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La storia delle Olimpiadi invernali - Sapporo 1972, i Giochi vietati per professionismo a Karl Schranz

La storia delle Olimpiadi invernali - Sapporo 1972, i Giochi vietati per professionismo a Karl Schranz
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Getty Images / AFP

OlimpiadiOlimpiadi - Sochi 2014

La storia delle Olimpiadi invernali - Sapporo 1972, i Giochi vietati per professionismo a Karl Schranz

L'undicesimo capitolo del romanzo olimpico invernale, i Giochi del Sol Levante. Per l'Italia furono quelli dell'oro in gigante e dell'argento in slalom di Gustavo Thoeni.

Il 26 aprile 1966 alla 64a sessione del CIO a Roma si presentano quattro città candidate a ospitare gli undicesimi Giochi invernali, quelli del 1972: la canadese Banff, non lontana da quella Calgary che ha perso all’ultimo turno contro Grenoble l’edizione del 1968, quindi la finlandese Lahti, la statunitense Salt Lake City e la giapponese Sapporo. Sembra Banff la favorita e invece a trionfare già al primo turno con la maggioranza assoluta di 32 voti, contro i 16 di Banff e i 7 ciascuna delle altre due, è proprio la città nipponica della prefettura di Hokkaido, la prima non europea e non nordamericana a ospitare un’edizione dei Giochi bianchi. Il suo trionfo è aiutato dal fatto che nei membri del CIO è rimasto impresso il grande successo dell’Olimpiade estiva del 1964 nella capitale giapponese, Tokyo, ma soprattutto dal fatto che il presidente del CIO Avery Brundage è proprietario è proprietario della birra più venduta del paese del Sol Levante. Nessuna novità nel programma rispetto a Grenoble, i titoli sono 35 così come le nazioni partecipanti.

Sono i Giochi delle grandi variazioni delle condizioni meteo, come spesso capita quando le gare in montagna si svolgono non lontano dal mare, e della guerra (a due facce) del CIO contro il professionismo. Nell’hockey su ghiaccio, ad esempio, squadre come l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia, composte di fatto tutte da professionisti visto che nei paesi comunisti non c’è distinzione tra dilettantismo e professionismo, vengono ammesse senza colpo ferire, tanto è vero che il Canada non partecipa per protesta, e così farà anche nel 1976, e il titolo lo vince ovviamente lo squadrone dell’Urss davanti agli Stati Uniti, impronosticabili sul gradino intermedio del podio, e alla Cecoslovacchia. Invece nello sci alpino il sunnominato presidente del Comitato Olimpico Internazionale, l’84enne Brundage, accusa 40 sciatori di prendere soldi da aziende produttrici di materiali.

L’unico che ha l’ardire di opporsi a questo attacco già fuori dal tempo al professionismo (nel tennis ad esempio la distinzione tra professionisti e “dilettanti di professione” è già stata superata nel 1968) è colui che è in pole position tra gli accusati, Karl Schranz, proprio colui che quattro anni prima era stato squalificato tra le polemiche nello slalom a beneficio del tris d’oro di Jean-Claude Killy. Per tutta risposta il CIO decide di non ammettere ai Giochi Schranz, idolo di un paese intero, l'Austria e grandissimo favorito della discesa che, per la cronaca, va allo svizzero Bernhard Russi mentre “Karli”, il più grande tra quelli che non hanno mai vinto un oro olimpico nello sci alpino insieme a Marc Girardelli, si ritira dall’attività e al ritorno in Austria viene portato a Vienna dove è accolto da una folla oceanica che lo acclama e che contesta apertamente Brundage, il quale fortunatamente lascerà la presidenza del CIO dopo le tragiche Olimpiadi di Monaco dell’estate successiva.

Il re e la regina dei Giochi di Sapporo, con tre ori a testa, sono l’olandese Ard Schenk e la sovietica Galina Kulakova. Schenk è alla terza Olimpiade e dopo essere stato argento nei 1500 a Grenoble da due anni domina la scena mondiale del pattinaggio di velocità, in Giappone trionfa sui 1500, 5000 e 10000 metri fallendo l’en-plein per una caduta nei 500 metri (vinti dal tedesco ovest Erhard Keller) che lo relega al trentaquattresimo posto. Anche Kulakova ha vinto un argento, nella 5 km, nei Giochi precedenti, che per lei furono i primi, stavolta fa filotto trionfando nelle tre gare femminili del fondo, 5 km, 10 km e staffetta. Sugli sci stretti riservati agli uomini la 15 km se l’aggiudica lo svedese Sven-Åke Lundbäck, la 50 km il norvegese Pål Tyldum e la 30 km il sovietico Vyacheslav Vedenin, che contribuisce a far vincere all’Urss anche la staffetta maschile. Il colosso comunista si porta a casa anche il titolo della staffetta del biathlon mentre la 20 km è appannaggio del norvegese Magnar Solberg, il primo a difendere con un successo un titolo individuale a cinque cerchi nello sport di fondo e tiro.

I giapponesi, che non hanno mai vinto un oro olimpico invernale, fanno addirittura tripletta nel salto con gli sci dal trampolino piccolo con Yukio Kasaya oro, Akitsugu Konno argento e Seiji Aochi. Dal trampolino grande invece il polacco Wojciech Fortuna grazie a un vento estremamente favorevole atterra all’incredibile distanza di 111 metri nella prima serie di salti, poi nella seconda arriva solamente a 87,5 metri ma la buona sorte (e mai cognome fu più significativo!) gli fa difendere il primo posto per un solo decimo di punto sullo svizzero Walter Steiner! Nella combinata nordica, trionfa il 19enne tedesco dell’Est Ulrich Wehling, la Germania orientale domina letteralmente le gare di singolo dello slittino, tra le donne è tripletta con oro ad Anna-Maria Müller, una delle squalificate di quattro anni prima, tra gli uomini addirittura quattro nei primi quattro con oro a Wolfgang Scheidel. Nel doppio c’è una coppia altoatesina che si intrufola tra i tedeschi orientali ed è quella formata da Paul Hildgartner e Walter Plaikner, che vincono ex-aequo con Horst Hörnlein e Reinhard Bredow. E’ invece la Germania Ovest a vincere il bob a due con Wolfgang Zimmerer mentre in quella a quattro solo lo svizzero Jean Wicki batte il nostro Nevio De Zordo che con l’argento mantiene sul podio olimpico l’Italbob del dopo Eugenio Monti.

Nel pattinaggio di figura l’artistico maschile è di Ondrej Nepela, cecoslovacco che a 21 anni è già alla sua terza Olimpiade e che a 38 morirà di AIDS, tra le donne trionfa l’austriaca Beatrix Schuba malgrado nel libero i giudici la piazzino solamente al settimo posto, nelle coppie gara intrisa di gossip: trionfano i sovietici Irina Rodnina e Aleksei Ulanov sui connazionali Lyudmila Smirnova e Andrei Surakin ma Ulanov proprio in quei Giochi inizia una storia d’amore con Smirnova, Rodnina è distrutta ma col suo partner acciuffa ugualmente il metallo più bello, poi passerà a pattinare con Alexander Zaitsev, che diventerà suo compagno anche nella vita e col quale riscriverà la storia della disciplina. Nella velocità femminile due successi targati Usa, Anne Henning sui 500 e Dianne Holum sui 1500, i 1000 vanno alla tedesca occidentale Monika Pflug e i 3000 all’olandese Stien Baas-Kaiser. Vittoria statunitense con Barbara Cochran anche nello slalom femminile ma in discesa e in gigante (in una sola manche) c’è una clamorosa doppia sorpresa: la svizzera Marie-Thérèse Nadig, 17enne semisconosciuta del Canton San Gallo, che in Coppa del Mondo è stata una volta seconda in discesa e una volta terza in gigante, beffa per due volte la strafavorita austriaca Annemarie Pröll, la più forte sciatrice del mondo in quel momento in entrambe le specialità.

Abbiamo lasciato per ultimo lo sci alpino maschile, a parte il caso Schranz, perché è da qui che arrivano le più belle soddisfazioni di questi Giochi per l’Italia. Detto del disastro del fondo, con nessuno nei primi venti delle gare maschili (Franco Nones è addirittura quarantesimo nella 15 km e non difende nemmeno il titolo nella 30) e un mediocre non posto nella staffetta, detto del settimo posto di Rita Trapanese nell’artistico femminile e del quarto di Gianfranco Gaspari nel bob a due, arriviamo a Gustav Thöni, o Gustavo Thoeni se preferite. L’altoatesino di Trafoi e il detentore della Coppa del Mondo e trionfa nel gigante rimontando dal terzo post della prima manche. Il bis non gli riesce nello slalom perché incappa in una delle sorprese di questi Giochi, lo spagnolo Francisco Fernández-Ochoa, mai meglio del settimo posto fino ad allora in Coppa, si inventa una “prima manche della vita” e una “seconda manche della vita bis”, soltanto un errore nella parte centrale della seconda gli fa concedere 32 centesimi a Thoeni ma il distacco accumulato nella prima, 1”33, è più che sufficiente a mettergli al collo quello che tuttora è l’unico oro olimpico invernale spagnolo. Thoeni, troppo controllato nella prima frazione nella quale è stato ottavo, risale fino all’argento e sul gradino più basso del podio ci sale suo cugino Roland, o Rolando se preferite. L’Italia chiude così con una medaglia in più rispetto a Grenoble, cinque contro quattro, ma con la metà degli ori, due.

 

Riepilogo

11a edizione dei Giochi Olimpici invernali

Città ospitante e data di svolgimento: Sapporo (Giappone), 3-13 febbraio 1972

Atleti partecipanti: 1008 (802 uomini, 206 donne)

Nazioni partecipanti: 35

Italiani partecipanti: 44 (41 uomini, 3 donne)

Portabandiera italiano: Luciano De Paolis (bob)

Titoli assegnati: 35 in 10 sport

Apertura ufficiale: imperatore Hirohito

Giuramento olimpico degli atleti: Keiichi Suzuki (pattinaggio di velocità)

Giuramento olimpico dei giudici: Fumio Asaki

Ultimo tedoforo: Hideki Takada

Il medagliere

Unione Sovietica: 8 ori 5 argenti 3 bronzi

Germania Est: 4 ori 3 argenti 7 bronzi

Svizzera: 4 ori 3 argenti 3 bronzi

Olanda: 4 ori 3 argenti 2 bronzi

Stati Uniti: 3 ori 2 argenti 3 bronzi

Germania Ovest: 3 ori 1 argento 1 bronzo

Norvegia: 2 ori 5 argenti 5 bronzi

Italia: 2 ori 2 argenti 1 bronzo

Austria: 1 oro 2 argenti 2 bronzi

Svezia: 1 oro 1 argento 2 bronzi

Giappone: 1 oro 1 argento 1 bronzo

Cecoslovacchia: 1 oro 2 bronzi

Polonia: 1 oro

Spagna: 1 oro

Finlandia: 4 argenti 1 bronzo

Francia: 1 argento 2 bronzi

Canada: 1 argento

Twitter: @aquila2968

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