Venerdì 26 giugno a Luino, nel corso dell'evento "Destinazioni in quota: costruire strategie condivise per il sistema montagna" organizzato da MMA Studio, in collaborazione con SPM SpA Società Benefit, Davide Franchi, Senior Advisor Business Strategy e Referente MMA per le Alpi Centro-Occidentali, nonché collaboratore di Neveitalia, ha presentato un'analisi sullo stato attuale del Turismo di Montagna. In questo terzo e ultimo articolo approfondiamo l’impatto sul consumo di gas serra delle stazioni sciistiche riprendendo le evidenze emerse da una ricerca condotta, nel 2022, dal Politecnico di Torino, nell’ambito del progetto italo-francese ALPIMED CLIMA.
Tra le tematiche affrontate nell'analisi sul Turismo di Montagna presentata nel corso della mattinata di lavori del 26 giugno a Luino, il "carbon footprint di una stazione sciistica" merita un particolare occhio di riguardo. Parlare di impatto sul consumo di gas serra delle stazioni sciistiche significa anche ragionare in termini di efficientamento di gestione delle risorse idriche ed energetiche. Adottare una politica di contenimento delle emissioni permette di contenere i costi di gestione e, soprattutto per quanto riguarda l’energia elettrica, attuare strategie che possano calmierare le oscillazioni dei prezzi di mercato derivanti dal difficile scenario geopolitico attuale. Nella stagione sciistica 2022/2023 le stazioni sciistiche hanno dovuto fronteggiare i forti incrementi dei prezzi energetici conseguenti al conflitto russo-ucraino. Una situazione che potrebbe ripetersi anche nei prossimi mesi se non si troverà un accordo duraturo e risolutivo per il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti. Si tratta di situazioni che alzano inevitabilmente il punto di pareggio della stazione sciistica e che non possono essere integralmente scaricate in un aumento dei prezzi degli skipass: l' utenza si trova a sua volta alle prese con i rincari delle spese domestiche, con conseguente riduzione del potere di acquisto.
Lo Studio del Politecnico di Torino nell'ambito del progetto italo-francese ALPIMED CLIMA
Per affrontare queste tematiche un contributo di fondamentale rilevanza deriva dalla ricerca condotta nel 2022 dal Politecnico di Torino nell’ambito del progetto italo-francese ALPIMED CLIMA.
Lo studio ha analizzato l’impatto sul consumo di gas serra delle stazioni sciistiche, dimostrando che l’anidride carbonica emessa in questo contesto è molto più bassa del previsto. I ricercatori hanno raccolto dati sul consumo di elettricità e di carburante per diverse stagioni nelle stazioni sciistiche di Limone Piemonte, Isola 2000 e Prato Nevoso, confrontandoli con il numero di skipass giornalieri venduti.
Il risultato è che ogni sciatore produce al massimo 12 chilogrammi di anidride carbonica al giorno, pari a un viaggio in auto di 100 chilometri o al trasporto di un chilo di fragole fuori stagione dall’America all’Europa. Questi primi risultati sono promettenti e permettono di prevedere azioni concrete per ridurli.
La maggior parte delle emissioni proviene da tre fonti: il funzionamento degli impianti di risalita, la battitura delle piste e la produzione di neve artificiale.
Nell’ambito della ricerca è stato dimostrato che il funzionamento degli impianti di risalita genera la maggiore impronta di carbonio, ma che questa può essere notevolmente ridotta con una semplice azione come la regolazione della velocità degli impianti, sperimentata nel comprensorio francese di Isola 2000. Per quanto riguarda la battitura delle piste, anche in questo caso un esperimento ha concluso che il consumo di carburante è stato ridotto del 15% grazie ai ricercatori IMREDD e all’installazione della geolocalizzazione sui gatti delle nevi. Infine, un ultimo studio è riuscito a dimostrare che la produzione di neve artificiale è un elemento relativamente secondario nel fabbisogno energetico di un resort.
E’ stata predisposta una guida operativa che ha analizzato le singole voci più impattanti di una stazione sciistica.
Impianti di risalita: la potenza energetica assorbita è proporzionale al dislivello superato e, in misura minore, alla lunghezza del percorso. Varia inoltre a seconda del tipo di impianto, con gli skilift che rappresentano l’impianto a fune a più basso consumo, mentre le cabinovie e le moderne evoluzioni delle funivie quelle con i consumi più elevati. Il consumo degli impianti di risalita per ogni metro di dislivello è stato stimato tra i 300 e i 1300 kWh/anno. I consumi energetici di una stazione sciistica con 70 km di piste che vende 480.000 biglietti sono stati stimati in 5 GWh/anno, l’equivalente di 2.500 famiglie.
Innevamento programmato: i macchinari per l’innevamento si dividono tra le aste, più economiche ed efficienti, ma che essendo installate in posizioni fisse, sono meno adattabili alle condizioni climatiche e non permettono di innevare piste larghe, e le ventole, i classici “cannoni”, che possono essere spostati e garantiscono massima adattabilità alle diverse condizioni di freddo e umidità.
1 mc di neve contiene circa 400/450 litri di acqua, che viene immagazzinata per poi sciogliersi in primavera.
Per produrre 1 mc di neve è stato stimato un consumo tra 0,5 e 2 kWh tra i consumi di aste e ventole e quelli per il pompaggio dell’acqua. Una stazione con 50 km di piste utilizza 200mila mc di acqua all’anno e consuma 500 MWh per la neve tecnica, l’equivalente al consumo di 250 famiglie.
Battitura delle piste: un mezzo battipista con una potenza di 500 CV consuma circa 35 litri di gasolio per ora. Ogni stagione si consumano dai 2 ai 5.000 litri di gasolio per ogni chilometro di pista. Molto dipende da quanto sono difficili o larghe le piste e da quanto nevica durante la stagione.
Mitigazione della carbon footprint: l’utilizzo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è il metodo più efficace per ridurre le emissioni dei comprensori sciistici. Sui fabbricati degli impianti di risalita possono essere installati pannelli fotovoltaici. Le pompe di calore possono ridurre le emissioni negli edifici (alberghi, bar, ristoranti), soprattutto quelli non connessi alla rete del metano. Gli invasi in alta quota possono essere sfruttati per produrre energia con turbine idroelettriche installate negli impianti di innevamento.
L’efficienza energetica di una stazione sciistica può essere incrementata in vari modi:
- adottando sistemi di tracciamento satellitare (sistemi GPS-GNSS) dei mezzi battipista che forniscono in tempo reale l’altezza della neve sotto il mezzo e registrano i tracciati del loro passaggio. Questi sistemi sono stati sviluppati da diverse aziende e hanno portato ad una riduzione del 20-25% i consumi di gasolio;
- potenziando il sistema di innevamento programmato è possibile ridurre le ore di funzionamento e quindi sfruttare le ore più fredde dell’anno, riducendo i consumi elettrici e aumentando le possibilità di riuscire ogni anno ad innevare le piste;
- riducendo la velocità di funzionamento durante gli orari in cui la pista è meno affollata, si ottiene una riduzione all'incirca proporzionale di potenza assorbita.
Una stazione sciistica con 50 km di piste consuma mediamente 125mila litri di gasolio all’anno: con un sistema GPS-GNSS sui mezzi battipista può risparmiarne 25mila. Innevare 1 ettaro di pista a una temperatura a bulbo in umido=-7°C invece di -3°C permette di dimezzare i consumi elettrici dei cannoni e risparmiare 7 MWh di corrente elettrica. Ridurre del 20% la velocità su una seggiovia da 400 kW fuori dai weekend e dalle vacanze di Natale permette di risparmiare 46 MWh, pari al 12% dei consumi di quell’impianto.
Il documento di ricerca propone un caso studio concreto: Un piccolo comprensorio sciistico ha una vecchia seggiovia (1300 m di sviluppo per un dislivello di 313 metri). Viene utilizzato nella stagione invernale (1° dicembre-13 aprile) ed estiva (25 maggio-30 settembre) per 8 ore al giorno. La potenza assorbita è di 130 kW e il fabbisogno stimato è di 274,5 MWh in una buona stagione sciistica. Tale dato diminuisce di circa la metà se non si riesce ad aprire le piste durante l’inverno.
Sui fabbricati nelle vicinanze dell’impianto è stata individuata una superficie di 550 mq in cui installare un impianto fotovoltaico da 84,6 kW di picco. La produzione stimata è di 85.111 MWh/anno, pari al 31% del fabbisogno di una stagione completa.
La realizzazione dell’impianto ha quantificato un investimento di 80/90.000 euro, con un beneficio economico di circa 11.000 € all’anno, calcolato sulla base dei prezzi energetici dei primi mesi 2021 (ante crisi energetica conseguente al conflitto russo-ucraino).
Il ruolo di MMA, strategia, finanza e governance a supporto delle destinazioni turistiche alpine
Come raccontato nel corso di Destinazioni in Quota, lo sviluppo di piani di sostenibilità ambientale e di efficientamento dei costi di gestione è un tema ricorrente nei processi di pianificazione strategica che MMA Studio ha affrontato nei numerosi percorsi di affiancamento a società impiantistiche e destinazioni alpine.
Un approccio che parte sempre dall'ascolto del territorio e dall'analisi dei bisogni per trasformare la visione imprenditoriale in scelte concrete.
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