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Olanda senza pietà: altro tris da record nei 10mila. Kramer si deve inchinare a Bergsma

Olanda senza pietà: altro tris da record nei 10mila. Kramer si deve inchinare a Bergsma
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Getty Images

Speed SkatingSpeed Skating - Sochi 2014

Olanda senza pietà: altro tris da record nei 10mila. Kramer si deve inchinare a Bergsma

Supponiamo di dover aggiornare la definizione di pattinaggio di velocità su pista lunga. Dopo i Giochi Olimpici 2014, potremmo chiamarlo Campionato olandese a cinque cerchi? Potrebbe essere un modo efficace per descrivere il dominio totale e abitudinario sul ghiaccio nella città russa. Oggi è arrivato un altro bollettino inequivocabile da tris: ha vinto Jorrit Bergsma su Kramer e de Jong. Il 28enne esordiente alle Olimpiadi invernali ottiene la vittoria più importante della sua vita (con nuovo record olimpico) nei 10mila metri, contro il rivale più notevole: Sven Kramer. L’argento odierno è costretto a rinviare nuovamente l’appuntamento con l’oro nella gara più lunga del programma olimpico di speed skatingTerzo, il terzo olandese (su tre partecipanti) Bob de Jong. Aggiornando le statistiche dei record arancioni a Sochi 2014, si tratta della 19esima (su 31) medaglia oranje in pista lunga. Ben 12 medaglie maschili su 15 sono andate agli olandesi con ben tre triplette sul podio.

Il dominio dei maestri dello speed skating oscura parzialmente la maledizione di Sven Kramer. Il fenomeno del pattinaggio, atteso alla vittoria, si inchina a sorpresa al compagno di team Bergsma, già protagonista nella stessa gara e sullo stesso ghiaccio nel 2013 (quando all’Adler Arena vinse nei Mondiali su distanza singola, proprio contro il più titolato connazionale).Ma la missione del “quasi infallibile” Sven era una sola e obbligatoria. Non importava vincere, bensì doveva smacchiare, cancellare quell’onta di un maledetto 23 febbraio 2010. Nessuno o quasi, in Olanda e all’estero, si dimenticherà mai lo svarione che portò l’oranje alla squalifica, durante una cavalcata verso un oro annunciato. Per uno sbaglio di traiettoria, indotto dall’errore d’indicazione dell’allenatore Gerard Kemkers. Il fenomeno di Heerenveen mancò la vittoria annunciata. Un tonfo, che quattro anni dopo si è ripetuto: ma Kramer non è stato battuto dalla sfortuna o dagli errori, ma da un avversario. La sua faccia sul podio non preannunciava nulla di buono.

Eppure doveva essere un affare olandese più di ogni altra gara. Quando i primi otto tempi stagionali sono occupati da altrettanti atleti orange, c’è ben poco da inventarsi. Le regole di qualificazione hanno “favorito” la varietà di partecipanti (14 i qualificati per un massimo di tre della stessa nazionalità), hanno solo alleviato quella sensazione di disputa interna alla formidabile nazionale olandese. Così, la questione podio è tutta dell’Olanda. Tra Bob de Jong, Jorrit Bergsma e Sven Kramer (in rigoroso ordine di partenza), l’idea di fondo era solo una: con quale ordine di arrivo sarebbero arrivati? Così è stato.

Onore e merito a Bergsma. Il campione olimpico dei 10000 imposta una gara d’attacco, agile con una frequenza senza cali. Il 28enne di Boornsterhem fa registrare parziali validissimi fino ai 8000. Ma il cambio di marcia lo ottiene proprio negli ultimi 5 giri, nei quali gira con la media ampiamente sotto i 31’’. Dopo gli 8000, la sua azione non perde di potenza e rimane fluida: abbassa le tornate sotto i 29 secondi e trova il nuovo record olimpico in 12’44’’45, abbattendo il datato 12’58’’92 di Jochem Uytdehaage realizzato a Salt Lake City 2002.

A quel punto, aspettarsi l’ennesimo show di Kramer è lecito quanto prevedibile. Così non sarà. Impegnato nell’ultima batteria con il coreano Lee Seung-Hoon (il campione olimpico 2010 “al posto” dell’avversario), Kramer dà l’impressione di poter sfruttare il traino dell’asiatico. I ritmi dei due sono subito inferiori a quelli di Bergsma. Poi, però s’intuisce che il vincitore ha fatto qualcosa di straordinario. Il coreano non regge nemmeno metà gara, mentre l’olandese imposta dei ritmi indiavolati. Bergsma è dietro negli intermedi anche di tre secondi, ma agli 8000 il vantaggio e l’azione di Kramer si fanno meno incisivi. Il sorpasso ha il punto di svolta in quei momenti. 12’49’’02: un tempo di tutto rispetto per il plurimedagliato campione della Nazionale di pattinaggio forse più forte della storia. Un crono che però lo lascia con un argento amaro a 4’’57 dall’oro.

Grande soddisfazione per il 37enne Bob de Jong. Il campione di Torino 2006 e bronzo a Vancouver chiude la carriera olimpica nel migliore dei modi. Il suo 13’07’’19 gli vale una meritatissima medaglia di bronzo. Più indietro i “non olandesi”. Quarto è Lee Seung-Hoon a quattro secondi e mezzo dal podio, ma a 27 dal vincitore. Quinto il belga Bart Swings davanti al tedesco Beckert.

Domani l’ultima gara individuale di Sochi, i 5000 metri donne. Fari puntati sulle olandesi, per cercare altri record e conferme dello stato di grazia della nazionale arancione, in una delle gare in cui avrebbero (usare il condizionale è sempre obbligatorio) meno possibilità di medaglie. Il tutto in attesa del gran finale, con gli inseguimenti a squadre nel weekend conclusivo di Sochi 2014. E in quel caso, citare i possibili favoriti è anacronistico. Meglio aspettare direttamente le gare.

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