A tu per tu Goggia-Zazzaroni: Sofia e i mille pensieri. "Quante lacrime dopo il super-g olimpico. Brignone? Vi dico che..."

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Sci Alpinol'intervista

A tu per tu Goggia-Zazzaroni: Sofia e i mille pensieri. "Quante lacrime dopo il super-g olimpico. Brignone? Vi dico che..."

L'olimpionica è stata intervistata dal direttore del Corriere dello Sport, raccontandosi tra mille sfaccettature. "Io antipatica? Penso di essere passionale, autoironica e con un'estrema forza di volontà. Sinner ha una mentalità pazzesca e si è circondato delle persone giuste, per quanto riguarda Federica lei ha classe infinita e io forse solo un po' più di incoscienza. L'amore? Ora no...".

A tu per tu, per una mezz’ora abbondante regalando agli appassionati un dialogo molto interessante per scoprire una Sofia Goggia differente, quella che si è raccontata nell’intervista concessa a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport.

Nell’estate post prima Coppa del Mondo di super-g, che si è aggiunta al poker in discesa, il bronzo olimpico nella disciplina regina (terzo podio in discesa in tre edizioni consecutive dei Giochi), ma anche la laurea in Scienze politiche conseguita a Roma poche settimane fa, la fuoriclasse bergamasca è partita proprio da questa ultima soddisfazione, “io che ho cominciato con gli studi alla Luiss nel 2021 e ho cercato di conciliare tutto con il mio sport, mettendoci tutte le energie possibili.

Per il futuro vedremo in quale ambito mi servirà, solo ogni tanto mi chiedo quale sarà il mio post carriera, ma penso che la risposta arriverà quando smetterò e non sono per nulla preoccupata di questo”.

A quanto si deve rinunciare per provare a diventare una… Goggia? “Attualmente, i giorni lontana da casa sono circa 280 all’anno, se penso che dall’Argentina (quest’anno la partenza il 23 agosto, ndr) a fine marzo è tutta una tirata, forse solo con una settimana di pausa”.

“Quindi non puoi fidanzarti!”, sorride Zazzaroni con Sofia che replica: “Chi mi piglia, comunque ora no. Sono stata amata e ho amato”. Una vita che rifarebbe? “Sicuramente sì, magari toglierei solo qualche infortunio”.

Si parla, naturalmente, della rivalità con Federica Brignone, tornando in particolare al super-g del primo dei due titoli olimpici conquistati dalla compagna di nazionale: “Uscendo, con quel vantaggio allo Scarpadon, dopo la gara mi veniva solo da piangere e ho condiviso tutto questo con il mio primo maestro, Nicola, parlando al telefono – racconta l’olimpionica 2018 di discesa – Quando succede questo, sai che la prossima occasione può arrivare solo dopo quattro anni, ad ogni modo nei Giochi era arrivato comunque un bronzo in una giornata estremamente difficile”.

E sugli aspetti tecnici che la dividono da Fede, Sofia non esita: “Cosa mi manca rispetto a lei? Il tocco sulla neve, ha una classe infinita. Io ho sempre avuto istinto e forza, di sicuro lei ha tutte le mie qualità e, negli anni, ho avuto solo una maggiore predisposizione al rischio, che rasenta l’incoscienza. E’ forse solo questo l’aspetto”.

E ancora: “Se non avessi fatto la sciatrice? La tennista, se solo il mio maestro fosse stato convincente quanto quello di sci, probabilmente sarebbe andata così. Sinner? Una mentalità pazzesca e la propensione continua a migliorarsi, poi è stato bravissimo a circondarsi delle persone giuste”.

“In qualche momento ho pensato a dire basta? Sì, sempre durante il periodo degli infortuni. Penso che, se devo definire un mio punto debole, sia quello che ogni tanto non ci credo abbastanza; una mancanza di autostima, anche se molti vedono una Goggia che sembra qualcosa di diverso da questo”.

Che donna è Sofia? “Passionale, credo anche molto autoironica, con una forza di volontà estrema e alla quale per cervi versi piace anche la solitudine; mi perdono a volte di non essermi protetta abbastanza, con scelte non così giuste, ma si impara sempre e in primis, nel mio caso, per la gestione del mio fisico e ci sono riuscita. D’altronde era necessario vista la fragilità delle mie ginocchia”.

Ivan Zazzaroni racconta del suo primo incontro con la campionessa olimpica, avvenne poco meno di un anno prima dell’oro di PyeongChang: era il 2017 e “mi risultavi antipatica come prima impressione a pelle, poi ti ho conosciuta. Ma la gente ti vede così antipatica?”. La risposta: “Fino alla stagione 2016/17 io non avevo fatto nulla in termini di risultati, poi sono arrivati i podi in coppa e la medaglia mondiale, entrando in una dimensione mediatica molto diversa.

Forse per la mia “erre” qualcuno mi vede come snob, in realtà io non ero neanche così a mio agio a fare le interviste, come quella con te al Corriere 9 anni fa. Ora ho l’esperienza anche per questo e ci sguazzo quando riesco, mi diverto a fare certe cose”.

Tifosissima dell’Atalanta? C’è una storia bianconera dietro… “io sono molto amica di Paratici (ex uomo mercato della Juventus e ora direttore sportivo della Fiorentina), dico solo che a PyeongChang mi seguiva con le gare di notte. Con un conoscente sfegatato della Juve, per la quale ho sempre simpatizzato con mio fratello, sono andata alla finale di Champions League del 2017 a Cardiff, poi Percassi (numero 1 dell’Atalanta) mi ha portata allo stadio premiandomi ed è chiaro che si tratta della squadra della mia città, ma ogni tanto mi danno anche della gobba allo stadio!

In realtà, mi piace moltissimo l’impianto che ora abbiamo a Bergamo, nuovo e davvero della città, molto intimo. Nostro”.

Campioni dai quali imparare qualcosa? “Tutti hanno almeno un aspetto, sono davvero parecchi i nomi, di certo Lindsey Vonn mi ha ispirata perché era la mia idola da ragazzina, sognavo di vincere almeno qualcosa di quello che ha fatto lei”.

E poi un’ammissione, candida: “L’estate mi pesa, moltissimo: praticando il nostro sport, non avere riscontri per mesi è un aspetto terribile e provo un senso di vuoto, visto che a parte i mesi invernali si tratta solo di attesa. In questo periodo, però, posso godermi il mio posto del cuore che è la baita: ho trascorso lì tutte le estati della mia infanzia, hai un tempo dilatato e senza telefono, che per me è fonte di stress”.

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