La Società Impianti Bormio denuncia i danni subiti durante la stagione olimpica e chiede chiarezza sul futuro degli impianti Bormio-Ciuk e Ciuk-La Rocca. La protesta riapre però un tema più ampio: in Alta Valtellina non tutte le opportunità di finanziamento disponibili sono state trasformate in nuovi collegamenti sciistici.
A sette mesi dai Giochi invernali di Milano Cortina 2026, la Società Impianti Bormio rompe il silenzio e interviene con un duro comunicato sull’eredità olimpica lasciata alla località valtellinese. Al centro della protesta ci sono soprattutto gli impianti di risalita annunciati in vista dell’evento e mai entrati in funzione, oltre alle conseguenze economiche subite dal comprensorio durante la stagione 2025/2026.
Bormio è stata una delle grandi protagoniste dei Giochi, ospitando sulla pista Stelvio le competizioni maschili di sci alpino e le gare di sci alpinismo. Il successo sportivo e mediatico, secondo SIB, non è stato però accompagnato da una corrispondente eredità infrastrutturale per la ski area.
Solo 275 mila primi ingressi nella stagione olimpica
La società descrive la stagione 2025/2026 come la peggiore di sempre dal punto di vista delle presenze sulle piste. Il bilancio si è fermato a 275 mila primi ingressi, circa 100 mila in meno rispetto alla media storica del comprensorio.
SIB attribuisce il risultato a una serie di fattori legati alle Olimpiadi: le chiusure forzate degli impianti durante le competizioni, l’aumento dei prezzi delle strutture alberghiere e la riduzione della capacità di trasporto della ski area dopo lo smantellamento della seggiovia Fontanalonga-Valbella.
La società rivendica inoltre il proprio contributo all’organizzazione dell’evento. Nell’accordo sottoscritto il 28 ottobre 2025 con i Comuni di Bormio e Valdisotto, SIB aveva messo gratuitamente a disposizione degli atleti e degli staff olimpici impianti e piste, assumendosi anche l’impegno di produrre la neve programmata necessaria sulla Stelvio secondo gli standard richiesti dal CIO.
In cambio era stato ottenuto il prolungamento delle concessioni fino al 30 aprile 2036, superando il precedente sistema di rinnovi annuali o biennali che aveva a lungo limitato la capacità di programmazione e investimento dell’azienda.
Fontanalonga-Valbella smantellata, ma il nuovo impianto non è arrivato
Il passaggio più polemico riguarda la seggiovia Fontanalonga-Valbella, che SIB afferma di essere stata obbligata a smantellare nella primavera del 2025. L’intervento doveva consentire a SIMICO di realizzare il nuovo impianto Ciuk-La Rocca in tempo per la stagione olimpica.
La nuova seggiovia, tuttavia, non è stata completata né per i Giochi né durante l’estate successiva. Bormio si prepara così ad affrontare una seconda stagione invernale senza l’impianto sostitutivo.
Secondo la società, la conseguenza sarà una forte pressione sulla seggiovia Bormio 2000-Cimino, che resterà l’unico impianto disponibile per trasportare gli sciatori verso la parte alta del comprensorio, con il rischio di code e disagi nei periodi di maggiore affluenza.
Annullato l’affidamento degli impianti olimpici
Nel mese di giugno la Società Impianti Bormio ha appreso dalla stampa dell’annullamento dell’affidamento a Graffer per la costruzione degli impianti previsti dal programma olimpico.
Oltre alla seggiovia Ciuk-La Rocca, il progetto comprendeva il collegamento Bormio-Ciuk. A distanza di mesi dall’evento, sostiene SIB, non sarebbero ancora state comunicate strategie chiare per il futuro delle due opere.
La società chiede quindi alle amministrazioni comunali di chiarire le proprie intenzioni e di individuare una soluzione ai danni economici e operativi provocati alla ski area.
Il paradosso dell’impianto Bormio-Ciuk
Nel comunicato emerge però anche un elemento significativo. La stessa SIB, pur contestando la mancata realizzazione delle opere promesse, afferma che il collegamento Bormio-Ciuk, considerato indispensabile durante la preparazione dei Giochi, non rappresenterebbe più una priorità dopo la conclusione dell’evento.
Secondo l’azienda, le risorse oggi disponibili dovrebbero essere destinate a interventi differenti, più utili e sostenibili per lo sviluppo futuro del comprensorio.
La priorità indicata da SIB è la sostituzione della funivia Bormio 2000-Cima Bianca, la cui vita tecnica terminerà nel luglio 2029. L’impianto serve le piste comprese tra i 2.000 e i 3.000 metri e viene considerato strategico anche nell’ottica di un futuro collegamento con Santa Caterina Valfurva.
Il progetto di collegamento con la Valfurva sfumato nel 2026
La protesta della Società Impianti Bormio deve essere letta all’interno di una vicenda più ampia. In Alta Valtellina, infatti, non sempre le opportunità offerte dai finanziamenti pubblici sono state sufficienti a trasformare in realtà i progetti funiviari.
Nella primavera del 2026 il Comune di Valfurva ha rinunciato alla realizzazione dell’impianto Sant’Antonio-San Nicolò-Cimino, che avrebbe consentito di accedere direttamente dalla bassa Valfurva alle piste di Bormio.
Il progetto, dal valore superiore a 9 milioni di euro, aveva ottenuto inizialmente un contributo di 4,5 milioni attraverso il Fondo Comuni Confinanti, successivamente incrementato a 5 milioni. Per completare l’investimento sarebbe stato però necessario reperire almeno altri 4,5 milioni attraverso un partner privato.
Come aveva spiegato a Neveitalia il sindaco di Valfurva Luca Bellotti, nessun investitore si era dichiarato disponibile a sviluppare il project financing. Tra i soggetti che non avevano manifestato interesse figuravano anche le società degli impianti di Bormio e Santa Caterina.
Al problema finanziario si aggiungeva un iter autorizzativo particolarmente complesso, con valutazioni ancora da completare da parte della Provincia di Sondrio e criticità ambientali legate a un versante confinante con una Zona di Protezione Speciale.
Per non rischiare di perdere il contributo, il Comune aveva quindi stralciato l’impianto e destinato i fondi ad altre opere pubbliche. Una scelta definita dolorosa ma inevitabile dall’amministrazione comunale.
Il collegamento dell’Alta Valtellina resta un obiettivo lontano
SIB rilancia oggi una visione molto ambiziosa: creare in futuro un sistema di collegamenti sciistici tra le località comprese fra Livigno, Bormio e Santa Caterina Valfurva.
La prospettiva è certamente suggestiva e potrebbe modificare profondamente l’offerta turistica dell’Alta Valtellina. Le vicende degli ultimi anni mostrano però quanto sia difficile trasformare questa visione in opere concrete.
Da una parte ci sono gli impianti olimpici promessi, appaltati e mai realizzati; dall’altra un collegamento verso la Valfurva che disponeva di un consistente finanziamento pubblico, ma non ha trovato le autorizzazioni e le risorse private necessarie per procedere.
La questione non riguarda quindi soltanto la disponibilità dei fondi, ma anche la capacità di programmare per tempo, condividere le priorità tra amministrazioni e operatori e costruire progetti sostenibili sotto il profilo economico e ambientale.
Il comunicato di Bormio Ski ha il merito di riportare il tema al centro del dibattito. Dopo la grande esposizione internazionale garantita dai Giochi, l’Alta Valtellina deve ora decidere quale eredità turistica e infrastrutturale intenda realmente costruire e, soprattutto, attraverso quali progetti concretamente realizzabili.
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