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Tutti i quattromila delle Alpi in 60 giorni, l'impresa di Nicolini

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Sci Alpinismo

Tutti i quattromila delle Alpi in 60 giorni, l'impresa di Nicolini

Sessanta giorni esatti per concatenare le cime degli 82 «quattromila» delle Alpi. Ma l'impresa di Franco Nicolini, Guida Alpina di Molveno, Diego Giovannini di Lavis e Mirco Mezzanotte, «il camoscio del Tesino», vale il doppio, perché l'attacco di ognuna delle 82 vette non è stato raggiunto grazie ad elicotteri o altri mezzi a motore, ma solo ed esclusivamente con le loro gambe.
Qualche numero è esemplificativo dell'impresa compiuta. 90.000 metri di dislivello, oltre 750 chilometri in bicicletta. Una scalata finale sul Piz Bernina, 4049 metri.

In tempo da record con sacrifici da veri uomini di montagna, i tre amici - come spiega Nicolini si svegliavano "alle 3 e via verso la cima più alta. Nebbia, sole, vento e temporale, fino al ritorno al rifugio o in qualche bivacco. Poi i trasferimenti in bicicletta per raggiungere nuovi massicci, nuove vie di salita, nuove cime. Ma tutto, sempre, in situazione di masima sicurezza".

In precedenza l'impresa era già stata tentata: lo sloveno Miha Valič la portò a termine lo scorso inverno in 112 giorni, utilizzando però l'automobile negli spostamenti; nel tentativo perse inoltre la vita Patrick Berhault nel 2004. Franco Nicolini ci aveva già provato 2 anni fa, insieme al valtellinese Michele Compagnoni, ma il maltempo non aveva dato loro tregua e così dopo essere usciti indenni da due valanghe e aver salito 25 cime in otto giorni di bel tempo su quaranta, si erano fermati per il rischio eccessivo.

La cavalcata di Nicolini, Giovannini e Mezzanotte aveva preso il via lo scorso 26 giugno, dalle Alpi francesi del massiccio degli Ecrins, salendo i quattromila più a sud dell'arco alpino, il Dom de Neige des Ecrins e la Barre des Ecrins. Poi una dopo l'altra, le vette del Gran Paradiso, del Gruppo del Monte Rosa, prima della abbuffata di quattromila svizzeri nel settore delle Alpi Pennine a ridosso di Francia e Italia. Quindi a fine luglio le vette del Monte Bianco e poi verso il cuore della Svizzera, l'Oberland dove sono rimasti fino a metà della settimana. Venerdì la lunga tappa di trasferimento verso St. Moritz (200 chilometri), per avvicinarsi all'ultima cima, il Bernina 4.049 m sul confine italo-svizzero.

L'intervista di Marco Benedetti del 24 Agosto, da IlCorriere delle Alpi:

Che emozioni si provano al termine di questa impresa?
«Erano tre anni che rincorrevo questo progetto, che considero il re dei concatenamenti. Abbiamo fatto tutto a piedi, in bici, senza mai metter piede su una macchina e questo aggiunge valore alla nostra impresa. La soddisfazione maggiore è di aver tenuto più con la testa che con il fisico. Ma insieme alla testa ha tenuto molto bene anche il team, perché questo risultato è stato un grande lavoro di gruppo, io, Diego, Mirko, alternandoci al comando, modificando il programma sempre in sintonia perché anche questa volta non sono mancati i momenti difficili.
L'emozione più forte che ricordo è stata durante la traversata Taschorn-Dom. Ci siamo trovati sulla cresta nel punto in cui era caduto Patrick Berhault. Ci siamo fermati e lo abbiamo ricordato con una preghiera. In fondo anche per noi i pericoli della montagna erano sempre lì: ogni giorno creste, pareti, ghiaccio, roccia per chilometri e chilometri. Abbiamo messo a frutto tutta la nostra esperienza di anni e anni di montagna. Anche il tempo ci ha favorito: su 60 giorni solo 6 giorni di brutto tempo». Nicolini ha già fatto un conto dei numeri di questa impresa? «Beh non ancora, però direi che una media di 2000 metri di dislivello al giorno ci stanno tutti».

C'è qualcuno che si sente di ringraziare?
«Si, le guide di Courmayeur e in particolare Marco Camandona che ci hanno dato una mano sul Monte Bianco, Mirko Groff, Gianluca Tognoni, il previsore di Meteotrentino che ci ha fornito sempre gli aggiornamenti sulle condizioni meteo. E poi tanti amici, Silvio Simontacchi impeccabile nell'organizzazione, Orietta Calliari, gli amici alpinisti che in alcune occasioni ci hanno accompagnato. Vorrei però aggiungere la mia dedica personale. E' al mio grande amico e compagno di tante giornate sulle montagne, Felice Spellini, che a gennaio ci ha lasciato».

Da ricordare anche il commento di Reinold Messner sull'impresa, che ricorda tra l'altro "Nicolini e Giovannini, in molte salite accompagnati anche da Mirco Mezzanotte, hanno un grande merito che va oltre i soli 60 giorni impiegati: tutti gli spostamenti li hanno fatti a piedi o sugli sci e, nelle vallate, in bicicletta. Niente uto, elicotteri e neppure funivie. Un approccio ammirevole. Un esempio che dà speranza."

altre info sul sito di Franz Nicolini
Web: http://www.franznicolini.it/linea4000/

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