Martedì 23 Luglio, 7:08
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Michela Caré
Michela Caré
Giornalista

foto di pg Jack e Fabri fb

Giacomo Bertagnolli: "La prossima stagione voglio vincere la Coppa del Mondo generale"

giacomo Bertaganolli

Abita in Val di Fiemme, a Cavalese, e ai Mondiali di Sci Alpino Paralimpico 2019 ha fatto sognare tutti con la conquista di cinque medaglie su cinque, quattro ori e un argento.  Un talento, una passione che coltiva sin da quando era piccolo nonostante i suoi problemi alla vista. Giacomo Bertagnolli, 20 anni, ha sempre fame di vittorie. Gareggia nella categoria “Visually Impaired” insieme alla sua guida Fabrizio Casal. Jack e Fabri, così hanno deciso di farsi chiamare, sono alla continua ricerca del successo. Perché Giacomo non si accontenta mai.

Giacomo come è nata la tua passione per lo sci?

Abitando in montagna, vicino alle piste, ho cominciato sin da piccolo a sciare. È uno sport che mi è sempre piaciuto e che con il passare del tempo è diventata una mia passione.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’agonismo?

Ho scoperto all’età di circa 13 anni il mondo paralimpico che mi dava la possibilità di gareggiare con persone che avevano delle disabilità, anche visive, come nel mio caso. Avevo la possibilità di mettermi  alla prova e gareggiare a livello competitivo. Ho cominciato quindi a fare qualche gara. Ho fatto i Campionati Italiani dove ho visto che andavo molto bene e sono passato poi alla Coppa Europa sino ad arrivare alla Coppa del Mondo.

Qual è la tua disciplina preferita?

Il gigante perché è quello dove mi alleno di più e poi mi piace proprio come disciplina, è veloce e tecnica, raggruppa le due caratteristiche dello sci. Però mi piace molto anche lo slalom e il superG. L’unica pecca è la discesa libera dove, essendo leggero, mi trovo un po’ in difficoltà. Ma tutto sommato me la cavo in tutte le discipline.

Quante ore ti alleni al giorno?

Più o meno mi alleno un giorno sì e uno no, circa 3 volte a settimana con gli sci e uno o due volte a settimana in palestra con i macchinari per mantenere la forma fisica.

Che rapporto hai con Fabrizio Casal, la tua guida?

Fabrizio è una bravissima guida e questo è un fattore molto importante perché scia bene e mi direziona nel modo giusto. È la mia guida da ormai 4 anni, mi dà le informazioni che mi servono e quindi diventa anche molto più facile per me seguirlo. Con lui davanti non ho nessuna preoccupazione. Ovviamente ci sono delle giornate in cui sciamo meglio e altre meno, ma può capitare che ci sia un giorno dove non si è completamente in forma.

 

Tu e Fabrizio avete la stessa età. Siete amici anche al di fuori degli impegni sportivi?

Sì, siamo amici anche al di fuori dello sport. Però abbiamo compagnie diverse perché non abitiamo proprio vicini, stiamo a circa 15 km di distanza. Ci vediamo principalmente per allenarci.

Hai vinto quattro medaglie ai Giochi Paralampici di PyeongChang e cinque medaglie, di cui quattro ori, ai Mondiali 2019.  Qual è stato il segreto del successo?

Il segreto è sicuramente quello di continuare ad allenarsi senza accontentarsi dei risultati già conquistati. Ai Mondiali abbiamo vinto 5 medaglie di cui una d’argento che può essere migliorata. Sappiamo quali sono stati gli errori e stiamo cercando di correggerli. Solo migliorando si riesce a vincere le gare. È importante essere sicuri di quello che si sa fare e dare in gara il tutto per tutto.

Tra medaglie olimpiche e mondiali, qual è la medaglia che ti ha emozionato di più?

La prima medaglia d’oro alle Olimpiadi di PyeongChang che abbiamo vinto in gigante. È stata una gara che abbiamo disputato al massimo delle potenzialità. Abbiamo dato tutto e abbiamo anche rischiato di commettere errori che avrebbero potuto compromettere la gara. Arrivare in fondo con 5 secondi sugli avversari è stata una grande soddisfazione. Senza togliere nulla alle altre medaglie, ma quella del gigante è stata la performance migliore.  La stessa cosa vale per i Mondiali. Siamo partiti con due gare (slalom e gigante) dove abbiamo commesso errori abbastanza grossi, soprattutto Fabrizio, e nonostante ciò siamo riusciti a recuperarli e a portare a casa la medaglia. 

E la medaglia più combattuta?

Il gigante dei Mondiali è stato bellissimo, siamo arrivati secondi. È stata una gara dove, tra errori miei e quelli di Fabrizio, siamo entrati in difficoltà. Alla fine della prima manche eravamo secondi e quindi dovevamo fare per forza una seconda manche fatta bene. Abbiamo dato il massimo. Abbiamo preso la medaglia d’argento alle spalle di Marek Kubacka, un ragazzo slovacco completamente cieco, che ha fatto una gara perfetta. E quando lui disputa una gara perfetta diventa piuttosto difficile batterlo. È stata una gara molto combattuta anche se non siamo arrivati primi. Abbiamo lottato fino in fondo.

Attualmente è molto discusso il tema della conciliazione tra sport agonistico e studio. Nella stagione olimpica di PyeongChang   avevi gli esami di maturità. Come sei riuscito a portare avanti entrambe le cose?

Non è stato facile, ma ci sono riuscito abbastanza bene. Mi sono diplomato con 82 su 100, un voto abbastanza buono se si considera che ho fatto più della metà dei giorni di assenza a scuola. È stato stressante. Sono riuscito a dare il peso giusto alle situazioni. Nel preparare l’Olimpiade, il mese prima mi sono concentrato sullo sci e ho tralasciato la scuola. Dopo aver portato a casa le medaglie olimpiche, mi sono invece messo a studiare tantissimo per recuperare tutto quello che avevo perso. Bisogna avere volontà. Ed è una doppia soddisfazione riuscire a portare avanti due cose. Anzi, nel mio caso, è una tripla soddisfazione visto che ho problemi di vista. A scuola i miei insegnanti mi hanno dato una grande mano, perché quando tornavo dalle gare mi hanno lasciato il tempo di recuperare e riposare. Era inutile interrogarmi il giorno dopo essere tornato da una trasferta di due mesi. Non ha senso e i professori questo dovrebbero capirlo. Bisogna avere il tempo di studiare. Io ho fatto due anni di liceo linguistico, i professori non mi hanno aiutato e ho dovuto cambiare e frequentare il liceo socio economico.

Sei un atleta giovanissimo e hai già un bellissimo palmarès. Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Continuare ad allenarmi perché vincere non è mai facile e i miei avversari stanno diventando sempre più forti. Se continuo ad allenarmi, ho la possibilità di rimanere tra i top al mondo. L’obiettivo dell’anno prossimo sarà vincere la Coppa del Mondo generale e le coppette di specialità.  Ho già vinto una Coppa tre anni fa e sono arrivato secondo in tutte quelle di specialità. L’anno prossimo non ci sono appuntamenti importanti quindi mi concentrerò su questo. Mi hanno già detto che si viaggerà molto, le tappe saranno sparse per tutto il mondo: Norvegia, Cina e probabilmente anche in Australia. Sarà anche una bella occasione per conoscere posti nuovi. E comincerò subito anche a prepararmi per le prossime Olimpiadi che sono l’evento clou di questo sport.

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