El Niño si rafforza: sale al 75% la probabilità di un evento storico nell’inverno 2026/2027

El Niño si rafforza: sale al 75% la probabilità di un evento storico nell’inverno 2026/2027
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El Niño si rafforza: sale al 75% la probabilità di un evento storico nell’inverno 2026/2027

Il nuovo aggiornamento della NOAA conferma un ulteriore rafforzamento di El Niño. Per il trimestre ottobre-dicembre sale dal 69 al 75% la probabilità che il fenomeno raggiunga un’intensità mai osservata nella serie storica iniziata nel 1950. Uno scenario che dobbiamo monitorare per capire gli scenari possibili per l’inverno 2026/2027.

Come anticipato nei nostri precedenti approfondimenti, il Climate Prediction Center della NOAA ha pubblicato il 10 settembre il nuovo aggiornamento sull’evoluzione di El Niño. I dati confermano che il fenomeno continua a rafforzarsi rapidamente nel Pacifico equatoriale e potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale tra l’autunno e l’inizio dell’inverno 2026/2027.

La probabilità che El Niño diventi molto forte durante l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale rimane superiore al 90%. Sale invece al 75% la possibilità che, nel trimestre ottobre-dicembre 2026, il fenomeno raggiunga un’intensità superiore a quella di tutti gli eventi registrati nella serie storica iniziata nel 1950.

Sale al 75% la probabilità di un El Niño storico

Per essere considerato “storico” secondo il criterio utilizzato dalla NOAA, il valore trimestrale del Relative Oceanic Niño Index, indicato con l’acronimo RONI, dovrebbe raggiungere o superare i +2,5 °C.

Rispetto all’aggiornamento pubblicato in agosto, la probabilità di raggiungere questa soglia è quindi aumentata di sei punti percentuali, passando dal 69 al 75%. La previsione ufficiale, elaborata combinando diversi modelli climatici nordamericani e internazionali, indica che El Niño dovrebbe continuare a intensificarsi almeno fino alla fine del 2026.

La NOAA precisa però che la definizione di evento storico si riferisce esclusivamente alla forza dell’anomalia termica presente nel Pacifico tropicale. Non significa che ogni area del pianeta debba necessariamente affrontare condizioni meteorologiche senza precedenti.

Il Pacifico orientale continua a riscaldarsi

Nel corso dell’ultimo mese le temperature superficiali del mare sono ulteriormente aumentate nel Pacifico equatoriale centro-orientale. Le anomalie rilevate nelle principali regioni utilizzate per monitorare El Niño hanno raggiunto:

  • +0,1 °C nella regione Niño 4;
  • +1,8 °C nella regione Niño 3.4;
  • +2,5 °C nella regione Niño 3;
  • +3,4 °C nella regione Niño 1+2, più vicina alle coste del Sud America.

Nella parte orientale del Pacifico equatoriale sono state osservate localmente anomalie superiori ai +3 °C. Anche sotto la superficie dell’oceano rimane presente una vasta riserva di acqua più calda della media, con anomalie particolarmente elevate in alcuni settori in profondità.

La risposta dell’atmosfera è ormai pienamente coerente con la presenza di El Niño: le precipitazioni e l’attività temporalesca risultano più intense sul Pacifico centrale e orientale, mentre sono ridotte sull’Indonesia. Anche le anomalie dei venti confermano la crescente interazione tra oceano e atmosfera.

Cosa cambia per le previsioni dell’inverno 2026/2027 sulle Alpi?

Il nuovo aggiornamento rende ancora più probabile la presenza di un El Niño eccezionalmente intenso durante la prima parte dell’inverno 2026/2027. Questo rappresenta un elemento importante per le previsioni stagionali, ma non permette ancora di stabilire quale sarà l’andamento delle temperature e delle precipitazioni sulle Alpi.

Gli effetti di El Niño sono statisticamente più riconoscibili nelle regioni affacciate sul Pacifico e in alcune aree del continente americano. Il collegamento con il clima europeo è invece più debole e può cambiare sensibilmente da un episodio all’altro.

La stessa NOAA sottolinea che un evento molto intenso rende più probabili gli effetti normalmente associati a El Niño, ma non garantisce che questi si verifichino in ogni regione.

In Europa e sull’arco alpino l’andamento dell’inverno dipenderà anche dalla North Atlantic Oscillation, dalle condizioni del vortice polare e della stratosfera, dalla temperatura dell’Atlantico e dalla posizione delle principali figure di alta e bassa pressione.

Di conseguenza, non sarebbe corretto tradurre il nuovo 75% indicato dalla NOAA nella previsione di un inverno sicuramente freddo, mite, nevoso oppure secco sulle Alpi. L’intensità di El Niño e la quantità di neve che cadrà sulle nostre montagne non sono grandezze direttamente proporzionali.

La previsione alpina non c'è ancora.

Rispetto all’aggiornamento di agosto, il quadro relativo al Pacifico è diventato ancora più definito: El Niño si sta rafforzando e ha ormai elevate probabilità di raggiungere valori eccezionali entro la fine dell’anno.

Per le Alpi, invece, serviranno le prossime elaborazioni dei modelli stagionali dedicate all’Europa e, avvicinandosi all’inverno, le indicazioni provenienti dagli altri grandi indici atmosferici. Solo mettendo insieme questi elementi sarà possibile individuare eventuali segnali più credibili sull’andamento generale della stagione.

Il messaggio per sciatori e appassionati di montagna rimane quindi prudente: El Niño sarà uno dei protagonisti climatici dell’inverno 2026/2027, ma non può ancora dirci quanta neve cadrà sulle Alpi, né quando e su quali versanti.

Il prossimo aggiornamento mensile della NOAA è previsto per l’8 ottobre 2026, su Neveitalia terremo monitorati gli aggiornamenti.

Aggiornamento di agosto 2026

Approfondimento sull’inverno 2026/2027 nelle Alpi

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