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foto di 2017 Getty Images

John Tortorella: "Rivoglio l'odio nell'hockey!"

John Tortorella: mi manca l'odio in pista!

L'hockey old school è un ricordo sempre più sbiadito. Ma c'è chi non è per niente felice di questo cambiamento: come l'allenatore dei Columbus Blue Jackets. 

I giorni in cui le superstar delle squadre NHL avevano negli enforcer i loro angeli custodi ormai sono lontani. Un tempo, chi era sul ghiaccio sapeva perfettamente che se avesse deciso di caricare uno dei giocatori di punta avversari, pochi minuti dopo avrebbe pagato un conto salato, con un incontro vis a vis con l’enforcer di turno.

Oggi l’hockey è profondamente mutato, più focalizzato su velocità e tecnica rispetto alla durezza e alla cattiveria, aspetti più tradizionali del gioco.
La tendenza delle squadre è quella di investire su linee più tecniche e produttive, invece che impiegare dei posti nella lineup per i giocatori specializzati nel ruolo di body guard.

La NHL, dal canto proprio, sta dando un giro di vite alle tanto spettacolari, quanto pericolose, open ice hit e alle risse, con sospensioni sempre più esemplari e (diciamocelo pure) talvolta eccessive. 
In estrema sintesi, l’Old Time Hockey, con tutte le sue contraddizioni, è ormai sulla via del tramonto.

Non tutti però sono felici di questo nuovo hockey e della moderna NHL.

Tra questi c’è anche John Tortorella, oggi head coach dei Columbus Blue Jackets che, in una recente intervista ha sfogato tutto il suo rancore verso quello che, a suo dire, è diventato letteralmente un “festival degli abbracci”.
"Il gioco è cambiato e per dei vecchi dinosauri come me è assolutamente frustrante vedere i giocatori che parlano e scherzano tra loro durante i face-off …forse i giocatori si incontrano troppo spesso durante i meeting della NHL Player Association...

Secondo Tortorella, quello che manca in pista è semplicemente l’odio: durante la partita gli avversari non devono essere altro che nemici e l’obiettivo deve essere quello di batterli e umiliarli…finita la partita ci sarà sempre tempo per bere una birra e scambiare due risate, ma durante l'incontro non dovrebbe esserci spazio per nient’alto che per l’odio sportivo.
"A volte mi vedo costretto addirittura a chiedere ai miei giocatori di fingere…almeno di fingere di odiare gli avversari! Mi manca moltissimo l’old school…e vedere i miei ragazzi che parlano agli avversari durante la partita, letteralmente, mi nausea”.

Torts lamenta anche l’assenza di rivalità tra club degne di essere definite tali. Non si vedono più risse che coinvolgono intere linee, come quelle tra Detroit Red Wings e Colorado Avalanche negli anni ’90 o quella tra i suoi Vancouver Canucks e i Calgary Flames del 2014.

Ad onor del vero, quello dell’allenatore di Columbus sembra più uno sfogo personale dettato dalla “leggerezza” con cui sta giocando la sua squadra, ultima nelle statistiche per quanto riguarda le hits e i minuti di penalità.

Le parole di Tortorella, però riaprono nuovamente il dibattito su quella che dovrebbe essere la vera dimensione della NHL.

Da un lato il suo punto di vista può essere comprensibile e condivisibile - sopratutto per chi ha vissuto ed è rimasto ammaliato da picchiatori come Marty McSorley, Tie Domi e Bob Probert - e non si può negare che la presenza dei goon sia stato per decenni il primissimo strumento di tutela delle superstar. 
C'è però un altro aspetto della questione che non può essere ignorato. 
In questi anni gli studi medici hanno dimostrato le gravissime conseguenze che il gioco eccessivamente “maschio”, le cariche alla testa e le fight, provocano nel lungo periodo sui giocatori; parliamo di un aumento anche dell'80% delle probabilità di contrarre Parkinson, Alzheimer e demenza senile. 

È quindi naturale che la Lega in questi anni stia cercando di tutelare con tutte le proprie forze i giocatori, i veri protagonisti dello spettacolo NHL, riducendo e disncentivando gli aspetti più fisici e “cattivi” del gioco, tipici del nostalgico Old School Hockey.

In definitiva, resta in sospeso la solita domanda: cosa conta di più? Le tradizioni dell'Hockey Old School o la sicurezza dei giocatori?

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