Vinatzer si racconta dopo un inverno difficile: "I social ormai li ignoro, sull'addio di Pini..."

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Sci Alpinol'intervista

Vinatzer si racconta dopo un inverno difficile: "I social ormai li ignoro, sull'addio di Pini..."

A "sportnews.bz", le confessioni del gardenese che ha sì trovato a Beaver Creek il primo podio in gigante, ma da gennaio ha sofferto tanto, compresa la delusione olimpica. Ora gli allenamenti in Argentina con il nuovo staff e, sull'ipotesi super-g, "solo quando tornerò al mio livello nelle discipline tecniche, arrivando così ai 500 pt nella generale, potrò provarci. Sì, mentalmente l'ultima parte della scorsa stagione è stata durissima".

Alex Vinatzer è reduce da un inverno particolarmente complicato, in primis per la grande delusione vissuta nei Giochi Olimpici di casa, ma anche in Coppa del Mondo dopo che le cose erano cominciate benissimo a dicembre con il primo podio in gigante, 2° a Beaver Creek solo a sua maestà Marco Odermatt.

Volato da pochi giorni a Ushuaia, assieme ai compagni di nazionale delle discipline tecniche, il classe 1999 di Selva Val Gardena si è aperto al collega Leo Holzknecht di sportnews.bz; dopo l’addio di coach Mauro Pini già subito dopo la rassegna a cinque cerchi, con il nuovo corso guidato da Prosch e Blardone assieme a Bergamelli, tema che nell’intervista (effettuata a margine di uno dei tanti allenamenti nel centro Mulin da Coi, assieme al suo preparatore Elia Berti) Alex ha affrontato senza problemi, ecco cosa racconta colui che resta il riferimento del team degli slalomgigantisti.

Le critiche sono state tantissime (anche per quante sono le attese su un ragazzo atteso da anni al primo successo in coppa) specialmente dopo l’opaca manche di slalom della team combined olimpica, quando l’Italia sognava il titolo dopo la discesa da primo posto di Giovanni Franzoni. “Ho smesso di leggere ciò che viene scritto sui social – ammette Vinatzer – Ormai su instagram trascorro 10 minuti al giorno e investo il mio tempo in maniera differente”.

Sul gigante che gli ha dato forse anche più soddisfazioni che lo slalom nelle ultime annate, dice: “Ho sempre amato questa disciplina, ma siccome le cose andavano così bene in slalom, era difficile integrare il gigante nel mio allenamento. E devo dire che la mia vecchia attrezzatura non aiutava, da quando sono passato agli sci Atomic le cose sono progredite piuttosto rapidamente.

Certo, più si sale in classifica più diventa difficile, ma dopo aver acquisito la necessaria esperienza sono riuscito a salire sul podio. Spero che continui così anche in futuro”.

Tornando a Milano Cortina 2026, il gardenese spiega: “E’ stato piuttosto duro, soprattutto dopo le Olimpiadi. Questo si è riflesso sui risultati anche delle ultime gare di Coppa del Mondo, perché se vuoi essere competitivo ad un livello così alto, devi essere al 100% sotto ogni aspetto.

Ero particolarmente stanco ed esausto mentalmente, mi sono ripreso da tutto solo a giugno. Sinceramente ora mi sento di nuovo pronto e motivato, la preparazione e i primi giorni sulla neve sono andati bene, ma sono stati mesi difficili”.

Alla domanda se, ripensandoci ora, cambierebbe qualcosa: “È sempre difficile dirlo – risponde il 26enne azzurro – Tutto è andato molto bene fino a dicembre. Dopo Capodanno, però, ci siamo un po’ allontanati dalla nostra strada e abbiamo cercato di fare… troppo. La pressione è aumentata, ho sbagliato qualche gara e poi sono arrivate le Olimpiadi. Quindi, sicuramente farei una o due cose diversamente a partire da gennaio”.

Sull’addio anticipato di Mauro Pini da responsabile delle discipline tecniche in seno alla nazionale maschile: “E’ stato spiacevole. Riponi la tua completa fiducia in quella persona e quando se ne va all’improvviso, è quasi come se ti avesse lasciato la tua ragazza.

Non solo è difficile riprendersi da una cosa del genere, ma è anche complicato approcciarsi alla nuova persona con la stessa fiducia. Non è un caso che i migliori atleti si affidino costantemente allo stesso tecnico per anni. Il nuovo staff? Finora abbiamo fatto solo due ritiri, durante i quali abbiamo affrontato le cose con molta calma.

Alexander Prosch è il mio principale referente, lo conosco bene perché mi ha allenato anche nel gruppo di Coppa Europa. È altoatesino come me, ed è facile parlare e confrontarsi con lui; siamo d’accordo sugli obiettivi tecnici da raggiungere e sulla mentalità da adottare in vista delle gare.

In Argentina, dobbiamo capire cosa funziona bene per me e cosa no”.

E ancora, Alex continua: “Vincere una gara di Coppa del Mondo è ciò che mi manca e che desidero di più ora. Questa sfrenata voglia di successo mi ha aiutato molto nella mia carriera, ma allo stesso tempo mi è costata gare importanti a causa di un’eccessiva propensione al rischio. Per la nuova stagione, sto cercando di prendere un po’ le distanze da questa ostinazione.

Non significa che mi accontenterò di meno, perché vincere rimane l’obiettivo finale. Ma sto cercando di concentrarmi su altri aspetti, come la tecnica, e sono curioso di vedere dove mi porterà tutto questo”.

Molti chiedono da tempo a Vinatzer di dedicarsi anche al super-g, l’idea in realtà c’è sempre stata quale prospetto, già quando aveva 20-21 anni, in chiave classifica generale, ma per ora è tutto rimasto nel cassetto. Quali sono i suoi pensieri per la terza disciplina? “Non credo sarà nei miei programmi per ora, svolgo al massimo sette sessioni di allenamento all’anno in questa disciplina.

E quando lo faccio, non me la cavo male ma finché non avrò i 500 punti di Coppa del Mondo generale, che mi permetterebbero di partire con il pettorale numero 31, non ha senso. Durante l’inverno non ho tempo per provare a ridurre i miei punti FIS in Coppa Europa, quindi migliori saranno le mie prestazioni nelle discipline tecniche, maggiori saranno le possibilità di vedermi poi in super-g”.

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