"Le nostre medaglie" svelate con tanti inediti dagli assi delle Fiamme Gialle. Franzoni: "Ho trasformato la tensione in forza"

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"Le nostre medaglie" svelate con tanti inediti dagli assi delle Fiamme Gialle. Franzoni: "Ho trasformato la tensione in forza"

Il centro sportivo della Guardia di Finanza ha vissuto Olimpiadi e Paralimpiadi da record a Milano Cortina 2026: sono state riassunte in una quarantina di minuti nel docufilm disponibile su Raiplay, con i racconti e le testimonianze degli atleti stessi, dal vice campione olimpico di discesa a Sofia Goggia, di bronzo il giorno successivo. E poi il magico trio dello speedskating d'oro, le splendide parole di Chiara Betti e Andrea Cassinelli rivolte al faro Pietro Sighel ("un amico e un riferimento, senza di lui non sarebbero arrivate queste medaglie"), lo sci di fondo tornato in quota, lo storico titolo di Deromedis nello skicross, la leggenda di Wierer e...

Un bilancio clamoroso e storico, con dieci medaglie d’oro e trenta complessive, quello dell’Italia delle discipline invernali ai Giochi Olimpici di casa, quelli di Milano Cortina 2026, prima di replicare battendo nuovamente ogni record con il movimento paralimpico.

E buona parte dei trionfi azzurri tra febbraio e marzo, in quelle settimane meravigliose per tutti gli appassionati, partono dal lavoro dei Gruppi Sportivi Fiamme Gialle, con i loro atleti capaci di vincere 3 titoli, collezionare altrettanti argenti e 6 bronzi, come mai prima ai Giochi invernali: ecco che, pochi mesi più tardi, nelle scorse ore è stato lanciato il documentario “Le nostre medaglie”, diretto da Mario Maellaro con la produzione di AF Project Film e trasmesso ieri sera da Rai Sport (resta disponibile on demand sulla piattaforma Raiplay), realizzato dal Centro Sportivo della Guardia di Finanza per celebrare un’edizione mai vista.

Partendo, in un viaggio temporale di due settimane, da quel 7 febbraio a Bormio in cui le nazionali azzurre hanno cominciato l’avventura a cinque cerchi nella rassegna di casa, vent’anni dopo Torino 2006, con una doppia medaglia leggendaria nella discesa olimpica vinta da Franjo von Allmen, visto che Giovanni Franzoni e Dominik Paris (che fa parte del C.S. Carabinieri, ndr) sono saliti sul podio alle spalle dell’elvetico.

Il bresciano vice campione olimpico nella disciplina regina ha raccontato così quelle emozioni: “E’ stata quasi una missione e poi un’emozione incredibile, come il mio stato di forma. Le prove erano andate bene e sapevo di giocarmi qualcosa, la tensione in partenza si tagliava con il coltello e sono riuscito a trasformarla in forza per attaccare la Stelvio.

Ne ho parlato con Innerhofer: mi ha detto di provare a fare la differenza sui punti difficili e non a difendermi, ho pensato così a sfruttare al massimo le mie capacità e non alla medaglia, che è stata una conseguenza, ma solo volendo esprimere il mio potenziale”.

Il giorno successivo, Sofia Goggia è salita per la terza edizione consecutiva sul podio olimpico nella gara regina andata in scena a Cortina: “Le aspettative erano alte per il fatto che fosse la nostra Olimpiade e che io mi trovassi sull’Olympia delle Tofane – le parole della bergamasca nel docufilm tornando a quella domenica 8 febbraio – Guardando il mio percorso olimpico, non posso che essere fiera di ciò che ho ottenuto in discesa, che è un po’ come i 100 mt nell’atletica.

Sapevo che sarei stata l’atleta più attesa quel giorno e ho dimostrato resistenza mentale e ottima gestione delle avversità, ho scagliato il cuore oltre l’ostacolo e ci ho provato sino in fondo. Sì, sarebbe potuta andare meglio complessivamente, ma anche peggio perché c’è alta possibilità di tornare a casa senza medaglie. Il claim dell’intera stagione, per me, è stato “nonostante tutte le difficolta”.

In quelle ore, a Livigno andava in scena il gigante parallelo dello snowboard e Lucia Dalmasso, battendo l’altra bellunese Elisa Caffont nella small final, ha conquistato un bronzo pesantissimo per gli azzurri dopo la delusione nella gara maschile per Fischnaller e compagni. “Ho pianto tantissimo, è stato lo sfogo di tutto quello che passi come atleta e per una medaglia che ho sempre sognato”.

Nel pomeriggio della prima domenica dei Giochi, la staffetta mista del biathlon, nell’arena di Anterselva, si è colorata d’argento e per le Fiamme Gialle c’era in gara un certo Tommaso Giacomel (“si respirava l’aria giusta, davanti alla famiglia, alla mia ragazza e agli amici sapendo benissimo di avere le chances di fare medaglia con una squadra fortissima, per me è stata la prima volta sul podio olimpico”), ma anche un mito come Dorothea Wierer che ha salutato l’agonismo con la sua ultima avventura ai Giochi proprio sulle nevi di casa.

“Non è stato proprio facilissimo gestire tutto – la testimonianza della due volte vincitrice della Coppa del Mondo assoluta – Sapevo che sarebbero state le mie ultime gare, nel posto dove tutto è iniziato, e c’erano così tante emozioni. Sono riuscita ad arrivare in forma e quella medaglia vinta mi soddisfa. Inoltre, non mi aspettavo tutto quell’affetto, una conferma di essermi comportata sempre bene e ho davvero capito che l’ambiente del biathlon mi voleva bene”.

Martedì 10 febbraio, si passa al ghiaccio dell’Ice Skating Arena di Milano per lo storico trionfo di un’altra staffetta mista, quella dello short track, trascinata da Pietro Sighel capace di inventarsi poi la linea del traguardo tagliata… di spalle. “Mi resta un’emozione gigante da quella prima giornata dei Giochi – il racconto dell’asso trentino – Altrettanto per la conferma della staffetta maschile, dopo il podio di 4 anni prima e rivincita per come erano andate le gare individuali”.

Bellissime le parole, rivolte proprio a Sighel, dei compagni di nazionale e di gruppo sportivo. Chiara Betti, tra le protagoniste della medaglia d’oro in apertura, ha svelato: “Pietro ha fatto il suo arrivo show, lui che è sempre stato un grande amico prima ancora che un campione e un riferimento, e quando tutti attorno già mi dicevano che eravamo campioni olimpici, mi veniva solo da piangere.

E’ stato bellissimo, sembrava che venisse giù lo stadio”.

Il 15 febbraio, a Lago di Tesero un altro risultato atteso da tantissimi, esattamente da Torino 2006 quando l’Italia dello sci di fondo fu ancora d’oro, con il bronzo della staffetta maschile chiusa da Chicco Pellegrino e con il contributo di Martino Carollo assieme ai due alfieri delle Fiamme Gialle, Elia Barp e Davide Graz. “Super felice di quanto fatto come squadra per il movimento italiano – le parole del bellunese – per un grande traguardo e anche un punto di partenza per gli anni a venire. Poi il bronzo nella team sprint è stato di nuovo bellissimo, vedere in Val di Fiemme le persone care che sono felici più di te è stato unico”.

“Nel corso della staffetta ho pensato solo a fare il mio nel migliore dei modi – l’analisi del sappadino Graz tornando a quel giorno – Sapevo di poterlo fare, ma senza il gruppo il livello non lo alzi: per tutti noi è stata una sorta di liberazione perché si trattava dell’obiettivo di 4 anni. Almeno sino ad ora, la più bella giornata della mia vita”.

E poi ancora si va all’impresa del terzetto dello speedskating, interamente composto da atleti gialloverdi, dominatori d’oro nel Team Pursuit con la squadra statunitense battuta nella finalissima, vent’anni dopo Torino 2006. “Il primo ricordo della finale è il tempo degli avversari e noi in svantaggio, ma nei piani – ripercorre Davide Ghiotto, uscito deluso dalle gare individuali – Quando ho visto luce verde, mi sono detto che dovevamo stare calmi e non doveva succedere niente, perché ci sarebbe bastato vincere anche di un centesimo.

Una volta arrivata la vittoria, io ho avvertito la sensazione di un peso tolto, poi solo pura gioia… e ho scoperto solo dopo i festeggiamenti che erano trascorsi giusto vent’anni e un giorno dall’oro di Torino”.

Andrea Giovannini, che poi ha chiuso con il bronzo nella “sua” Mass Start (“sì, con il rammarico della fuga non gestita bene, considerato poi come ho vinto la volata, ma due medaglie sono un gran risultato e ho goduto battendo Stolz, che sembrava inarrivabile”), parla di una finale “che è stata di fatto la gara più semplice sul piano mentale, perché sapevamo che il doppio impegno nell’arco della stessa giornata ci avrebbe favorito.

Gli ultimi 4 giri sono stati incredibili, sapevamo di avere l’oro in tasca e me li sono goduti, qualcosa di magico sentire il pubblico con noi”.

“Il treno delle Fiamme Gialle è stato qualcosa di unico, non ci sono parole per descriverlo – ha chiosato Michele Malfatti – E’ stato l’essere squadra in tutti i sensi”.

Nel week-end finale dei Giochi, si torna allo short track con la chiusura di bronzo grazie alla staffetta maschile, della quale oltre a Sighel ha fatto parte Andrea Cassinelli: “Senza Pietro, queste medaglie non sarebbero arrivate – ammette uno dei grandi veterani della nazionale – La squadra è cambiata e migliorata tanto, i giovani lo vedono (riferito a Sighel, ndr) come un riferimento e sprona anche anzianotti come me a stargli dietro, anche se è impossibile”.

Sabato 21 febbraio, per l’Olimpiade azzurra, significa Livigno e la storica e indimenticabile doppietta nello skicross maschile con Simone Deromedis d’oro e Federico Tomasoni medaglia d’argento. “Avevo paura che mi passassero, fisicamente ero distrutto ma valeva per tutti a quel punto – è il ricordo del campione olimpico, già iridato della disciplina nel 2023 – Quando ho tagliato il traguardo è stato surreale: non ti capaciti che sia accaduto, perché la immagini talmente tante volte che quando succede veramente quasi vai in black-out.

Ci arrivavo da favorito, avendo vinto l’ultima gara di CdM, e la cosa più difficile è sempre la gestione della pressione, a maggior ragione in casa; vincere le Olimpiadi era il massimo delle aspirazioni, l’unica cosa che poteva renderla più epica era quella di mettere due italiani sul podio, perché la squadra è tutto. La vedi più della tua famiglia e tutto il tempo che trascorriamo assieme ce lo godiamo”.

Poi a marzo le gioie di una Paralimpiade altrettanto stratosferica per il G.S. Fiamme Gialle, con tre medaglie d’oro, cinque d’argento e un bronzo. Partendo dal poker di podi firmato Chiara Mazzel nello sci alpino: “Avevo paura della prima gara, ovvero che il pubblico di casa mi giocasse un brutto scherzo. Poi mi sono messa in testa di dover dimostrare a tutti quello che valgo e salire sul podio sarebbe stato un riconoscimento per chi mi è stato vicino nei lunghi anni di preparazione”.

La sua guida, Fabrizio Casal, aggiunge: “Per me era la terza volta alle Paralimpiadi, credo di aver dato il meglio ad ogni gara e vedere ogni volta a bordo pista i rappresentanti delle Fiamme Gialle a tifarci è stato davvero bello”.

Il mito del movimento è Giacomo Bertagnolli, l’uomo più medagliato della storia che poi è stato in grado di chiudere Milano Cortina 2026 con il titolo che ancora mancava, prendendosi lo slalom. “Erano le nostre Paralimpiadi – comincia il suo dialogo il campione trentino – Un’occasione unica, bisognava sempre lottare per vincere e poi lo slalom, nella nebbia di Cortina quel giorno, è stato particolare perché c’erano tutti gli amici e… non hanno visto niente! Le condizioni estreme hanno reso ancora più importante e sudato quel successo”.

Chiude Andrea Ravelli, la sua storica guida: “Siamo nati entrambi il 18 gennaio, ormai da 7 anni ho preso sotto la mia ala Giacomo come un fratellino. C’è un rapporto fantastico, di amicizia e valori”.

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