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Marta Bravin e Metka Kuk ci introducono nell'affascinante mondo del pattinaggio inline

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Sport Culture

Inline AlpineFigure skating - interviste

Marta Bravin e Metka Kuk ci introducono nell'affascinante mondo del pattinaggio inline

Ad inizio giugno, l'eclettica atleta Metka Kuk ha deciso di testare i pattini inline da artistico, strumento che progressivamente si sta ritagliando uno spazio sempre più importante sul mercato.

Trascorsi da allora tre mesi, è arrivato il tempo di tirare le somme. Peraltro, per comprendere al meglio le dinamiche dell'emergente disciplina, Metka ha deciso di prendere parte ai Campionati nazionali di Roccaraso, dove ha avuto l'opportunità di intervistare Marta Bravin, figura di spicco del settore. L'occasione è stata propizia per approfondire le similitudini tra pattinaggio artistico su ghiaccio e pattinaggio artistico inline, soffermandosi su come la pratica di entrambe le discipline possa generare reciproci benefici.


A cura di Metka Kuk

Eccomi tornata a raccontare la mia esperienza con il pattinaggio artistico inline come vi avevo promesso qualche mese fa

Nel mese di giugno, ho deciso di provare i pattini inline dato che, dopo la chiusura a fine marzo dei palazzetto, mi mancava molto pattinare sul ghiaccio. Una volta acquistati i pattini, sono andata a provarli sulla pista dove mi alleno di solito con i tradizionali pattini a rotelle.

Durante il primo allenamento ho lavorato solo sulla pattinata in avanti e all’indietro e sui fili in quanto ero impossibilitata a fare i passi in generale. In quei giorni, peraltro, scadeva il termine per l’iscrizione al primo “Trofeo open inline", quindi ho chiesto al mio allenatore, con un pizzico di follia, di iscrivermi. Dato che il trofeo si svolgeva verso la fine di luglio a Roccaraso in contemporanea al Campionato italiano junior/senior a rotelle, per il quale ero già qualificata, ho deciso di parteciparvi. Il viaggio da Trieste a Roccaraso è piuttosto impegnativo per la distanza e perciò ho ritenuto che trattandosi dello stesso periodo valeva la pena fare un tentativo.

Devo ammettere che dopo il primo allenamento ho pensato che l'inline non facesse per me. Tuttavia, dopo il terzo allenamento le cose sono radicalmente cambiate. Sono, infatti, riuscita ad eseguire tutti i salti doppi, tranne l’axel, e anche alcune trottole. Questo è stato sufficiente per farmi cambiare idea.

La particolarità che preferisco dell’inline in quanto mi ricorda da vicino il pattinaggio sul ghiaccio sono i fili e la sensazione di libertà. L’esperienza a Roccaraso mi è stata utile anche se ho gareggiato praticamente a mezzanotte. La gara inline si è svolta con il nuovo metodo di giudizio, ovvero con un sistema simile a quello che si usa sul ghiaccio. Per le rotelle si trattava di una novità perciò i giudici avevano qualche problemino a giudicare ed il sistema stesso si è rivelato molto lento rispetto alle abitudini. A tal proposito, mi auguro che al più presto il funzionamento possa divenire efficiente come avviene per le gare sul ghiaccio e, soprattutto, che i giudici vengano istruiti sull’insieme delle componenti del programma (transitions, skating skills, performance, choreography e interpretation) per valutare meglio e più onestamente la parte artistica .

Durante il soggiorno a Roccaraso, ho conosciuto Marta Bravin in veste di allenatrice inline, vincitrice del primo mondiale Wifsa nella categoria Senior nel 2011, allenatrice di ghiaccio , coreografa, Technical Specialist della nazionale italiana e  svizzera, laureata in scienze motorie e membro dello staff tecnico del Comitato olimpico nazionale italiano per la provincia di Monza e Brianza. L’occasione è stata propizia per porle qualche interessante quesito.


* Come sei venuta a conoscenza del pattinaggio inline?
Ho scoperto il carrello inline attraverso “F.lli Gualdana s.n.c.”, il mio negozio di fiducia per il pattinaggio, che vendeva i primi modelli importati in Italia. In seguito, attraverso il web, sono rimasta affascinata dai video di Natalie Biedermann (campionessa svizzera di ghiaccio), che ha girato i primi trailer per pic skate”.

* Come e perché hai creato il movimento Pattinaggio Creativo?
Pattinaggio Creativo nasce a seguito della mia esperienza di studio, nel 2009, presso l’Ice Theatre of New York, la compagnia di teatro su ghiaccio che si esibisce stabilmente al Rockfeller Center. Volevo portare in Italia tutto ciò che avevo appreso negli Stati Uniti ed in primis creare uno spazio dove poter fare ricerca artistica sui pattini. Nel 2010, grazie al Club del Ghiaccio, ho avviato il primo laboratorio di ricerca artistica sui pattini in Italia. Nel 2011 sono arrivata tra i primi dieci artisti su ottomila al sesto Premio Arte Laguna di Venezia nella sessione “performance art” presentando un’opera contemporanea sui pattini in linea. Grazie a quest’ultimi il mio potenziale creativo si è ampliato esponenzialmente e grazie alla partecipazione di Giulia Cotugno e Bianca Balzarini, che sono state le prime a credere in questo  sogno, è nata la compagnia “Pattinaggio Creativo”. Abbiamo iniziato ad esibirci per strada ed in contesti innovativi per il mondo del pattinaggio sportivo. Da quattro anni a questa parte, il movimento Pattinaggio Creativo si è esibito in grandi eventi sportivi, in famose piazze, nei musei, per l’alta moda, all’interno di gallerie d’arte e recentemente anche in televisione. Mi auguro che questo progetto possa crescere e diventare un punto di riferimento sia per atleti, che vogliono sviluppare o migliorare le loro componenti artistiche, sia per ex atleti che vogliono finalmente pattinare solo per se stessi scoprendo un nuovo approccio al pattinaggio e mettendosi in gioco in contesti innovativi. Attualmente ,“Pattinaggio Creativo”  è un progetto della società “SportCulture” che garantisce lo sviluppo ed il supporto tecnico della compagnia”.

* Pattinare inline può avere effetti negativi o può migliorare la performance di chi pattina sul ghiaccio?
Le prime volte che si pattina inline e poi si ritorna su ghiaccio si vive cosiddetta una sorta di  riadattamento perché si avverte una variazione nella distribuzione del peso sui pattini e, di conseguenza, sull’equilibrio (la sensazione è di un “appoggio sui pattini leggermente più  avanti del solito”). Superato questo momento, che dura pochi minuti, si inizia a godere dei benefici dell’allenamento inline. Il maggior attrito e il peso maggiore della piastra roller rispetto alla lama, con un lavoro finalizzato, possono portare al miglioramento della forza di spinta, dell’elevazione nei salti e della velocità di rotazione nelle trottole. Inoltre, il pattino inline,, avendo una soluzione di continuo tra la prima ruota e la punta che non dà appoggio, aiuta il pattinatore a migliorare la postura incrementando il piegamento e la tenuta della muscolatura dorsale”.

* Quest'anno avete organizzato un trofeo inline a Milano. Raccontaci qualcosa riguarda l’evento.
Sabato 30 maggio 2015 si è svolto a Milano il “Primo Trofeo SportCulture” che ha visto partecipare, per la prima volta in Italia, più di settanta atleti sui pattini inline provenienti da quattro regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana. Questa prima vera competizione del movimento inline italiano è stata possibile grazie allo sforzo di più persone. Devo ringraziare, prima di tutti, i miei soci di SportCulture , società organizzatrice dell’evento, senza i quali questa manifestazione non sarebbe stata possibile e che hanno aderito con entusiasmo a questa mia proposta. Insieme a loro voglio ringraziare tutti i volontari (amici e parenti), i genitori e, ovviamente, gli atleti. Indispensabile sono stati il lavoro e la collaborazione delle mie colleghe, tutte allenatrici di ghiaccio, che hanno deciso di investire sul pattino inline: Silvia d’Avola che ha organizzato e diretto la giuria, Sara Neary con Pattinaggio Artistico Toscana, Roberta Panfili con Pattinaggio Artistico Spinea e Daniela Brusa con a.s.d. icefire skating. La gara ha avuto il patrocinio di UISP Lega Pattinaggio Lombardia e UISP Lega Nazionale ed in particolare desidero ringraziare la Presidente Donatella Luisoni per l’accoglienza e la disponibilità verso questa nuova disciplina. Il supporto più grande è stato da parte degli sponsor in particolare Risport Skates oltre a Nikskate e Fratelli Gualdana. Questo Trofeo ha segnato  un momento storico di incontro con la Federazione del pattinaggio a rotelle (FIHP) che, rappresentata da Sara Locandro, ha dimostrato un’apertura e una disponibilità importanti nei confronti del pattinaggio artistico inline”.

* Nel pattinaggio a rotelle ci sono innumerevoli tipi di ruote di diversa durezza e materiale che vengono utilizzate in base alle superfici. Come funziona nel versante inline?
Per chi viene dal ghiaccio  la gestione del carrello inline può sembrare un pochino più complessa rispetto ad una lama. Mi ricordo che all’inizio della mia esperienza non effettuavo una corretta manutenzione delle ruote (che vanno mantenute pulite, lubrificate e periodicamente cambiate di posizione ed orientamento nel carrello) e questo ha portato, a volte, a frattura delle ruote stesse ed a conseguenti rovinose cadute, soprattutto durante l’atterraggio dei salti. Per la marca che utilizzo, ci sono due durezze principali, una ideale per le pavimentazioni in  cemento ed una per  quelle in parquet. Spero che presto ci sia interesse nel migliorare la prestazione del pattino inline e nuove aziende possano investire nel creare nuove ruote con diverse durezze”.

* In commercio troviamo i due telai pic frame e snow white, quali sono le differenze?
In verità esistono altri telai di marche meno conosciute, ma i più conosciuti ed utilizzati sono questi due che a mio avviso rappresentano due approcci opposti come “ghiaccio” e” rotelle”. Il pic frame nasce negli Stati Uniti da un disegnatore di articoli sportivi e da un allenatore di ghiaccio. Lo snow white nasce a Taipei da un allenatore di rotelle che ha praticato anche ghiaccio. Io ho iniziato con gli snow white e poi sono passata a pic frame. Il modello americano è nato nell’ottica di poter portare le movenze del pattinaggio su ghiaccio su pavimento ed è infatti stato costruito cercando di emulare il rockering della lama. Il carrello cinese invece ha mantenuto un appoggio centrale ed è il risultato dell’allineamento di tre ruote rispetto alle quattro di un carrello tradizionale. Il modello americano è pensato perché l’equilibrio possa essere trovato sul “filo”, mentre il modello orientale trova il suo equilibrio al centro dell’attrezzo, ricordando molto in questo il carrello del pattino tradizionale. Il modello di boston è decisamente un carrello più veloce mentre quello asiatico ha il tampone migliore e fornisce un  appoggio più adeguato per i salti puntati con rotazioni superiori ad un giro. Personalmente  suggerisco l’utilizzo dei i pic frame a tutti i miei allievi, che, non eseguendo ancora salti tripli,  possono trovare nel pic ball (cioè il puntale dei pic frame) uno strumento adeguato senza rinunciare al grande vantaggio di poter trasferire le movenze acquisite sul ghiaccio su ruote con una soddisfacente qualità. Sono sicura che entrambi i modelli sono ancora migliorabili e spero  che ci siano nuove aziende disposte ad investire su questo strumento che si prospetta essere un grande supporto per il mondo del pattinaggio su ghiaccio oltre ad essere una nuova disciplina che, a differenza dello sport invernale, può essere praticata in ogni parte del mondo e tutto l’anno”.

* Che consigli daresti a chi vorrebbe iniziare?
A chi vorrebbe iniziare il pattinaggio inline ed ha trascorsi nel pattinaggio su ghiaccio consiglio di farlo gradualmente senza pretese di riuscire subito a trasferire tutte le proprie abilità, soprattutto per quanto concerne gli aspetti tecnici. Il consiglio più importante è godersi il più possibile il profondo senso di libertà che solo il pattinaggio inline può dare, senza balaustre, senza barriere, senza confini”.

Un ringraziamento a Marta per la sua disponibilità.

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