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I 50 anni di Hermann Maier: il 7 dicembre 1972 la nascita di colui che diventerà una "Superstar" capace di... tutto

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I 50 anni di Hermann Maier: il 7 dicembre 1972 la nascita di colui che diventerà una "Superstar" capace di... tutto

Nelle prossime ore, il due volte campione olimpico e vincitore di quattro Coppe del Mondo taglierà un traguardo speciale: dall'esordio ritardato ad un'esplosione immediata, diventando per tutti "Herminator" con i trionfi in serie, il volo incredibile di Nagano e quella rinascita, alla quale nessuno poteva credere, dopo il terribile incidente in moto dell'estate 2001. Una carriera, semplicemente, unica.

Cinquant'anni di una delle grandi leggende per la storia dello sci, capace di un percorso nel circo bianco che, per mille motivi, rimarrà inimitabile al di là dei numeri, che sono comunque straordinari.

Hermann Maier brinda al mezzo secolo di vita, lui che il 7 dicembre 1972 nasce in quel di Altenmarkt, nel cuore del salisburghese, a due passi dal paese che la famiglia non lascerà mai, Flachau. L'uomo dei record e delle rinascite che, giusto per riassumere quanto fatto in poco più di 12 anni ai massimi livelli, ha portato a casa quattro Coppe del Mondo generali, dieci di specialità (5 in super-g, 3 in gigante e 2 in discesa), 54 vittorie nel massimo circuito per 96 podi complessivi, mantenendo ancora il primato dei successi in super-g (24), dove semplicemente era inarrestabile negli anni d'oro.

I due ori olimpici di Nagano '98, l'argento e il bronzo di Torino 2006, 6 medaglie ai Mondiali con 3 ori (doppietta in velocità a Vail '99, terzo titolo in tre diverse discipline ottenuto sei anni più tardi a Bormio in gigante), ma come detto le cifre non possono dire tutto di questo campione assoluto, visto che quanto successo nel cuore della sua carriera ha cambiato tutto... o quasi.

Figlio di Hermann e Gerti, entrambi maestri di sci, dai quali eredita il ruolo che, però, non gli basta più quando capisce che quel talento e quella forza disumana possono portarlo nell'olimpo. Eppure, per esordire a certi livelli, nonostante le vittorie in serie a livello regionale, serve una sorta di “coincidenza”. Capita infatti che il 6 gennaio 1996, giorno del gigante di Coppa del Mondo a Flachau, viene concesso a Hermann di fare da apripista: ha già compiuto 23 anni e non ha mai gareggiato neppure in Coppa Europa.

Bene, sarà anche letteralmente sul pendio di casa e naturalmente in condizioni di pista ideali, ma in sostanza il giovane salisburghese sarebbe comodamente da top ten mettendo assieme i tempi delle due manches. Così, si decide di mandarlo a Les Arcs per i giganti del circuito continentale appena due giorni più tardi: prima gara in CE, secondo. Passano 24 ore e il risultato è già la vittoria, davanti ad un certo Steve Locher.

Impossibile far finta di nulla, la federsci austriaca lo porta a Hinterstoder per il successivo gigante di casa: è il 10 febbraio 1996 e Maier va subito a punti, 26esimo. Un mese più tardi, sarà già 11esimo in super-g a Kvitfjell, prima gara nella velocità per lui tra i “grandi”, mentre domina la Coppa Europa generale.

Diventerà proprio questa la sua specialità preferita, tanto che il primo podio e la prima vittoria in CdM arrivano, nel giro di 48 ore, in occasione dei due super-g di Garmisch nel finale della stagione 1996/97: il 21 febbraio è secondo dietro Luc Alphand, lanciato verso la sfera di cristallo assoluta, due giorni dopo trionfa con oltre mezzo secondo di margine su Ghedina, Kjus e Skaardal, il top al mondo.

La leggenda di “Herminator”, però, diventa tale nel 1997/98: è l'annata dell'esplosione definitiva, con 10 vittorie, episodi incredibili come la squalifica nel gigante di Val d'Isère (che aveva portato a casa) per aver tolto uno sci poco prima della linea rossa posta dopo il traguardo (e che verrà rimossa definitivamente), il 10° posto nello slalom di Veysonnaz, con la combinata in Svizzera dominata, oppure lo stesso gigante di Saalbach vinto in mezzo alla nebbia con 2”44 di vantaggio sul secondo classificato, Alberto Tomba.

Poi arriva Nagano, la sua prima partecipazione ai Giochi Olimpici, e il fenomeno si trasforma già nel mito per tutta l'Austria: in discesa è il favorito, parte col numero 4 dopo Jean-Luc Cretier (che conquisterà l'oro a sorpresa) ed è una furia, ma sul primo passaggio tosto dopo una ventina di secondi, reso ancor più complicato dal fatto che non si scendeva in pista da giorni per le prove in mezzo a mille rinvii, entra ad una velocità folle rispetto a tutti gli altri, decollando su quello che doveva essere solo un dosso da assorbire. Il volo è incredibile, con una serie di capriole per finire in neve fresca dopo aver sfondato tutte le reti.

Passano pochi secondi di terrore, Hermann si inginocchia e si rialza, fa un cenno alla telecamera e pensa già alle prossime gare olimpiche, anche se le contusioni ci sono eccome. Tre giorni più tardi, il 16 febbraio 1998, si laurea per la prima volta campione olimpico con il titolo nel “suo” super-g. Per il bis, è sufficiente attendere altre 72 ore, con il gigante sulle nevi nipponiche che porta ancora la sua firma.

A fine stagione vince la sua prima Coppa del Mondo, ma nel 1998/99 la storia è un po' differente, i norvegesi sono rivali tostissimi e Lasse Kjus, nelle ultime gare, gli porta via la possibilità del bis. Poco male, visto che a febbraio Maier l'aveva battuto nella rassegna iridata di Vail, su quella “Birds of Prey” poi diventata sempre più celebre e che vedrà il salisburghese conquistare i suoi primi due titoli mondiali con due capolavori assoluti in discesa e super-g.

A Flachau nasce uno shop tutto per lui, nel centro del paese, dove si possono acquistare gadgets di ogni tipo, oltre a visitare il piccolo museo creato nel retro del locale.

Le due annate successive, 1999/2000 e 2000/2001, sono senza storia per gli avversari in termini di coppa assoluta: arrivano la seconda e la terza sfera di cristallo, chiudendo con un dominio impressionante sia alle finali di Bormio di inizio millennio che a quelle dell'anno successivo ad Are, quando toglie sul filo di lana a Michael Von Gruenigen pure un'altra Coppa del Mondo di gigante (vincendole tutte, a parte lo slalom naturalmente).

Nel mezzo, la parziale delusione dei Mondiali in casa, a St. Anton, con un bronzo in super-g, la beffa dell'argento in discesa dietro a Trinkl e il quarto posto in gigante.

La preparazione, nell'estate successiva in Cile, viene definita ideale da tutti i tecnici: Hermann Maier ha sempre margine sui (fortissimi) compagni di squadra, vuole che tutto sia perfetto per la stagione che porterà alle Olimpiadi di Salt Lake City ma il 24 agosto 2001 (un venerdì sera), di ritorno da Obertauern dove si è allenato per l'intera giornata, proprio poco dopo il rientro dal Sudamerica, ci pensa l'auto di un pensionato tedesco a stravolgere la carriera dello sciatore che sta riscrivendo tutti i record.

Un impatto tremendo con la sua moto contro la vettura, la gamba destra che rimane incastrata, Hermann che vola per metri in un fossato, con l'articolazione distrutta: fratture multiple ed esposte, il rischio amputazione è più che concreto e serve l'intervento immediato, in sala operatoria fino quasi all'alba del giorno successivo, per evitare il peggio. L'uomo che salva la vita e il percorso agonistico del più grande sportivo di un paese intero è il dottor Artur Trost, ma per recuperare almeno una certa competitività servirà un lavoro mostruoso da parte del diretto interessato.

Se ti chiamano “Herminator”, però, tutto diventa possibile e nonostante alcune lesioni, in particolare ai nervi, comprometteranno quella gamba destra anche per gli anni a venire, Maier torna. Prima sugli sci a dicembre 2001, ovviamente nella sua Flachau sotto le festività natalizie, ma il sogno olimpico è ormai impossibile. Così come è compromessa la possibile corsa alla coppa per la stagione 2002/03, visto che un problema accusato negli allenamenti estivi in Cile, porta di fatto il campione a ripresentarsi al cancelletto in pieno inverno.

E' il 14 gennaio 2003, dalle finali di Are dominate in lungo e in largo sono trascorsi quasi due anni, ma HM decide di fare l'esordio della sua seconda carriera sulla pista più complicata di tutte, la Chuenisbargli di Adelboden per un gigante che lo vide chiudere 31esimo, fuori per un soffio dalla 2^ manche. Le critiche non mancano: “E' finito, non tornerà mai più quello di prima”, è la frase più ricorrente che si legge in giro.

Bastano 13 giorni, sì appena tredici giorni, per vederlo vincere nella bufera di Kitzbuehel, il tempio dello sci, facendo commuovere il mondo dello sci con le lacrime del gigante di ferro che crolla, una volta capito che il successo sarebbe stato suo. E' il 27 gennaio 2003, la specialità non può che essere il super-g.

Va così ai campionati del mondo di Sankt Moritz per cercare comunque una medaglia, nonostante il chiodo in titanio nella gamba, lungo 36 cm, che gli verrà rimosso appena dopo la rassegna iridata. E' argento in super-g, dietro ad un imprendibile Bode Miller, e tanto basta per essere contenti.

Torna così a “nuovo”, si fa per dire, in vista dell'annata 2003/04 e il vero capolavoro è quello di riuscire a conquistare una quarta Coppa del Mondo, pur non dominando più come prima, anche se il super-g è sempre casa sua ed è proprio lì che fa la differenza, dipingendo infine la gara perfetta a Sestriere, alle finali, prima che la cancellazione del gigante sancisca il matematico successo. Se dopo quell'anno non riuscirà più a competere per il “coppone”, ci sono però altre due possibilità enormi, proprio sulle nevi italiane: i campionati del mondo di Bormio 2005 e i Giochi Olimpici di Torino 2006.

Nel primo caso, cade sul muro di San Pietro nelle prove della discesa, sembra non poter portare a casa nulla ma, con il colpo di coda del fuoriclasse, si prende un oro inaspettato e ancora più bello in gigante, resistendo alla rimontona di Benni Raich. E' il terzo titolo mondiale, mentre il tris olimpico non arriverà per un soffio, beffato di pochi centesimi sia nel super-g (dietro ad Aamodt), dove si tinge d'argento, che nel gigante portato a casa da Raich e che vede Hermann bronzo dietro anche a Chenal.

Poi la difficilissima rassegna iridata di Are 2007, le poche vittorie in coppa e la consapevolezza di non poter più lottare per i grandi traguardi, tanto da provarle tutte compreso il cambio di materiali con l'addio allo storico partner Atomic. A quasi 36 anni, l'ultima gemma la tira fuori il 30 novembre 2008 nel super-g di Lake Louise, 54° grido in Coppa del Mondo, prima che la gara conclusiva diventi il super-g del 12 marzo 2009 ad Are, 17esimo.

La carriera di Hermann Maier, infatti, terminerà ufficialmente solo all'inizio della stagione successiva e dopo lunghe riflessioni nei mesi che l'avrebbero dovuto portare a riprovarci col sogno olimpico di Vancouver 2010. Il 13 ottobre 2009, in conferenza stampa a Vienna, l'annuncio. “Lascio lo sci”. Poco meno di quattro anni più tardi diventerà padre di due gemelline, una nuova vita che comincia e solo qualche comparsata nel circo bianco.

Il mondo dello sci non potrà più dimenticarlo per quanto regalato agli appassionati in quegli anni pazzeschi.

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