Dal ghiaccio dello speedskating alla neve dello skialp, Vollering e Niedermaier sono le regine del Giro d'Italia

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Dal ghiaccio dello speedskating alla neve dello skialp, Vollering e Niedermaier sono le regine del Giro d'Italia

E' davvero curiosa la storia agonistica della fuoriclasse olandese, che domenica a Saluzzo ha chiuso in maglia rosa firmando un'altra impresa storica, e della giovane tedesca che, ancora più recentemente (era il 2022) ha lasciato lo sci alpinismo, dove a livello giovanile ha vinto tantissimo, per diventare una stella nel World Tour e chiudere al 2° posto nella classifica generale del Giro d'Italia Women, davanti ad un'altra leggenda come Van der Breggen.

Un finale spettacolare, con un ribaltone folle nei 40 km conclusivi dell’ultima di nove tappe.

E coloro che hanno fatto sì che la frazione finale del 37° Giro d’Italia Women risultasse epica, lungo i 145 km attorno a Saluzzo, sono state due atlete provenienti dalle discipline invernali, Demi Vollering e Antonia Niedermaier.

Della numero 1 al mondo abbiamo parlato già in varie occasioni incrociando la sua storia ciclistica con quella sui pattini, lei che era considerato un bel talento dello speedskating sino a quando, poco più che maggiorenne (parliamo di una classe 1996), decise di provarci in sella dopo aver portato ancora avanti la disciplina più amata nei suoi Paesi Bassi, per poi decidere tra il 2017 e il 2018 di investire completamente sulle due ruote.

“Deminator” ieri ha fatto la storia, diventando la seconda donna a completare la “Tripla Corona” dei grandi giri dopo la connazionale Annemiek Van Vleuten: tornata alla corsa rosa cinque anni dopo il podio del 2021, quando a vincere per la quarta volta fu Anna Van der Breggen, Vollering ha piegato nel duello decisivo proprio la sua mentore, ex compagna di squadra e ds, tornata all’agonismo nel 2025 dopo il ritiro di fine 2021 (lasciando spazio a Demi nella SD Worx, sino al trionfo nel Tour de France del 2023).

Con 49 secondi da recuperare, la 29enne orange in forza alla FDJ United Suez dallo scorso anno, e con la quale ha già vinto un’altra Strade Bianche, la seconda Vuelta e in questo 2026 Fiandre, Freccia e Liegi, è stata straordinaria sull’ultimo GPM di questo Giro, stroncando Van der Breggen per involarsi verso la maglia rosa dopo aver recuperato, con un’azione leggendaria, oltre un minuto di ritardo al terzetto di testa composto da Elisa Longo Borghini, che vincerà la tappa, Niamh Fisher-Black e soprattutto Antonia Niedermaier.

E qui ci colleghiamo all’altra storia tra neve e bici che ci ha regalato il Giro 2026: la classe 2003 tedesca ha concluso al 2° posto nella generale, a 30” da Vollering e davanti a due fuoriclasse come Van der Breggen e la stessa Longo Borghini, al termine di una corsa solidissima per il primo podio in un GT e sognando addirittura il colpaccio, nella folle frazione conclusiva in cui la giovane della Canyon-SRAM è stata maglia rosa virtuale per decine di km, sino al clamoroso rientro di Vollering ai -27 dall’arrivo.

Antonia è stata una delle giovani più forti nel panorama internazionale dello sci alpinismo, considerata una potenziale dominatrice anche a livello seniores, lei che però si è fermata, anche per i problemi avuti ad un ginocchio, dopo aver sostanzialmente dominato nelle categorie giovanili. Sì, perché la bavarese ha iniziato a pedalare a 16-17 anni, quando ancora nella stagione 2020/21 si era presa la scena nei campionati del mondo ad Andorra, con i due titoli Vertical e Individual tra le Under 18, ma poche settimane prima aveva trionfato anche nella tappa di Coppa del Mondo a Ponte di Legno, la classicissima dell’Adamello battendo (a 17 anni) le migliori U20.

Per l’anno successivo, Niedermaier si è divisa tra pelli e pedali, tanto che a fine 2021 sarà già medaglia di bronzo ai Mondiali a cronometro, nella categoria juniores, in terra belga e mostrando già qualità clamorose contro il tempo nonostante la stazza e una resistenza in salita da potenziale fuoriclasse; nel successivo inverno, le ultime medaglie nello skialp ai campionati europei ed ecco che, terminati gli studi, da fine primavera 2022, la Canyon-SRAM l’ha lanciata nel grande ciclismo, promuovendola per la stagione successiva nel team WT.

E nel 2023, nonostante un’operazione allo stesso ginocchio ad inizio anno, Antonia si è rivelata al mondo con un esordio clamoroso proprio al Giro d’Italia, sua prima corsa nel massimo circuito: alle spalle solo del mito Van Vleuten, lanciata verso la sua quarta maglia rosa, la tedesca vinse la tappa di Ceres prima del dramma vissuto il giorno successivo verso Canelli, caduta (non per colpa sua, tra l’altro) e costretta al ritiro quando il podio finale era vicinissimo.

Poi il primo dei due titoli mondiali a crono tra le Under 23, ma soprattutto un 2024 da 6° posto al Giro e 4° nella sfida del tic tac a livello élite nella rassegna iridata di Zurigo 2024. Pur tribolando ancora con quel ginocchio ballerino, Niedermaier nella scorsa annata ha colto la prima top five in un grande giro, di nuovo nella sua amata corsa rosa, e il 6° nella gara su strada del Mondiale di Kigali.

E dopo un avvio di 2026 “tranquillo”, salendo di condizione con l’Itzulia a maggio, un Giro d’Italia straordinario tra il 4° posto nella cronoscalata sul Nevegal e la ruota di Vollering, che era la grande favorita della corsa, tenuta alla grande sulle salite più dure, compreso il Colle delle Finestre sabato. Prima di provarci con un attacco da lontano nel gran finale di Saluzzo e, dal 3° posto prima dell’ultima tappa, chiudere al 2° ad un soffio dal capolavoro in rosa firmato dalla regina del ciclismo femminile.

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