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La mitica Rio Nero

Marco Donna
13 Febbraio 2007
Giudizio:
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Siamo su un lato del Monte Fraiteve (2700 metri). Dietro di noi si apre la vallata di Cesana e davanti ci aspettano i boschi di Sauze d’Oulx. Alziamo gli occhi ed ammiriamo sulla destra il col Basset.
Siamo pronti a partire ed affrontare due ripidi muri oppure la variante del Canale Colò su una ripida parete da percorrere in diagonale.


Stiamo per affrontare una pista non troppo lunga ma molto conosciuta: la mitica Rio Nero, perla della zona Sansicario del comprensorio della Via Lattea. Per chi vuole cercarla sulla mappa, è comunemente conosciuta anche come pista 21.


I suoi primi due muri sono la caratteristica che tutti ricordano dopo averla affrontata. Sono molto ripidi e i gatti tracciano delle stradine per chi, preso dalla paura, decide di scegliere una via meno “terrorizzante”.


Ma noi non abbiamo le vertigini, giusto?
E quindi tuffiamoci! Una curva dopo l’altra, cercando di girare attorno alle gobbe che si formano dopo i tanti passaggi.
Le gambe bruciano ma il bosco (il nostro traguardo) si avvicina.
Un lungo curvone da fare a tutta (ma con attenzione) ed un falsipiano e siamo arrivati.


Si può rifare la pista più volte grazie ad un apposito skilift, oppure arrivare alle seggiovie che ci portano verso il comprensorio di Sauze d’Oulx.
Una volta la pista proseguiva nel bosco fino ad incrociare la strada per Jouvencaux. Ora è diventato un fuoripista.


Nel primo dopoguerra su questa pista, compresa la stretta via nel bosco che ora non si fa più, si svolgevano le gare di Discesa Libera. E fu proprio Zeno Colò a trionfare nella storica edizione della Kandahar del 1951.






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