Del Dio a cuore aperto: "McGrath, che reazione: per le 3 discipline è durissima. Della Vite ha un altro potenziale"

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Del Dio a cuore aperto: "McGrath, che reazione: per le 3 discipline è durissima. Della Vite ha un altro potenziale"

Il tecnico degli slalomisti norvegesi ha parlato ad "Après-Ski", intervistato dai nostri Umberto Volpe e Fabio Poncemi su tutti i temi che riguardano non solo la sua squadra, partendo dalla caccia alla CdM di specialità di Atle Lie McGrath sino alla "fame" di Kristoffersen ("un campione straordinario anche per la sua mentalità") e i guai alla schiena di Haugan, ma anche gli azzurri che ha guidato fino a 14 mesi fa. Eccolo, a 360 gradi...

Simone Del Dio è stato ospite, nella serata di giovedì, della trasmissione “Après-Ski – Il club dello sci alpino”, condotta da Umberto Volpe e con un altro redattore di NEVEITALIA, Fabio Poncemi, a colloquiare con il tecnico bardonecchiese d’adozione, da questa stagione alla guida del team norge dello slalom.

Le soddisfazioni, dopo l’addio dell’anno precedente alla nazionale azzurra, nel corso della stagione un po’ come accaduto in questo 2025/26 a Mauro Pini, non sono mancate anche se il grande obiettivo rimasto, la Coppa del Mondo di specialità che vede Atle Lie Mcgrath al comando prima dell’ultima gara, è ancora tutto da conquistare.

Proprio il classe 2000, già vincente tre volte in stagione, ha vissuto l’enorme amarezza dell’inforcata nella 2^ manche olimpica dopo aver dominato la 1^ in quella giornata surreale, per come è finita con Atle disperato a “rifugiarsi” nel bosco a lato della Stelvio. La ripartenza è stata da campione, trionfando domenica scorsa a Kranjska Gora per una doppietta dei ragazzi di Del Dio, con Kristoffersen 2° ad appena un centesimo: “Innanzitutto devo dire che è stata una sorpresa trovare a marzo una Podkoren in quelle condizioni, di neve ce n’era anche per la pista da riscaldamento e abbiamo vissuto due gran gare – ci ha spiegato l’allenatore di origini genovesi – Poi è un pendio bello di suo e il prossimo anno, quasi certamente, si tornerà a gennaio e aiuterà ulteriormente.

Certo, alle Olimpiadi per McGrath e anche per Haugan, tra gigante e slalom, non è arrivata la medaglia e quindi il bottino non è stato positivo, anche se Kristoffersen ha colto il bronzo, Timon ha chiuso 4° e Atle era al comando dopo la prima manche. La mattina successiva alla sua uscita, l’ho accompagnato all’aeroporto e ho cercato di lasciargli qualcosa, per il prosieguo della stagione che aveva ancora molto da dire. Lui è stato capace, a casa, di recuperare l’energia persa e ha fatto un bel gigante a Kranjska, da 4° posto, e poi ha vinto lo slalom.

Stava bene mentalmente ed è una conferma che la frase “o vinci o impari” vale un po’ per tutti. Con miei atleti ho vissuto tre quarti posti alle Olimpiadi e una vittoria con Noel, posso capire cosa significhi uscire da una gara secca che è diversa da tutte le altre, ma non bisogna fasciarsi la testa se non va come vorresti”.

Il progetto polivalenza di Atle è stato frenato due volte, ovvero dai gravi infortuni del 2021 e 2023, ma secondo Del Dio, allo stato attuale di una Coppa del Mondo con questa tipologia di calendario, sarà difficile riproporla: “Ne abbiamo parlato, ha fatto il super-g di Copper Mountain (molto bene, piazzandosi 12°) ma l’energia è andata subito giù, ha fatto male gli allenamenti successivi e non era pronto per Beaver Creek.

Io ho la mia opinione e temo sia impossibile fare slalom e super-g, anche per il calendario che credo, un po’ come capita nel tennis, porterà a sacrificare sempre più gare e discipline, facendo un po’ perdere di valore alla coppa generale. Lo stesso Meillard ha dovuto rinunciare spesso al super-g, e con il programma del prossimo anno, pensando pure a Campiglio che torna dopo l’Alta Badia, sarà già difficile fare tutti i giganti e gli slalom.

Poi, va considerato anche che, con questo Odermatt, per lottare dovresti vincere quasi tutte le prove tecniche, solo “Marcellino” (riferendosi a Marcel Hirscher, of course) avrebbe potuto farlo. Ad Atle piace e gli serve anche, ma una cosa è allenarsi e un’altra fare le gare. I super-g, inoltre, sono spesso semi-discese e ci devi investire settimane intere”.

Il bilancio stagionale della sua Norvegia in gigante lo giudica “positivo, anche se i ragazzi hanno un livello generale più alto in slalom, ma Atle è subito salito sul podio a Soelden e, tra alti e bassi, magari con Haugan non costante su tutte le piste, se parliamo poi di Kristoffersen i risultati non sono mancati. Ecco, Henrik ha superato quota 100 podi in CdM, è uno che appena ha la possibilità non se la fa scappare, davvero un campione straordinario e vi racconto un aneddoto: a Wengen, proprio dopo il centesimo podio, era “nero” perché voleva vincere. Questo per dirvi del suo temperamento, così come a Kranjska Gora per il 2° posto.

A qualcuno può anche non stare simpatico, ma se non fosse stato così in termini di mentalità probabilmente non avrebbe fatto questa carriera. Lui è come lo vedete, uno di quegli atleti che non lascia cadere neanche una briciola dalla tavola”.

Si è parlato anche della crescita di Solberg e Grahl-Madsen, “con il primo che ho seguito da subito e sicuramente molto bravo per continuità in slalom, mancando solo all’ultima gara le finali in gigante”, e anche dei guai alla schiena di Timon Haugan, padrone in rosso sino a gennaio tra i rapid gates, prima di pagare quel guaio fisico che l’ha perseguitato quasi da inizio stagione. “E’ diventato difficile, si era pensato anche di sacrificare il gigante, poi è chiaro che in slalom appena hai un po’ di titubanza controlli e arrivano anche gli errori.

Ha sciato veramente poco fino ad ora, che l’ho rivisto allenarsi sui volumi dell’estate; lui è un gran lavoratore e ha bisogno dei passaggi, di sentirsi forte e questo problema ha inciso tanto”.

Su Marco Odermatt, che in queste ore festeggerà la quinta Coppa del Mondo assoluta consecutiva, l’allenatore bardonecchiese d’adozione non ha dubbi: “Può anche aver perso qualcosa in gigante in termini di vantaggio, anche perché la concorrenza è aumentata, ma non possiamo sottovalutare le energie che perde in tutto il blocco di gare veloci specialmente dalla Val Gardena in poi, oltre alla particolarità dell’anno olimpico.

In termini di continuità è un atleta veramente mostruoso e parliamo di qualcosa di stratosferico per quanto sta facendo, gestendo tutto al meglio”. Su Noel, che ha portato al titolo olimpico nel 2022 ma che, a meno di contro-prestazioni di McGrath e Pinheiro Braathen nella finale di Hafjell, anche questo inverno vedrà svanire la coppa di slalom mai vinta in carriera: “E’ difficile dire esattamente come ha vissuto la sua stagione, pur avendo ancora un ottimo rapporto con lui – risponde Simone – Per quel che ho visto anche a Kranjska Gora dopo l’errore o se penso alla 2^ manche di Schladming, ha sequenza ancora da atleta che forse può stare un gradino sopra gli altri, magari ha perso un po’ di continuità perché, anche nel suo caso, deve comunque sempre convivere con il problema alla schiena”.

E poi c’è la “sua” Italia, che in slalom non sale sul podio da Vinatzer 2° a Kitz 2025, non vince da oltre 9 anni e, in generale nelle discipline tecniche allargando il campo al gigante (dove manca un successo dal febbraio 2012, ndr), sta vivendo una crisi profonda. “E’ difficile generalizzare sul gruppo – comincia l’analisi di Del Dio, alla guida degli azzurri sino al post Adelboden di 14 mesi fa – Parlando dei singoli, dico che Tommy Sala è sempre stato uno sciatore proprio bello da vedere, ti aspetti da un giorno all’altro che il podio possa farlo.

L’ha sfiorato a Palisades Tahoe, coglierlo in quel momento avrebbe potuto aiutarlo come consapevolezza, nei cinque ci poteva sempre stare e poi c’è stato l’infortunio. L’ho visto tornare bene, a posto col materiale e anche in condizioni di pista sulle quali magari prima faticava, poi ha avuto un calo che è fisiologico al rientro dopo la rottura del crociato.

Vinatzer ha fatto il podio ai Mondiali, poi si è messo sotto con il progetto della doppia disciplina facendo una progressione in gigante anche inaspettata, per quanto è stata veloce; Alex ha sempre la pressione addosso perché da lui ci si aspetta che salvi l’Italia delle discipline tecniche, poi ci sono i giovani e con Saccardi ora c’è un atleta pronto, ma dalla sua crescita ne trarranno giovamento anche altri. A mio avviso, la situazione non è così catastrofica, è vero che i risultati non rispecchiano il valore degli atleti.

Come nel caso di Della Vite, che è tra i gigantisti più moderni in circolazione: di sicuro ha avuto problemi, non so dire se di approccio o altro, non ha raccolto quanto è il suo potenziale, davvero ben altro”.

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