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Francesco Paone
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Therese Johaug: "Sono distrutta". Marit Bjørgen: "Ho pianto con lei al telefono"

Therese Johaug: 'Sono distrutta'. Marit Bjørgen: 'Ho pianto con lei al telefono'

In Norvegia le reazioni alla decisione del Tas di innalzare a 18 mesi la squalifica di Therese Johaug, impedendole di partecipare ai Giochi olimpici di PyeongChang, sono unanimi: domina l'incredulità per la durezza della sanzione.

La diretta interessata è riuscita a dire solo poche parole durante la conferenza stampa indetta nella tarda mattinata odierna: Sono completamente distrutta. Mi sono allenata duramente per poter essere competitiva a PyeongChang e invece mi è stato comunicato che tutto il lavoro è stato inutile. Non riesco a capire il perché di questa punizione. Penso sia ingiusta e sento di aver subito un’ingiustizia. Sognavo di essere al via dei Giochi olimpici, ora continuo a sognare di poter tornare al via di una gara. Vedremo cosa succederà nel mio futuro”, dopodiché la ventinovenne norvegese è stata sopraffatta dalle lacrime e ha abbandonato il meeting con i giornalisti.

Christian Hjort, avvocato della fondista, ha ribadito e i medesimi concetti: “Therese non capisce come sia possibile che possa essere squalificata per 2 stagioni solo per avere usato una crema, soprattutto considerando come non vi fosse la volontà di doparsi. Anche il verdetto sancisce l’assenza di dolo. Proprio per questo 18 mesi di squalifica mi paiono incomprensibili e inappropriati”.

Marit Bjørgen non ha espresso opinioni sulla sentenza, parlando però delle conseguenze avute sull'atleta: “Therese mi ha telefonato prima della conferenza stampa e mi ha comunicato il verdetto. Stava piangendo e quando ho sentito ciò che mi ha detto ho cominciato a piangere anche io. Sapevo di dover trovare delle parole dolci per consolarla, ma è stato difficilissimo farlo. Io spero che continui a gareggiare. Ora sta attraversando un momento terribile, adesso per me la cosa più importante è starle vicino. Domani andremo in raduno a Seiser Alm, dove spero di incontrarla”.

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