland Collombin. "Imprevedibile, sotto ogni punto di vista. Ci mancherà"

Il giorno dopo la scomparsa del fantastico velocista nativo della Val de Bagnes (figlio di madre italiana e papà vallesano), Swiss-Ski ha voluto ricordare uno dei discesisti più grandi della storia, che dal 2024 ha lottato con due tumori. Una carriera fulminea, concentratasi nell'arco di tre stagioni per collezionare l'argento olimpico, otto vittorie in CdM e due sfere di cristallo nella disciplina regina, prima degli incidenti patiti in Val d'Isère, tanto da meritarsi l'assegnazione di uno dei passaggi iconici della Oreiller-Killy, la "Bosse à Collombin".

Nella serata di venerdì, è arrivata la triste notizia della morte di Roland Collombin, indimenticabile velocista che negli anni ’70 ha scritto pagine splendide nella storia del grande sci, domando due volte la Streif, vincendo complessivamente otto volte in Coppa del Mondo, sempre in discesa, con due sfere di cristallo in bacheca per quanto riguarda la disciplina regina e l’argento olimpico di Sapporo 1972 (valevole anche quale medaglia mondiale), proprio alle spalle del suo connazionale e grande rivale, Bernhard Russi.

Quest’oggi la federsci svizzera ha omaggiato Collombin (spiace che la FIS se ne sia dimenticata sul proprio sito e sui canali social), ricordandolo non solo per la sua eccezionale vicenda sportiva, seppur molto breve a livello temporale ai massimi livelli, ma anche per lo spirito che l’ha sempre contraddistinto, lui che nel 2024 ha scoperto di dover intraprendere la battaglia più difficile della sua vita, sconfiggendo un cancro alla gola prima di ricevere la diagnosi di dover lottare anche con un tumore al fegato.

Swiss-Ski scrive, testualmente: “Se Bernhard Russi era l’idolo della nazione, il genero ideale, Roland Collombin era il personaggio selvaggio e spensierato, il “bon vivant vallesano” che si godeva la vita al massimo dentro e fuori dalle piste. Un pazzo, nel senso positivo del termine, imprevedibile a qualsiasi ora del giorno, un burlone e un enfant terrible allo stesso tempo.

Forniva regolarmente materiale ai tabloid e non gli dispiaceva quando lo chiamavano il John McEnroe dello sci”.

Cresciuto a Val de Bagnes, figlio di madre italiana e padre vallesano, il classe 1951 discesista rossocrociato era il più “scapestrato” di tutti gli sciatori di successo che la Svizzera avesse mai prodotto, e lui stesso lo ammetteva apertamente, definendosi un pigrone.

Ai Giochi giapponesi del 1972, fu una sorpresa la medaglia d’argento conquistata ad appena 20 anni, alle spalle appunto di Russi; ancor prima del suo primo podio in Coppa del Mondo, che arrivò coincidendo con la vittoria in Val Gardena nel dicembre di quello stesso anno, fu temporaneamente arrestato dalla polizia dopo una bevuta con il giocatore di hockey su ghiaccio Jacques Pousaz, visto che i due atleti si erano dati ad una “bravata” finendo in rissa.

A volte – scrive ancora la federazione elvetica nella sua nota – Collombin dava l’impressione che per lui le corse fossero solo un’avventura, ma questa impressione era ingannevole perché il vallesano giocava e bluffava sulla sua immagine di pigro. Una volta disse, ripensandoci, di essere sempre stato consapevole che chiunque volesse avere successo doveva allenarsi, e aveva sempre saputo quando era il momento di rimboccarsi le maniche. Russi, rivale e amico, era certo che Roland lavorasse sodo come tutti gli altri.

Il fatto che la carriera sportiva di questo talentuoso, impavido e spensierato temerario si sia fermata ad un palmares comunque invidiabile, è dovuta principalmente a motivi di salute. La carriera di Collombin si è concentrata in tre stagioni; alla fine del 1974, una lesione alla colonna vertebrale in seguito ad una caduta in Val d’Isère lo costrinse a prendersi un anno di pausa.

E dodici mesi più tardi, cadde di nuovo nello stesso identico punto della pista che ora conosciamo come “Oreiller-Killy” e che prevede, quel passaggio nella seconda parte della discesa savoiarda, sia stato intitolato proprio al magnifico specialista rossocrociato. La “Bosse à Collombin” rimarrà per sempre, purtroppo in quel caso Roland si fratturò due vertebre, rimanendo praticamente paralizzato per due giorni e dovendo porre fine alla sua carriera (era il dicembre 1975) a soli 24 anni.

Collombin stesso considerava la sua vittoria a Wengen, ad inizio 1974 e primo hurrà svizzero nella gara di casa per eccellenza dopo ben 20 anni, e i suoi due trionfi a Kitz (nel 1973 e nel 1974, gli anni delle due Coppe del Mondo), come i suoi più grandi successi. Vedeva la medaglia d’argento a Sapporo come un oro perduto, nonostante fosse arrivato in Giappone con un settimo posto come miglior risultato nel massimo circuito e senza particolari aspettative. Spiegò di essere andato in panico dopo aver registrato tempi sorprendentemente veloci in prova…

Dopo il suo precoce ritiro dallo sport professionistico, il campione vallesano rimase fedele a se stesso. Prima si prese una lunga pausa, poi si dedicò ad altri sogni come trascorrere un’estate intera lavorando in un alpeggio e dedicandosi alla ristorazione, alla produzione di vino, all’ospitalità e al commercio di bevande e vini.

Gestì inoltre il bar “Le Streif” a Martigny. Durante il periodo in cui lavorava nella sua città natale di Versegères, conobbe Sarah, una donna franco-canadese che poi sposò e dalla quale ebbe due figli. Nel 1989, Roland scampò per un pelo alla morte in un incidente frontale in auto (per il quale non aveva responsabilità), e solo 8 anni fa raccontava che quasi ogni giorno faceva gite in montagna con la moglie, felice e sano come non mai. Prima dei guai di salute che ce l’hanno portato via, verso l’ultima discesa di una vita piena.

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