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Massimiliano Ambesi
Massimiliano Ambesi
Giornalista e commentatore di sport invernali

La WADA prova a regolamentare il Meldonium-Gate. Si tratta per davvero di un'amnistia?

Foto di Redazione

In queste ore, da più parti stanno arrivando critiche alla WADA circa la decisione di ricorrere ad una presunta amnistia a fronte degli infiniti casi di positività al Meldoniun accertati nel corso del 2016.

In realtà, prima di parlare di passo indietro sarebbe il caso di collocare tutto nel giusto contesto, fermo restando la necessità di rispettare quanto imposto dal diritto vigente. A tal proposito, la WADA, volente o nolente, non può scontrarsi contro il principio “Nullum crimen, nulla poena sine lege praevia”. Tradotto, chi ha utilizzato il Meldonium prima del 2016 non può essere squalificato in quanto la sostanza non risultava in quel momento vietata.

Il nodo del contendere è perciò rappresentato dall’accertamento dei tempi in cui il Meldonium è stato assunto. A dirla tutta, il fatto che nel 2015 la quasi totalità degli atleti trovati positivi nel 2016 non abbia comunicato alla WADA l’utilizzo della sostanza rappresenterebbe la prova provata dell’illecito, ma andiamo oltre pur ricordando come da un’intrepretazione sistematica della normativa antidoping vigente emerga il dovere di comunicare ogni medicinale assunto, compreso il “miracoloso anti-ischemico” prodotto in Lettonia.


Nel tentativo di sbloccare una lunga serie di situazioni di stallo, la WADA nella giornata di lunedì ha rilasciato una circolare per fare chiarezza sulla vicenda.

Analizzando la circolare, si ricavano quattro certezze:

A) I reo confessi (coloro che hanno dichiarato di avere utilizzato la sostanza nel 2016) devono essere squalificati

B) Coloro che sono stati sottoposti tra gennaio e febbraio al controllo non possono essere squalificati nel caso in cui la quantità di sostanza riscontrata sia inferiore a 1 μg/mL.

C) Coloro che sono stati sottoposti tra gennaio e febbraio al controllo devono essere squalificati nel caso in cui la quantità di sostanza riscontrata sia superiore a 15 μg/mL.

D) Coloro che da marzo in avanti sono stati sottoposti a controllo devono essere squalificati se la quantità di sostanza riscontrata sia uguale o superiore a 1 μg/mL.


Banalmente, sono emerse anche due zona d’ombra:

A) Atleti positivi al controllo effettuato tra gennaio e febbraio con una quantità di sostanza riscontrata tra 1 μg/mL. e 15 μg/mL.

B) Atleti positivi al controllo effettuato da marzo in avanti con una quantità di sostanza riscontrata inferiore a 1 μg/mL.

In presenza di questi due casi, la WADA, alacremente impegnata nel cercare di capire per quanto tempo dopo il momento dell’assunzione la sostanza possa essere ancora rivenuta nell’organismo, ha lasciato la porta aperta a differenti soluzioni di pertinenza di ciascuna federazione internazionale:

1) Può essere confermato lo status di sospensione fino a quando gli studi in corso non arrivino a risultati certi. In questo caso la squalifica avrebbe decorrenza dalla data in cui è stato effettuato il controllo rivelatosi positivo.

2) Può essere interrotta la sospensione informando l’atleta che, qualora gli studi in itinere dimostrino l’assunzione della sostanza nel 2016, tutti i risultati ottenuti saranno invalidati e i premi in denaro dovranno essere restituiti. Peraltro, la squalifica inizierà a decorrere dalla data della sentenza sottraendo però il periodo in cui l’atleta è stato sottoposto a sospensiva.


Leggendo il tutto con attenzione, appare evidente come la WADA abbia voluto premunirsi dagli scontati ricorsi circa squalifiche di massa creando una sorta di salvacondotto per coloro che hanno effettivamente utilizzato il Meldonium nel 2015. Nel contempo, si è voluta tenere una porta aperta per riuscire ad avere una cognizione di causa più precisa circa i reali tempi di assunzione della sostanza. E' chiaro che gli studi dovranno dare risposte precise a breve in quanto non è ammissibile mantenere gli atleti nel limbo all'infinito, senza dimenticare i rischi di eventuali causa civili legate all'interruzione forzata della professione.


In ogni caso, al di là di quanto si legga in giro, il Meldonium continua ad essere considerato sostanza dopante a tutti gli effetti. Non a caso, la WADA ha comunicato di avere effettuato tra il 2011 e il 2015 accurati studi riguardo i benefici generati dal medicinale nell’attività sportiva.

Concludendo, nei prossimi mesi, facendo leva sulla quantità di sostanza riscontrata nei test effettuati, verranno prese le prime decisioni riguardo gli atleti trovati positivi. Un primo verdetto è, per la verità, già arrivato in quanto il reo confesso pugile Igor Mikhalkin è stato squalificato per due anni dall’EBU (European Boxing Union).

Ciò premesso, come dichiarato in tempi non sospetti, ogni analisi e ogni considerazione dovrebbero partire da un imprescindibile quesito rimasto tuttora irrisolto. Perchè pressochè nessuno degli atleti trovati positivi al Meldonium ha dichiarato nel 2015 l’utilizzo del medicinale per scopi terapeutici?

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