Jacquelin da brividi: "Gareggerò con l'orecchino che la famiglia Pantani mi ha donato. Marco, il mio idolo"

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Laura Riva

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Jacquelin da brividi: "Gareggerò con l'orecchino che la famiglia Pantani mi ha donato. Marco, il mio idolo"

Uno dei riferimenti del biathlon francese ha svelato questa sera che, per le gare olimpiche di Anterselva, avrà con sé qualcosa di speciale. La sua enorme passione per il ciclismo deriva proprio dal mito del "Pirata": le parole di Emilien sono davvero uniche.

Emilien Jacquelin è un personaggio particolare, in pista con la sua esuberanza e anche al di fuori, lui che appena può viaggia in sella alla sua bicicletta per allenarsi con i professionisti del pedale, dal velocista emergente del ciclismo mondiale, Paul Magnier, all’amicizia che ha coltivato con quelli che per lui sono miti.

Sì, perché uno degli assi dello squadrone transalpino che si appresta a cercare medaglie e titoli nell’arena olimpica di Anterselva, ha sempre sognato di correre in sella, forse anche più di quello che poi è diventato il suo mestiere e certamente una grande passione come il biathlon.

E allora, non sorprende ma a tratti commuove, per la profondità delle parole espresse questa sera a mezzo social, quando mancano ormai meno di tre giorni allo start dei Giochi per la sua disciplina, anche se Emilien domenica non gareggerà nella staffetta mista in cui la Francia proporrà il quartetto Perrot-Fillon Maillet-Jeanmonnot-Simon, quanto raccontato da Jacquelin in merito a Marco Pantani, il suo idolo d’infanzia.

“Le Olimpiadi in Italia, le sogno da anni – comincia così il post del 30enne savoiardo – Italia, terra di parte dei miei antenati… ma soprattutto il paese di Marco Pantani.

Marco è colui che mi ha fatto venire voglia di fare sport. Il suo carattere, i suoi attacchi solitari. Il Galibier, la doppietta Giro-Tour nel 1998. Da bambino, mio padre ci comprò la cassetta della Grande Boucle di quell’anno e da quel momento in poi non ho mai smesso di ammirare il Pirata. Volevo fare come lui, ovvero non solo vincere gare, ma regalare emozioni.

Essere audace, per una visione dello sport che mi accompagna da quando avevo 5 anni. E ancora oggi faccio fatica a immaginarlo in un altro modo. Il 14 febbraio per me non è mai stato San Valentino, ma una data tragica diventata simbolica (il campione di Cesenatico morì quel giorno del 2004, ndr). Oggi ho la possibilità di tenere viva la fiamma di Pantani; in queste due settimane di Olimpiadi, indosserò l’orecchino di Marco.

È la sua famiglia che me lo concede, qui in Italia. Attraverso questo orecchino, questo accessorio che l’ha reso così unico, non è solo Marco che riecheggia in me, ma un’idea di competizione: il coraggio di attaccare quando nessuno osa. Questo è il mio modo di rendergli omaggio. Per ringraziarlo. Per dimostrargli che la sua eredità continua a vivere, che la sua storia ha dato ai bambini il sapore dello sport, la voglia di superarsi, di osare, di andare contro venti e maree.

Per esibirsi essendo se stessi. Anche per un bambino di Vercors, che ha cominciato sugli sci di fondo. Grazie a Tonina Pantani, Paolo Pantani e Sergio Piumetto, per aver permesso al piccolo Emilien di vivere il suo sogno: correre in Italia alle Olimpiadi, con Marco al mio fianco”.

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