L'edizione n° 20 dell'oramai storica kermesse di metà inverno dello sci fondo lascia tanta perplessità sia negli atleti che negli addetti ai lavori. Da un pubblico sempre più ristretto presente sulle piste, ad una monotonia dei format proposti (per non parlare della nuova heat mass start): andiamo a scoprire le ragioni di un declino che, purtroppo, pare inarrestabile. Ma le soluzioni per invertire questa tendenza ci sarebbero?
"C'era una volta il Tour de Ski" si potrebbe iniziare con questa frase la narrazione della storia recente di una competizione che, inverno dopo inverno, sta perdendo sempre più interesse, sia da parte degli atleti (oltre a tutto il mondo che lavora intorno allo sci di fondo) che da parte del pubblico, sempre più ridotto lungo i tracciati che accompagnano le gare a cavallo di Capodanno.
Ma riavvolgiamo il nastro: il Tour de Ski, ideato dal race director elvetico Juerg Capol nel 2006, doveva andare a ricalcare un po' la fisionomia di una corsa a tappe ciclistica, con otto gare programmate in dieci giorni, ospitate da almeno tre località. Nelle prime stagioni, oltre all'interesse dettato dalla novità, erano gli stessi format di gara a rendere la competizione sempre accesa e ricca di emozioni: i due inseguimenti, uniti alla final climb sul Cermis (gara unica per la sua tipologia nel panorama dello sci di fondo) avevano portato la kermesse a essere l'evento più importante (paragonabile ai Quattro Trampolini) nell'ambito delle discipline nordiche dopo i Giochi Olimpici e i Mondiali.
Se volessimo trovare un primo punto di rottura, bisognerebbe scendere all'edizione del 2019, quando per la prima volta l'ascesa finale sulle rampe del Cermis non fu disputata sottoforma di inseguimento, ma come una semplice mass start. Questa modifica, da quel momento, iniziò a dare meno spazio a ribaltamenti nella classifica generale, con gli atleti che non partivano più scaglionati in base alla graduatoria assoluta (quante volte il buon Alexey Poltaranin partiva davanti per poi crollare inesorabilmente sulle prime rampe della salita fiemmese) prima dell'atto finale, bensì tutti contemporaneamente.
Dunque, la final climb non era più un inseguimento spietato verso l'Alpe del Cermis, ma una gara molto tattica, che entrava ed entra tutt'ora nel vivo nel corso degli ultimi 3 km (sui 10 complessivi). Pur con questo cambiamento, la rassegna a tappe manteneva sempre un certo fascino: le gare ravvicinate tra più località, con l'Italia protagonista con Dobbiaco e la Val di Fiemme, la Germania con Oberhof, la Repubblica Ceca con Nove Mesto, la Svizzera con Lenzerheide e la Val Mustair, e la varietà dei format proposti rendevano le sfide sempre interessanti e ricche di emozioni.
Già nelle edizioni precedenti al 2019, gli inseguimenti erano stati dimezzati da due a uno, con l'inserimento di mass start o prove con partenza a intervalli, ma il pathos generato dal Cermis andava comunque a mascherare, in parte, questa prima mancanza. Senza la celebre "Handicap Start" sul Cermis, e con solo un inseguimento nel corso della kermesse, l'interesse verso questa competizione, che oramai non rappresentava più una novità assoluta, iniziava a calare.
La seconda perdita importante è arrivata con l'edizione 2023, la prima senza i russi: le sfide tra Johannes Klaebo e Alexander Bolshunov, per anni, sono state uno dei principali motivi che portavano il pubblico sulle piste e i telespettatori da casa a seguire le gare in TV. Senza il fondista russo, oltre all'assenza delle atlete sovietiche in campo femminile, l'appeal intorno a questa competizione è calato sempre di più, con la rassegna maschile divenuta oramai un campionato nazionale norvegese ristretto.
Nelle ultime edizioni sempre più atleti di livello hanno scelto di saltare volontariamente il Tour de Ski per preparare diversamente il prosieguo della stagione. Klaebo nel 2024, anche a causa di un malanno, fu costretto a dare forfait, così come le svedesi Jonna Sundling e Linn Svahn nell'edizione appena terminata, che hanno scelto di non prendere parte alla rassegna a tappe per ricaricare le pile in ottica olimpica. A limitare il numero delle assenze "non forzate" non è servita neppure la decisione della FIS di attribuire una marea di punti, tra singole gare e classifica finale, a coloro che prendono parte alla kermesse.
Un altro fatto preoccupante è la scarsa volontà dello varie località alpine di ospitare tappe del Tour de Ski: negli ultimi due inverni la manifestazione si è disputata interamente in Italia, con Dobbiaco e la Val di Fiemme che sono state sedi di tutte le prove. Una ragione che deve sì premiare dal punto di vista organizzativo l'Italia, con piste impeccabili, ma allo stesso tempo mettere in allarme la FIS, su un interesse generale che sta sempre di più scemando, nel silenzio generale.
Preoccupante anche la risicatissima presenza di pubblico in alcune gare (come per le prove femminili andate in scena in Alta Pusteria). Anche a Lago di Tesero (che sarà teatro olimpico tra un mese) l'affluenza di spettatori non è stata certamente positiva, mentre il fascino del Cermis è riuscito, comunque, a portare ancora un buon numero di tifosi sulle proprie rampe.
La FIS, in qualche modo, ha provato a portare qualche novità in questa edizione, con la heat mass start 5 km TL, ma l'esperimento, si può tranquillamente affermare, è stato ampiamente fallito. Una gara letteralmente senza senso, dove bisognava avere la fortuna di trovarsi nella batteria giusta, con condizioni non eque per tutti, anche a causa dello stato della neve e di tanti altri fattori. Non è un caso se i primo otto in campo maschile appartenevano tutti alla stessa frazione, con numerose critiche arrivate già negli attimi successivi alla conclusione della prova.
Se la federazione pensa di riavvicinare il pubblico allo sci di fondo con questi format, purtroppo, non sembra essere la strada giusta; anzi, si rischia di creare l'effetto opposto, e allontanare ancora di più una platea sempre più ristretta. Le critiche sono arrivate anche dalle nazioni nordiche, soprattutto da Norvegia e Svezia, che lamentano un scarso interesse dei vari format di gara proposti dalla FIS, chiedendo a gran voce un ritorno dei tanto amati inseguimenti (ne viene disputato soltanto uno).
I consigli che la federazione potrebbe ascoltare e prendere in considerazione, nei prossimi mesi, non mancheranno: nonostante non ci sia la volontà di cambiare i format di gara attuali (mentre l'obiettivo principale è quello di aumentare gli eventi social e collaterali per intrattenere il pubblico) qualcosa va fatto, per evitare di cancellare totalmente la storia di una competizione ventennale, che ha scritto pagine importanti di questo sport.
BOLLETTINO NEVE
| LOCALITÀ | I.APERTI | H. Min/Max |
|---|---|---|
| Plan de Corones | 34/34 | 10-50 cm |
| Pozza di fassa | 10/12 | 10-40 cm |
| Limone Piemonte | 16/16 | 60-140 cm |
| Racines Giovo | 8/8 | 5-33 cm |
| Falcade | 13/15 | 10-45 cm |
| Breuil-Cervinia | 13/13 | 40-140 cm |
| Passo del Tonale | 29/30 | 30-150 cm |
| Arabba | 23/25 | 20-50 cm |
FONDO, SCELTI DAI LETTORI
BOTTERO SKI
ARC TEC - squadretta in allumino 88






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