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VIDEO - Quando i fenomeni della NASCAR si sfidavano sul bob per sostenere un sogno olimpico

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VIDEO - Quando i fenomeni della NASCAR si sfidavano sul bob per sostenere un sogno olimpico

Gennaio 2010, pista di Lake Placid. Non è una giornata come tutte le altre. Sul budello dello stato di New York va in scena un evento storico, sulla pista ghiacciata e a bordo di un bob si sfidano infatti, i migliori piloti nord-americani dei Dragster contro i piloti della NASCAR, si avete letto bene NASCAR, la serie motoristica più amata negli Stati Uniti.

Ma cosa c'entra la NASCAR col bob? Per capirlo bisogna fare un salto indietro nel tempo di circa 18 anni. Nel 1992 ad Albertville si disputano i Giochi Olimpici invernali. Davanti alla TV Geoff Bodine ex-pilota NASCAR è uno dei tanti telespettatori che assistono alle gare olimpiche di bob. Bodine rimane colpito dagli scarsi risultati ottenuti della squadra statunitense e squote il capo quando scopre che tutti i bob utilizzati della nazionale a stelle e strisce sono realizzati in Europa. Per lui, orgoglioso vincitore nel 1986 della prestigiosa 500 Miglia di Daytona (la più importante competizione dell'intero calendario NASCAR ndr) e proprietario di una scuderia è inconcepibile che gli Stati Uniti gareggino alle Olimpiadi con bob costruiti in Europa e soprattutto che vengano surclassati in pista dagli equipaggi europei.

Terminate le Olimpiadi, Bodine viene invitato dai vertici della nazionale di bob ad assistere a delle sessioni di allenamento sulla pista di Lake Placid. Lui stesso prende parte ad alcune discese, dapprima come frenatore e poi come pilota. Durante questo primo approccio bobbistico Geoff capisce che sfruttando la sua esperienza motoristica e con l'aiuto di alcuni ingegneri è possibile sviluppare un nuovo progetto totalmente Made in USA che possa portare alla realizzazione dei bob più veloci del mondo.

Nel 1993 Bodine crea cosi la Bo-Dyn, acronimo di Bodine (Bo) e Dyn (Chassis Dynamics), la prima azienda statunitense in grado di produrre bob per la nazionale americana. L'ambizioso progetto coinvolge numerose personalità del mondo NASCAR come il costrutture Bob Cuneo al quale è affidata la realizzazione delle scocche, e altre realtà che ruotano nell'ambito dei motori chiamate a finanziare l'idea di Bodine. 

I primi bob interamente statunitensi scendono in pista nella stagione 1993-94. I primi test vengono condotti direttamente dall'ex pilota NASCAR ormai di casa sul budello di Lake Placid, che conduce diverse discese in prima persona per capire meglio le esigenze dei bobbisti. Le indicazioni sono buone ma la squadra non dispone di equipaggi competitivi, le prime Olimpiadi regalano come miglior risultato un dodicesimo posto, decisamente poco per una persona ambiziosa come Geoff.

Nel quadrienno successivo iniziano ad arrivare le prime soddisfazioni in Coppa del Mondo, ma per Bodine l'obiettivo primario è uno solo: le Olimpiadi. A Nagano 1998 gli Stati Uniti si piazzano al quinto posto nel bob a quattro, arrivando a soli 2 centesimi dalla medaglia di bronzo. Una delusione enorme che però non fa gettare la spugna ad un sognatore come Geoff Bodine che nel 2000 addirittura rilancia. Bodine infatti, sigla un accordo pluriennale di sponsorizzazione con la Whelen Engineering che diventa la sponsor principale del progetto. Grazie ai finanziamenti della Whelen, la Bo-Dyn ai Giochi Olimpici di Salt Lake City 2002 ottiene davanti al pubblico americano il primo oro olimpico nella storia del bob femminile grazie all'equipaggio composto da Jill Bakken e Vonetta Flowers, mentre al maschile arrivano un argento ed un bronzo nel bob a quattro. Gli straordinari risultati dell'Olimpiade di casa non vengono però riconfermati quattro anni più tardi a Torino 2006 dove arriva una sola medaglia: l'argento di Shauna Rohbock e Valerie Fleming nel bob femminile.

Al termine dei Giochi di Torino Bodine è di fronte ad un bivio: lasciare oppure continuare per tentare di conquistare la medaglia d'oro nel bob a quattro che manca dal 1948? Nella mente di un sognatore come il vincitore della 500 Miglia di Daytona la risposta è scontata, ma per vincere l'oro olimpico bisognava realizzare il bob più veloce del pianeta e per farlo bisognava mettere nel budget la bellezza di 250 mila dollari. I fondi garantiti dello sponsor Whelen non bastano però per finanziare il nuovo ambizioso progetto, pertanto bisogna trovare un nuovo sistema di finanziamento. Si ma quale? 

E qui esce tutta la genialità che c'è dentro il pilota americano. Per creare interesse e soprattutto per ottenere il gradimento degli sponsor Bodine capisce che il modo migliore per perseguire il suo intento, è quello di organizzare un evento unico nel suo genere che permetta a tutto il mondo di conoscere il bob. Nasce così il Bodine Bobsled Challenge la competizione-show che vede protagonisti i piloti del circuito NHRA dei Dragster sfidarsi sul bob e lungo le curve ghiacciate di Lake Placid contro i migliori piloti della NASCAR.

Video : Bodine Bobsled Challenge 2010 parte 2

L'evento organizzato dal 2006 al 2010 ha un incredibile successo. Le gare vengono trasmesse in diretta televisiva e anno dopo anno l'interesse per questa gara cresce in maniera esponenziale, tanto che edizione dopo edizione partecipano piloti che hanno scritto pagine indelebili nella storia delle quattro ruote. Campioni come Tony Stewart (3 volte campione NASCAR e vincitore nel 1997 dell'Indy Racing League), Joey Logano (1 titolo NASCAR) sono tra i protagonisti di questa manifestazione, mentre altri come il compianto Dan Wheldon, 2 volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, hanno lasciato il segno per essersi rovesciati in pista. Tra questi in particolare va ricordato Dick Trickle che nella prima edizione del Bodine Bobsled Challenge si è rovesciato due volte nella sequenza di curve 17 e 18 e in suo onore quel tratto di pista è stato ribatezzato "Curva Trickle"

Video : Dan Wheldon (2011 Indy Winner) Bobsled Crash

Grazie a questa intuizione l'ambizioso progetto di Bodine diventa realtà. Gli Stati Uniti si presentano così al via deila gara di bob a quattro dei Giochi di Vancouver 2010 con il rivoluzionario "Night Train", il bob più veloce del pianeta. La guida del bob viene affidata a Steven Holcomb colui che solamente 12 mesi prima assieme ai frenatori Justin Olsen, Steve Mesler e Curtis Tomasevicz aveva conquistato il titolo mondiale. L'equipaggio a stelle e strisce è tra i favoriti per la vittoria, ma nel test event del budello olimpico il successo era andato al lettone Jānis Miņins e nelle ultime gare di Coppa del Mondo di bob a quattro antecedenti l'Olimpiade aveva brillato l'esperto pilota tedesco Andre Lange detentore del titolo e che pochi giorni prima aveva conquistato nel bob a due il suo secondo oro olimpico consecutivo.

Holcomb sa di avere a disposizione un bob velocissimo che ben si sposa sul filante tracciato di Whistler e di poter contare sulla spinta di tre compagni di squadra, i quali hanno il difficile compito di lanciare il "Night Train" a tutta velocità nei primi 30 metri di pista. I primi intertempi sembrano però dare ragione al tedesco Lange che grazie a Kevin Kuske, Alexander Rödiger e Martin Putze stampa i migliori riferimenti in fase di spinta, ma poi Holcomb e il suo "Night Train" recuperano metro dopo metro e nel tratto più veloce del tracciato mettono la freccia e superano Germania1 stabilendo uno stratosferico 50"89 il nuovo record della pista. Lange termina la prima discesa addirittura al terzo posto staccato di 25 centesimi, venendo anticipato anche dal canadese Lyndon Rush, secondo a 23 centesimi dalla vetta. 

Nella seconda manche, Steven Holcomb fa un vero e proprio capolavoro che gli consentirà di aprire la strada per il successo. Il pilota del "Night Train" è semplicemente perfetto pennella al meglio ogni curva ed il suo bob è velocissimo. L'americano chiude col tempo di 50"86 migliorando di 3 centesimi il suo primato fatto registrare nella discesa precedente. Una prestazione mostruosa che di fatto mette ko gli avversari. Rush è nuovamente il migliore degli altri equipaggi ma il suo ritardo sale già a 40 centesimi, Lange invece continua a far temponi in fase di spinta ma rimane sempre in terza posizione, allontanandosi inevitabilmente dalla lotta per la vittoria. Il fuoriclasse tedesco paga ora 42 centesimi da Holcomb.

Si arriva così alla seconda e decisiva giornata. Quella in cui si disputano le ultime due manche. Holcomb non si fa prendere dall'emozione e su una pista leggermente più lenta rispetto al giorno precedente, stampa il miglior parziale. Sia Rush che Lange sta volta gli sono più vicini ma continuano comunque a perdere contatto. La classifica ora dice: primo Holcomb con 45 centesimi di vantaggio su Lyndon Rush e 52 su Andre Lange.

E' il momento della verità. E' il momento che Geoff Bodine aspetta da 17 anni. E' il momento che gli Stati Uniti attendono da 62 anni. In 51 secondi si decide tutto. Nel bob nulla è scontato, basta un piccolo errore e ti ritrovi coi pattini all'aria, come per altro successo nella seconda discesa all'altro equipaggio americano o all'esperto pilota russo Alexander Zubkov che si è rovesciato clamorosamente nella corso della prima discesa. Holcomb sa che ha una grossa responsabilità, ma sa benissimo anche che fin ora ha fatto tutto benissimo e che deve "soltanto" completare l'opera.

Alla quarta manche prendono parte solamente i migliori 20 equipaggi. Si parte dal ventesimo e via via si scala fino al primo della classifica provvisoria. Andre Lange partito per terz'ultimo, nel disperato tentativo di recuperare, pennella ogni curva e stampa un tempone. Rush che lo segue, perde tutto il vantaggio accumulato in precedenza e sul traguardo viene scavalcato dal tedesco per un solo centesimo. L'impressione che Lange sia andato fortissimo la sia avverte anche quando scende Holcomb. L'americano a metà pista perde 11 centesimi, ma il margine tra i due è ancora considerevole, si tratta infatti di 41 centesimi. Il penultimo intertempo è confortante, nel tratto più veloce il "Night Train" ha guadagnato un centesimo sul teutonico. Holcomb e il bob sono lanciati verso il successo. Sul traguardo USA1 vince con 38 centesimi su Germania1 e 39 su Canada1.

Il sogno di Geoff Bodine si è realizzato!

Steven Holcomb, Justin Olsen, Steve Mesler e Curtis Tomasevicz riportano la bandiera americana sul gradino più alto del podio 62 anni dopo il trionfo a Sankt Moritz 1948 di Francis Tyler, Patrick Martin, Edward Rimkus e William D'Amico. Un trionfo incredibile che spingerà Geoff Bodine a dire:

"Vincere la 500 Miglia di Daytona rimane la mia più grande vittoria. Quando la vinci provi una grandissima emozione. L'Olimpiade invece è un evento globale. E' qualcosa di incredibile. In questo caso non ho vinto alcun trofeo, non ci ho guadagnato nulla, ma vedere questi quattro ragazzi conquistare l'oro olimpico è qualcosa di dannatamente fantastico! Sapere che un'intera nazione li ha sostenuti ha sofferto e ha fatto il tifo per loro è semplicemente speciale!"

Il 30 aprile 2011 la partnership fra la Bo-Dyn e la federazione americana (USABSF) è finita per dissidi legati alla proprietà intelletuale del progetto. Gli Stati Uniti hanno così iniziato ad utilizzare bob realizzati dalla filiale nord-americana di BMW. Nel 2013 però i contatti tra Bodine e la USABSF sono ripresi, e così in occasione delle Olimpiadi di Sochi 2014 Steven Holcomb è sceso in pista con la nuova versione del "Night Train" ribatezzata "Night Train 2". Nell'occasione il compianto pilota americano ha agguantato due medaglie di bronzo che sono diventate poi d'argento a seguito della squalifica per doping del vincitore Alexander Zubkov.

Una storia nata per caso, ricca di passione e di grande determinazione che ha regalato agli Stati Uniti importanti successi. E proprio lo straordinario impegno di Geoff Bodine nel mondo del bob ha spinto la scorsa settimana la federazione americana di bob e skeleton ad inserirlo con pieno merito nella prestigiosa Hall of Fame della USABSF.

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