Martedì 12 Novembre, 9:31
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Fabio Poncemi
Fabio Poncemi
Giornalista

foto di 2019 Getty Images

Sofia Goggia guarda già avanti: "Imparerò dalla lezione di Soelden". L'11 novembre la partenza per Copper Mountain

Sofia Goggia guarda già avanti: 'Imparerò dalla lezione di Soelden'. L'11 novembre la partenza per Copper Mountain

Un appuntamento fisso nel corso della stagione, quello con i pensieri della velocista azzurra sul blog di casa Red Bull.

Sofia Goggia, che si sta già allenando allo Stelvio con le due compagne del gruppo elite della nazionale, ovvero Federica Brignone e Marta Bassino, si è “confessata” dopo la delusione dell'esordio stagionale di Soelden, con il gigante sul Rettenbach che non l'ha vista ottenere la qualifica per la 2^ manche, certo non semplice partendo con il pettorale n° 64.

La bergamasca, però, non ha voluto cercare alibi nel secondo episodio del suo “Essere Sofia”, spiegando che c'erano tutte le possibilità per rientrare tra le prime 30 e aggiustare la propria situazione a livello di numero di partenza in gigante, visto che anche a Killington, nel prossimo appuntamento tra le porte larghe programmato per il 30 novembre, il pettorale sarà altissimo. A proposito del week-end di gare nel Vermont, in precedenza Sofia e le compagne di squadra si alleneranno a Copper Mountain per prepararsi sia in gigante, ma soprattutto in ottica velocità pensando a Lake Louise: appuntamento fissato con il volo per gli States il prossimo 11 novembre, mentre giovedì 31 ottobre e venerdì 1 novembre, anche Goggia sarà tra le protagoniste della fiera Skipass a Modena.

Mi sto guardando dentro perché con la gara di sabato sento di aver buttato via un'occasione bellissima – le parole della punta azzurra - Soelden non è mai stata così generosa di opportunità per chi, come me, partiva dietro per qualificarsi: la pista era veramente un biliardo. Prima della gara ero molto serena e tranquilla, forte e consapevole anche della forma riscontrata nei giorni di allenamento a Hintertux. Ma la mente è altrettanto importante e non nascondo che già dalle prime luci dell'alba, e in particolare quando ero nella start area vicino al cancelletto, la tensione della prima gara ha iniziato a farsi sentire: l'ho un po' patita”.

Dico a me stessa che non ce l'ho fatta a qualificarmi alla seconda manche solo per due centesimi (tre, per la precisione, quelli necessari per pareggiare il tempo di Tilley, 30esima), ma la realtà è che non ho trovato la scioltezza per poter fare tranquillamente un secondo di manche in meno, fluidità d'azione che mi è mancata soprattutto sul muro, dove sono rimasta “imbrigliata” in quella che è stata una sciata super aggressiva ed eccessivamente aggrappata agli spigoli. Chi tiene non fa mai il tempo e io ho tenuto decisamente troppo”.

Goggia guarda avanti, consapevole che la lezione servirà per il futuro: “Quando non si riesce ad essere pienamente se stessi al cancelletto, la sensazione che ne scaturisce è qualcosa che fa male, dentro. Ma io so bene che è proprio dal dolore che si può ricominciare, perché costituisce qualcosa di utile e importante, fa crescere come atleta e ti “costringe” a essere ancora più attento e meticoloso a tutti i dettagli lavorativi e ti spinge a intraprendere una profonda analisi di tutto. Quasi una catarsi. E' stata un'occasione buttata al vento, è vero, ma farò tesoro di questa esperienza, come tutto”.

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