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Lisa Vittozzi, il dr. Jekyll e mr. Hyde dell'Italbiathlon: la crisi al tiro sembra non avere fine, ma non tutto è perduto

Lisa Vittozzi, il dr. Jeckyll e mr. Hyde dell’Italbiathlon: la crisi al tiro sembra non avere fine, ma non tutto è perduto
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Lisa Vittozzi, il dr. Jekyll e mr. Hyde dell'Italbiathlon: la crisi al tiro sembra non avere fine, ma non tutto è perduto

Qual è la vera Lisa? L'ottima atleta vista in staffetta o quella entrata in una crisi profonda che fatica a entrare in zona punti o addirittura a qualificarsi agli Inseguimenti? La differenza di performance tra gare individuali e prove a squadre è abissale, ma qualche segnale positivo c’è.

In questi giorni si è parlato tanto di Lisa Vittozzi, prima delle difficoltà riscontrate nell’Individuale, forse il punto più basso della crisi nel tiro a terra che sembra non finire mai, e poi della prestazione nella staffetta. Ci si domanda quale sia il vero potenziale della ventiseienne di Sappada: quello mostrato nelle staffette o quello delle gare individuali?

La scorsa settimana, a Ruhpolding, dopo aver mancato la qualificazione all’Inseguimento, chiudendo 85a nella Sprint, è stata eccellente (anche nel tiro a terra, dove ha utilizzato una sola ricarica) in staffetta, chiudendo la frazione in scia a Marte Roeiseland. Ad Anterselva la prestazione al lancio è stata nuovamente positiva. Nonostante qualche difficoltà nella prima serie, ha saputo limitare i danni, tenendo poi il passo di un’atleta di primo piano come Alimbekava. Nella serie in piedi Lisa ha fatto registrare uno shooting time da urlo: 16.5 secondi, dopo aver aperto a 8.1. Una performance non da tutti. Prima della staffetta però c’erano state le note dolenti dell’Individuale, forse il punto più basso della crisi nel tiro a terra che da tempo affligge l’azzurra. La vicecampionessa mondiale di Oestersund 2019 ha infatti chiuso nelle estreme retrovie della classifica con dodici bersagli mancati (5+3+2+2) e una penalità per non aver completato la prima serie.

E’ palese che la difficoltà sia in prima battuta di carattere psicologico, soprattutto in approccio al primo poligono, diventato ormai una chimera, e in secondo luogo tecnica. Il problema viene ridimensionato in staffetta dove si hanno a disposizione le ricariche e dove l’azzurra si trova a suo agio, considerando che anche nei momenti migliori della carriera è quasi sempre stata schierata al lancio, ma la differenza di prestazione è abissale. Nelle gare individuali, a terra spara con il 58.9% (a fronte di un 86.7% in piedi e 72.8% complessivo), mentre in staffetta si passa a un accettabile 78.1%. Fa pensare il fatto che dopo le stagioni d’oro in cui sparava ben oltre l’80% a terra, da tre stagioni spari al di sotto di questa soglia e abbia chiuso il 2020/21 con un preoccupante 70.5%.

Al di là della classe dell’atleta, che non è in discussione, la difficoltà è conclamata e ha attirato l’attenzione dei media stranieri, che nei giorni scorsi hanno usato parole pesanti. Ma la sappadina non si dà per vinta: “C'è della strada da fare per ritrovare me stessa nelle gare individuali, ho il carattere per farlo, so che riuscirò a uscire da questo vortice e tornare al mio livello – ha dichiarato ai colleghi di Fondoitalia”. Oltre al “numero” effettuato nello shooting time fa ben sperare anche il passo sugli sci, con una condizione che sembra essere in crescita rispetto alla prima parte di stagione. Domani avrà un primo banco di prova nella Mass Start, che nella prima parte, avendo dinamiche simili alla prima frazione della staffetta, potrebbe esserle favorevole.

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