Come destagionalizzare uno skilift?

Come destagionalizzare uno skilift?
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Come destagionalizzare uno skilift?

Nelle aree sciistiche minori di medio – bassa quota, molti impianti sono in precario equilibrio tra un triste abbandono e un oneroso mantenimento.

Sulle nostre montagne, in particolare, nelle aree sciistiche minori di medio – bassa quota, molti impianti sono in precario equilibrio tra un triste abbandono e un oneroso mantenimento, con la necessità di affrontare ingenti costi di gestione e manutenzione a fronte di un utilizzo limitato per via delle scarse nevicate. È spesso la revisione generale, la più elevata spesa di manutenzione straordinaria cui devono periodicamente sottoporsi gli impianti, a fare da spartiacque per il futuro.

La tendenza colpisce sia le micro stazioni che si trovano a valutare la completa cessazione dell’attività, che le località di dimensioni lievemente maggiore che, per contenere i costi di gestione e manutenzione, dismettono gli impianti meno utilizzati.

Trattandosi di aree sciistiche contraddistinte da ridotte dotazioni tecniche, gli skilift, nonostante presentino costi di gestione e manutenzione più contenuti, sono gli impianti maggiormente oggetto di dismissione.

Ciò è favorito dal fatto che in gran parte dei medio-piccoli comprensori sciistici seggiovie, funivie e cabinovie rappresentano gli impianti di risalita vitali per l’area sciistica, con un più radicato utilizzo diversificato e destagionalizzato. Gli skilift, invece, sono posti a servizio di aree più periferiche e sono, tradizionalmente, l’ impianto meno adatto a politiche di destagionalizzazione e diversificazione. Una tendenza che i principali produttori di impianti funiviari stanno cercando di invertire, promuovendo i possibili utilizzi quale mezzo di risalita per mountain-bike, bob, slittini, mini kart, tubby, sci d’erba, sci su materiale sintetico. Questi utilizzi possono essere una salvezza per gli skilift precari? La risposta non è univoca e richiede approfondite valutazioni sulle caratteristiche di ogni impianto (lunghezza, dislivello, tipo di terreno, accessibilità). Certamente queste possibilità dovrebbero essere attentamente considerate nella valutazione di un’eventuale dismissione. Accanto a ciò sarà importante analizzare se, con migliorie sul fondo delle piste e con l’installazione e/o potenziamento dell’impianto di innevamento, si potrebbe incrementare significativamente l’utilizzo invernale dello skilift.

In aggiunta, possono essere vagliate politiche di autoproduzione energetica (idroelettrico, eolico, fotovoltaico) che garantiscono, da un lato l’abbattimento dei costi energetici, e dall’altro la possibilità di cedere alla rete pubblica l’energia prodotta nei periodi di inattività, garantendo una fonte alternativa di ricavo.

Le valutazioni di dismissione devono altresì considerare l’impatto generato sulla clientela dalla riduzione di aree sciistiche di dimensioni già limitate, con la perdita di piste e impianti spesso parte della radicata tradizione popolare e sportiva della località. Da non dimenticare, infine, la predisposizione di programmi per la riqualificazione delle aree dismesse, sovente non interessate da alcun intervento di ripristino ambientale con la progressiva comparsa di fenomeni di dissesto idrogeologico e di degrado del paesaggio, segnato dalla disordinata avanzata di rovi e arbusti a sfavore di pascoli e prati magri.

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