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Come dimenticare Karen Putzer? Rieccola tra studi e lavoro per il CIO: "Brignone sulle mie orme"

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Sci Alpinol'intervista

Come dimenticare Karen Putzer? Rieccola tra studi e lavoro per il CIO: "Brignone sulle mie orme"

Sulle colonne del "Corriere dell'Alto Adige", la prima vera polivalente dello sci azzurro è tornata sulla sua carriera con un parallelo interessante guardando ai trionfi della nazionale femminile.

E' stata una luce accecante nella squadra azzurra a cavallo tra fine millennio e primi anni 2000, anche se c'era una certa Isolde Kostner a prendersi la scena nella velocità e Denise Karbon ad affiancarla in gigante.

Karen Putzer, nonostante i problemi fisici che ne hanno pregiudicato forse la parte più bella della carriera dopo l'esplosione da giovanissima, è stata la prima italiana a salire sul podio finale della Coppa del Mondo a livello femminile, con quel record di punti (poi battuto da Sofia Goggia e quest'anno da Federica Brignone) che le valse, al termine della stagione 2002/03, il secondo posto dietro all'imbattibile Janica Kostelic (perdendo quell'anno la coppa di gigante per un solo punto, a favore di Anja Paerson). Intervistata da Lorenzo Fabiano del Corriere dell'Alto Adige, la nativa di Nova Levante ha ripercorso il suo viaggio nel circo bianco, seguito dopo il ritiro dagli studi con laurea in giurisprudenza e dall'esperienza nel mondo del giornalismo, inviata per Sky Sport già alle Olimpiadi di Vancouver 2010 (e a Sochi 2014) e poi commentatrice tecnica di Eurosport.

A precisa domanda sul percorso fatto da Federica Brignone per diventare una polivalente simil... Putzer, l'altoatesina ha spiegato che “sì, forse ho tracciato la linea perchè ai miei tempi cimentarsi in più discipline non era normale, anzi si doveva passare da un team all'altro. Arrivare seconda in coppa senza avere una squadra significa che male non ero e forse avrei potuto ottenere di più, ma vale anche per altre atlete”.

Otto vittorie nel massimo circuito (4 in super-g, altrettante in gigante), l'ultima nel gennaio 2007 a Cortina in gigante, proprio dove ottenne il primo podio: “Era la mia gara e quella la vittoria più bella, perchè arrivò dopo l'operazione all'anca quando si diceva che fossi finita”. Un'altra grande gioia la medaglia olimpica, con quel bronzo nel super-g di Salt Lake City che vide Daniela Ceccarelli conquistare l'oro, “anche se col numero 2 feci quasi da apripista... ma a distanza di anni sono felice di quel risultato”, oltre alle due perle mondiali di Sankt Anton 2001, quando fu d'argento in gigante e bronzo nella combinata.

L'addio nel 2009, senza in realtà mai annunciare il ritiro: “Avrei voluto chiudere ai Giochi di Vancouver 2010, ma da quarta gigantista azzurra ero fuori dalla squadra, senza tante spiegazioni. Poi mi sono rifatta una vita tra università e altre attività, proprio a Vancouver fu una bellissima esperienza televisiva”.

Bloccata a Losanna dal lockdown, Karen sta lavorando da tempo ad un progetto della commissione atleti del CIO, legato alla transizione degli sportivi nel mondo del lavoro proprio come ha fatto questa campionessa che ha scritto pagine di storia dello sci femminile italiano.

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