E' scomparso a 91 anni un simbolo di Sappada, Eliseo Sartor. Fauner commosso: "Un secondo padre oltre che un maestro"

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Silvio Fauner

Sci Nordicolutto

E' scomparso a 91 anni un simbolo di Sappada, Eliseo Sartor. Fauner commosso: "Un secondo padre oltre che un maestro"

Nella notte se n'è andato un uomo che è stato fondamentale per i trionfi dello sci di fondo italiano nati proprio dalla realtà sappadina, con Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer diventati campioni olimpici. Colui che guidò allo storico titolo la staffetta di Lillehammer 1994 ha ricordato così il suo primo tecnico.

Si è spento a 91 anni Eliseo Sartor, un vero e proprio simbolo dell’intera, e molto speciale pensando al legame con le discipline nordiche, comunità di Sappada.

Tra i suoi allievi, nientemeno che Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer, ma Sartor è stata la figura di riferimento per tantissimi ragazzi di quel territorio, lui che fu tra i fondatori dell’A.S. Camosci nel 1980, diventandone allenatore e presidente. Lascia la moglie Annamaria Samassa, il figlio Ugo, le nipoti Maddalena e Marianna e il pronipote Martin e un bellissimo ricordo della sua persona è arrivato questa mattina proprio da Fauner, legatissimo al suo primo maestro. “Oggi è uno di quei giorni che vorresti non arrivassero mai, ma purtroppo sappiamo che la vita è anche questo.

Oggi Sappada, il mondo dello sport italiano e in particolare quello dello sci nordico, ha perso uno dei suoi tecnici migliori. Ma io ho perso molto di più. Ho perso il mio primo allenatore, quello che ha dato il via alla mia carriera, quello che mi ha portato fino al tetto del mondo.

Prima di tutto, però, ho perso quello che per me era come un secondo padre. Fino a due mesi fa, al bar, nonostante i suoi novant’anni, era sempre pronto a consigliarmi e a rimproverarmi. Rimproveri che io ho sempre ascoltato e custodito come il consiglio più prezioso. Mi porto dentro tutti i ricordi della mia gioventù con lui. Le ore sugli sci, i viaggi interminabili, le risate, la fatica, la sua voce che mi diceva sempre di non mollare mai.

E poi le telefonate. Il giorno prima di ogni gara importante, squillava il telefono ed era lui. “Silvio, ricordati cosa sai fare”. Una frase semplice, che per me valeva più di qualsiasi tattica. Era il suo modo di esserci, sempre. Non è stato solo un allenatore. È stato la mia guida, il mio punto di riferimento, la persona che ha creduto in me quando ancora io non sapevo dove sarei potuto arrivare.

Grazie per tutto, Eliseo. Mi mancherai molto”.

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