Lunedì 28 luglio 2025, a poche centinaia di metri dalla cima del Laila Peak, in Pakistan, una frana risultò fatale alla fuoriclasse del biathlon, grande appassionata di alpinismo che praticava con costanza dopo essersi ritirata giovanissima dalla disciplina in cui ha vinto tutto, dalla Coppa del Mondo ai due titoli olimpici e alla cinquina iridata di Hochfilzen 2017. Il suo corpo è rimasto sui Monti Karakorum, un documentario di ServusTV ha raccolto testimonianze e ripercorso quelle giornate in condizioni meteo difficilissime.
Un anno dopo, non possiamo e non dobbiamo dimenticare il suo sorriso, la sua classe e la sua umanità.
Laura Dahlmeier ci ha lasciati in quel maledetto mezzogiorno del 28 luglio 2025, all’inizio di una settimana che stava vivendo per una nuova avventura in Pakistan, nel suo mondo che ormai era quello dell’alpinismo, ad oltre 6 anni dal prematuro ritiro dal biathlon agonistico, lei che a 25 anni lasciò la disciplina che l’ha resa celebre. La fuoriclasse bavarese, che in carriera con sci ai piedi e carabina in spalla ha vinto nell’arco di pochissime stagioni tutto quanto, dalla Coppa del Mondo alla cinquina di titoli mondiali nella rassegna di Hochfilzen 2017, arrivando poi ai due titoli olimpici di PyeongChang 2018, venne colpita da una frana a meno di 400 metri dalla cima del Laila Peak, nel cuore dei Monti Karakorum.
Già la prima ipotesi era legata alla morte sul colpo di Laura, inizialmente giudicata gravemente ferita potendo solo sorvolare con l’elisoccorso quella zona impervia di una delle montagne più impervie del territorio, a maggior ragione in quel periodo e in quella condizione meteo; due giorni più tardi, era il 30 luglio, la famiglia ha ufficialmente annunciato la scomparsa, mantenendo la volontà di Dahlmeier che era quella di non recuperare il corpo per evitare i rischi legati ad un’operazione del genere.
Lo scorso week-end, ServusTV ha prodotto un documentario raccogliendo varie testimonianze, importante quella dell’alpinista spagnola Maria Martin che ha raccontato il suo incontro con Laura (e la compagna di cordata Marina), al campo base del Laila Peak. “Il tempo era totalmente variabile, avevamo forse due ore di sole al giorno e per il resto solo pioggia.
Al campo base si verificavano continuamente valanghe, tra rocce e ghiaccio”. Le temperature erano più alte della media e l’ultima indicazione che Martin diede fa venire i brividi. “Era il 24 luglio, poi la situazione è ulteriormente peggiorata, ma nel mio inglese stentato ho provato a dire loro che era impossibile, troppo pericoloso con quelle condizioni”.
Alan Rousseau, membro della missione di avvistamento (e l’iniziale tentativo di recupero) del corpo della campionissima tedesca, ha aggiunto: “Abbiamo valutato tutte le possibilità su come avremmo potuto fare qualcosa, arrivando lassù. Al tempo stesso, tutti eravamo consapevoli di mettere a rischio la nostra vita; Thomas Huber ha parlato con la famiglia e sono giunti alla conclusione che non avremmo dovuto correre quel pericolo”.
FONDO, SCELTI DAI LETTORI
BOTTERO SKI
ARC TEC - squadretta in allumino 88





