La snowboarder vicentina ci ha raccontato dei suoi inizi nel freeride, delle difficoltà incontrate sul percorso e del futuro che si aspetta per la sua disciplina. Ma con il podio conquistato sulla Bettaforca può continuare ad ambire a un posto nel circuito superiore per le stagioni venture. “Contenta della mia run, ho preferito non spingere troppo perché sono ancora infortunata ma le condizioni della venue erano perfette. Ora c'è l'ultima tappa per puntare al FWT Pro 2027”.
Giulia Bottazzin è una snowboarder e skater professionista, ha 31 anni, è originaria di Zanè (VI), ma ha trascorso parte della sua vita tra Innsbruck e la Svizzera. Attualmente si trova a Verbier, dove sta completando la sua stagione come maestra di snowboard e atleta del FWT Challenger, circuito che permette di accedere nella stagione successiva al FWT Pro: nell’ultima tappa al Monterosa Freeride Paradise FWT Challenger, unica azzurra in gara (oltre alla wild card di tappa Federico de Michiel), ha chiuso brillantemente al 2° posto. Le ottime prestazioni, i trick puliti e precisi e uno stile di vita volto più al divertimento che all’ossessione del risultato sono la firma di una delle atlete più interessanti del panorama del freeride italiano, pronta con la sua tavola a raccogliere il testimone di ciò che stelle come Arianna Tricomi e Markus Eder hanno fatto, e stanno ancora facendo, con gli sci.
Giulia, ci racconti qual è stato il tuo percorso e come sei arrivata a gareggiare nel FWT Challenger?
Io ho sempre fatto snowboard principalmente per passione: facevo dei piccoli contest negli snowpark, ma andavo principalmente con i miei amici in fresca per divertirmi. Poi qualche anno fa ho iniziato a seguire sempre di più il Freeride World Tour, il circuito maggiore del freeride e, a un certo punto ho sentito questa voglia di mettermi in gioco e provarci. Il primo anno ho fatto due o tre gare nelle categorie inferiori per vedere come andava – spoiler: sono arrivata ultima in tutte e due. Ma alla terza gara sono salita sul podio e da lì sono partita e non mi sono più fermata fino ad arrivare al FWT Challenger. Mi sto trovando bene, è una community molto bella e unita, siamo in pochi perché il nostro è uno sport di nicchia, ma questo crea un legame particolare.
La gara del Monterosa Freeride Paradise FWT Challanger ti ha vista portare a casa una performance davvero di livello con un secondo posto nella categoria Snowboard Women: raccontaci com'è andata.
Il Monte Rosa è sempre un posto bellissimo e la venue è una delle più estese del circuito, quindi ci sono molte possibilità e parti esposte, ma anche zone abbastanza tecniche e ripide con grossi salti. L’esposizione a est della Bettaforca e la nevicata della settimana precedente hanno nettamente migliorato le condizioni che avevamo trovato nel 2024, quando la neve era particolarmente appiccicosa e bagnata. Siamo stati anche fortunati col meteo, c’era molto vento in cima ma scendendo non è stato un problema, e hanno anticipato tutto di un giorno per riuscire a far gareggiare tutti prima che si alzasse troppo.
Io ero un po’ infortunata, devo essermi presa uno stiramento all’inguine o al psoas, difficile capire esattamente di cosa si tratta. Dopo la gara in Austria (Obertauern FWT Challenger del 21 marzo, ndr.) ero preoccupata perché non vedevo miglioramenti: lì avevo sottovalutato l’infortunio, avevo spinto troppo, provato una linea troppo difficile e subìto diverse cadute. Questa volta invece ho deciso di ascoltarmi e optato per una linea più conservativa, senza salti troppo grandi, ma sono scesa in modo secondo me veloce e fluido. Ho anche mancato un salto che volevo fare, ma alla fine è bastato per il podio quindi sono molto contenta.
Attualmente occupi la seconda piazza anche nella classifica di categoria. Ti consideri ancora in gioco per entrare nel FWT Pro 2027?
Tecnicamente no, perché si qualifica solo la prima (Tiphanie Perrotin, ndr.). Però c’è una wild card che viene assegnata tra la regione europea e quella americana. Quest’anno è successa una cosa particolare: a metà stagione, agli atleti usciti dal Pro Tour è stata data la possibilità di unirsi ai Challenger, quindi nel circuito snowboard femminile abbiamo corso davvero in tante. Per questo è probabile che la wildcard vada a qualcuno in Europa e, attualmente, con ancora una gara da disputare, sarei io. Non so ancora quando verrà comunicata la decisione, probabilmente non subito dopo l’ultima gara, perché a volte le regole non sono chiarissime, ma sono speranzosa. Sarebbe una bella occasione, ma intanto manca ancora una gara e vedremo di fare bene anche lì.
È questo il tuo reale obiettivo per questa stagione e per le prossime che verranno?
Beh sì, io vorrei entrare a far parte del Freeride World Tour Pro, ma cerco di non mettermi troppa pressione e di vivere un po’ alla giornata. La wild card sarebbe un’importante occasione, ma so anche che tanto difficile è entrarci (nel Pro, ndr.), quanto facile è uscirci: se ad esempio entro le prime 4 gare della stagione non sei in classifica, ti escludono prima delle finali e ritorni al FWT Challenger. A La Sauze, l’ultima gara di quest’anno dal 2 al 5 aprile, le condizioni sembrano buone e cercherò di giocarmi tatticamente la conquista del posto in modo strategico e intelligente per portare a casa una run pulita ma solida, poi si vedrà come e se mi verrà assegnata questa wild card.
Come vedi il futuro del freeride? Pensi possa crescere e attirare più spettatori e sponsor?
Credo di sì, e si vede che sta già crescendo. C’è anche la possibilità, non ancora confermata, che il freeride entri nelle prossime Olimpiadi invernali: da un lato mi fa un po’ strano, è uno sport nato in maniera anticonformista, un po’ come lo skateboard, che si è sempre tenuto fuori da certi schemi. L’acquisizione da parte della FIS nel 2022 era già stata a suo tempo non vista di buon occhio per questo motivo: è vero che può portare più visibilità e più soldi, fondamentali per far sì che tutti gli atleti possano riuscire a sostenersi economicamente solo facendo questo come accade per altri sport, ma si rischia di perdere qualcosa dello spirito originale della disciplina.
In Italia il problema secondo me è anche culturale: si tende quasi a spaventare la gente del fuoripista, a parlare solo di pericoli e di valanghe, mentre mancano club e società sportive strutturate che possano indirizzare i giovani talenti al mondo del freeride, come invece fanno in Francia, Svizzera e Austria. In futuro mi piacerebbe creare qualcosa di simile in Italia per far capire ai ragazzini che ci sono altre possibilità oltre le gare in pista, che trovo comunque fondamentali per arrivare nel freeride con buone tecnica e preparazione. Insieme ai giovani, anche la partecipazione femminile sta crescendo molto, soprattutto nello snowboard, e questi sono segnali più che positivi.
Intanto domani, sabato 28 marzo, a Verbier avrà luogo lo Yeti Extreme Verbier, l'appuntamento finale del FWT Pro 2026: e Giulia, che abita proprio lì, sarà sicuramente tra i molti spettatori che andranno ad assistere alla competizione, sperando l'anno prossimo di esserci pure lei sulla Bec des Rosses.
#FWTCHALLENGER #MONTEROSAFREERIDEPARADISE
2026 Monterosa Freeride Paradise Challenger
fwt challenger
Mercoledì 25 Marzofwt challenger
Ci siamo! Il Monterosa Freeride Paradise FWT Challenger scende in pista mercoledì 25 marzo
Martedì 24 Marzofwt challenger
Lunedì 23 Marzofwt challenger
Venerdì 20 Marzol'evento
Nel tempio della neve fresca: tra poco ci sarà il Monterosa Freeride Paradise Challenger
Lunedì 23 Febbraio 2026BOLLETTINO NEVE
| LOCALITÀ | I.APERTI | H. Min/Max |
|---|---|---|
| Limone Piemonte | 15/16 | 40-260 cm |
| Bormio 2000 | 11/12 | 35-100 cm |
| Livigno | 25/31 | 30-100 cm |
| Passo Costalunga | 13/13 | 50-70 cm |
| Ponte di legno | 30/30 | 40-200 cm |
| Gressoney-La-Trinitè | 11/11 | 90-180 cm |
| Selva di Val Gardena | 73/79 | 60-90 cm |
| Monte Cimone | 14/14 | 50-70 cm |
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