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La corte di giustizia europea ha deciso: Airbnb deve riscuotere e pagare all'erario la cedolare secca.

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La corte di giustizia europea ha deciso: Airbnb deve riscuotere e pagare all'erario la cedolare secca.

Dopo un percorso legale iniziato nel 2017, la Corte di giustizia europea respinge le tesi di Airbnb e sancisce l’obbligo a carico del portale di riscuotere la cedolare secca.   Federalberghi: “sentenza importante, che promuove la trasparenza e contrasta l’evasione fiscale”.

Airbnb deve riscuotere e versare allo Stato italiano la cedolare secca sugli affitti brevi.  È il cuore della sentenza pronunciata il 22 dicembre a Lussemburgo dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea a conclusione di una vicenda legale iniziata nel 2017.     Il tribunale ha invece dato invece ragione ad Airbnb sulla parte relativa all'obbligo di designare un rappresentante fiscale in Italia che svolga il ruolo di sostituto d'imposta, giudicato "una restrizione sproporzionata alla libera prestazione dei servizi".

Bernabò Bocca presidente di Federalberghi, afferma che “la Federazione è intervenuta nel giudizio al fianco dell'Agenzia delle Entrate per promuovere la trasparenza del mercato, nell'interesse di tutti gli operatori, perché l'evasione fiscale e la concorrenza sleale danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. La sentenza segna un punto importante, ma resta del percorso da compiere. I prossimi passi toccano al Consiglio di Stato, che dovrà pronunciarsi recependo la sentenza europea, per consentire poi all’Agenzia delle Entrate di recuperare le imposte non pagate durante sei anni di inadempienza, applicando le relative sanzioni”.

"In parallelo - conclude Bocca - chiediamo al Governo e al Parlamento di mettere ordine nella giungla degli appartamenti a uso turistico, che si nascondono dietro la foglia di fico della locazione, ma in realtà operano a tutti gli effetti come strutture ricettive e quindi devono essere soggetti alle medesime regole di base previste per alberghi, affittacamere e bed and breakfast".

ALCUNI DATI SU AIRBNB E SUGLI AFFITTI BREVI

(fonte: elaborazioni Incipit consulting e Centro Studi Federalberghi su dati Inside Airbnb)

Ad agosto 2022, gli annunci relativi ad alloggi italiani pubblicati su Airbnb erano 440.305. L’analisi dei dati dimostrerebbe che:

  • non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare. Più di tre quarti degli annunci (l'81% si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno.
  • non è vero che si tratta di forme integrative del reddito. Sono attività economiche a tutti gli effetti. Quasi due terzi degli annunci (il 64,9%) sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con casi limite di soggetti che ne gestiscono più di 6.000.
  • non è vero che si tratta di attività occasionali. Più della metà degli annunci (il 57,8%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno.
  • non è vero che le locazioni brevi tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta. Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

I comuni con più effitti su Airbnb

Il Comune con più alloggi disponibili su Airbnb è Roma, con 23.899 annunci, seguito da Milano (18.416), Firenze (10.576), Venezia (7.677), Napoli (7.313) e Palermo (5.561).

La distribuzione degli appartamenti in affitto per regione

La Regione con più alloggi disponibili su Airbnb è la Toscana, con 59.058 annunci, seguita da Sicilia (56.099), Lombardia (44.460) e Puglia (41.573).

I dettagli della sentenza e i precedenti legali.

Le richieste di Airbnb sono state respinte una prima volta dal TAR del Lazio, con sentenza del 18 febbraio 2019.

Nell’ambito del medesimo procedimento, ulteriori istanze di Airbnb sono state respinte dal TAR del Lazio il 25 settembre 2017 e il 18 ottobre 2017, dal Consiglio di Stato l’8 giugno 2018, dal TAR del Lazio il 9 luglio 2018 e il 18 febbraio 2019, dalla Corte di Giustizia Europea il 30 giugno 2020.

Nel luglio 2018, il Tribunale Amministrativo ha anche condannato il portale al pagamento delle spese, in favore di Federalberghi e dell’Agenzia delle Entrate.

Le imposte evase e le sanzioni

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Airbnb in tribunale, le somme da versare annualmente in Italia, rapportate ai ricavi del 2016, sarebbero state pari a circa 130 milioni di euro.

Considerando che nel frattempo il numero di annunci pubblicato sul portale è cresciuto a dismisura, si può stimare che nei sei anni di (mancata) applicazione dell’imposta Airbnb abbia riscosso circa 7,5 miliardi di euro e abbia omesso di trattenere e versare al fisco italiano oltre 1,5 miliardi di euro.

Senza dimenticare che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che gli intermediari sono sanzionabili per le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre 2017.

Le sanzioni applicabili possono arrivare al 140% delle ritenute non effettuate, di cui il 20% per non aver effettuato la ritenuta e il 120% per omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta.

Il bilancio di Airbnb Italy srl

L’ultimo bilancio pubblicato di Airbnb Italy srl evidenzia imposte pagate in Italia per l’anno 2021 per circa un milione di euro. Nello stesso anno, le somme incassate dal gruppo Airbnb a titolo di commissioni sugli affitti incassati nel nostro Paese possono essere stimate in oltre 180 milioni di euro.
In altri termini, il gruppo paga allo Stato italiano un’aliquota pari allo 0,5% dei ricavi realizzati in Italia ...

Riferimento comunicato stampa: federalberghi.it

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