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La montagna a tutto tondo con Simone Origone, l'asso dello sci velocità: "Non potrei vivere senza neve"

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Simone Origone

Sci di velocitàl'intervista

La montagna a tutto tondo con Simone Origone, l'asso dello sci velocità: "Non potrei vivere senza neve"

Il fuoriclasse valdostano è stato ospite di NEVEITALIA, a colloquio con Dario Puppo nel nostro "OnTalk" dedicato ad un personaggio che va al di là del suo sport, dove domina da tanti anni. Dal muro dei 260 km/h, tutti i dettagli per emergere e il rispetto per la montagna ("rischio molto di più in estate che in gara a quelle velocità"), Simone ci ha raccontato tutto...

E' il simbolo dello sci velocità a livello mondiale, una leggenda delle discipline invernali e un orgoglio per l'Italia, anche se non potrà vivere il sogno olimpico, lui che sognava di diventare un campione nello sci alpino.

Simone Origone si è aperto, in una lunga chiacchierata con il direttore di NEVEITALIA, Dario Puppo, nel nostro “OnTalk” di giovedì sera interamente dedicato all'asso capace di conquistare 14 sfere di cristallo con 55 vittorie in CdM, firmare più volte il record del mondo, portare a casa 6 titoli iridati e, di fatto, diventare l'atleta più vincente di area FIS se parliamo di trofeo nella classifica generale del massimo circuito in una singola disciplina (“ma non mi paragono certo ad un Hirscher”, ha precisato).

Con il fratello Ivan ha scritto la storia negli ultimi due decenni, lui che a 43 anni è ancora un perfezionista assoluto, tanto da confessare al termine della scorsa stagione, appena vinta la sua 14esima “coppona”, di avere ancora il rimpianto per il mancato record, che il francese Simon Billy ha tolto alla famiglia Origone arrivando a 255,500 km/h, il 22 marzo 2023 nella gara iridata di Vars (il precedente primato era di Ivan, che ha toccato nel 2016 quota 254,958 km/h, ndr).

Simone Origone è tanto altro, però, visto che il campionissimo di Champoluc vive la montagna a tutto tondo, lavorando come guida alpina, tecnico di elisoccorso, operatore di centrale ed è pure maestro di sci. “Non potrei vivere senza la neve – una delle prime cose che ci ha confessato e che inquadra il personaggio – L'inverno lo trascorro sugli sci, l'estate sui ghiacciai tra il Monte Rosa, il Cervino e il Monte Bianco.

Con lo sci velocità ho iniziato nel 2003, è cambiato tutto e posso dire che, per “colpa” mia, è arrivata molta più professionalità in questo mondo in termini di preparazione sotto ogni punto di vista. Sono cresciuto con lo sci alpino a Cervinia grazie anche a Bruno Seletto, che mi ha trasmesso la passione per il lavoro sui materiali, a dir poco fondamentale nella mia disciplina. Anche se l'uomo, il “pilota”, rimane la cosa più importante”.

Sono mille gli aspetti sui quali soffermarsi: “Non avendo uno skiman a disposizione, a parte pochi fortunati, è molto stressante non solo la gara ma... tutto il resto. La cosa più difficile, però, è quella di conciliare il lavoro con la preparazione di alto livello”.

Un errore sulla scelta dei materiali è costato un probabile primato, quel famoso 22 marzo. “Il record mondiale rimane la massima espressione del nostro sport, un po' come l'oro olimpico. L'idea, sin dalla nascita di questa disciplina nel 1932, è quella di battere un primato, abbattere un muro, è ancora la linfa vitale pur essendo arrivati Mondiali e Coppa.

Ho avuto la fortuna di fare tre record consecutivi, nell'arco di nove anni, con un quarto durato solo pochi minuti visto che mio fratello Ivan riuscì subito a batterlo. Quest'anno a Vars c'erano le condizioni, dopo 7 anni, perchè tra piste, situazioni di neve particolari e pure il Covid che ci ha tolto due stagioni, mai più si erano ripresentate: è un peccato non essere stato perfetto nel giorno giusto, ma fa parte del gioco. Al Mondiale ho vinto cinque manches su sette, mi sono però giocato male l'ultima e invecchiando impari a gestire meglio queste batoste, anche se per qualche notte non ci ho dormito sopra...”.

L'obiettivo dei 260 km/h? Potrebbe esserci, ma... “pare che a Vars vogliano fare ancora lavori sulla pista, l'unica che attualmente ci permette il record. Spero di avere il tempo di farlo, visto che si parla della prossima estate con questa torre in cima per allungare il tracciato. Rimarrebbe Les Arcs, dove feci il primo record nel 2006 e sono convinto che quella rimanga la pista più veloce di tutte, ma è chiusa per ragioni economiche, dopo gli incidenti dei primi anni 2000”.

E poi tutti i dettagli sulla preparazione delle piste, la visione dalla sua posizione aerodinamica, le tute e il coraggio necessario per gettarsi a quelle velocità. Simone ci ha raccontato tutto, ringraziando in primis papà Domenico, fondatore dello Sci Club Val d'Ayas che gli ha trasmesso la passione e “regalato un sogno, che era quello di diventare un campione nello sci alpino. Non ci sono riuscito, ma ho trovato la mia strada e mi ritengo fortunato. E credetemi, rischio molto di più in montagna nel periodo estivo rispetto alle mie gare nel km lanciato, come preferisco ancora chiamarlo”

CLICCANDO QUI, potrete gustarvi la puntata completa di “OnTalk” con Dario Puppo e Simone Origone.

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