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Passo dello Stelvio, possibile prolungamento della stagione estiva dello sci

Passo dello Stelvio, possibile prolungamento della stagione estiva dello sci

Abbiamo contattato Umberto Capitani direttore della SIFAS, società che gestisce gli impianti sciistici del Passo dello Stelvio, che commenta positivamente l’apertura dell’omonimo passo fino al 8 dicembre 

Apertura del Passo non posso che considerarla un’ottima notizia: una via di comunicazione come questa è simbolo di unione e condivisione di cultura; rappresenta anche una concreta possibilità di implementare turismo e il commercio”

Sulla possibilità di posticipare la chiusura degli impianti sciistici il responsabile prende tempo:” Dobbiamo vederci e programmare il futuro con le altre parti (ANAS provincia di Bolzano Regione Lombardia e le comunità dell’Alta Valtellina) la possibilità di tenere aperti più a lungo gli impianti è un fatto assolutamente positivo ma va studiato assieme agli altri soggetti; forse sarà più corretto programmare il prolungamento della stagione gradualmente, nei prossimi anni”

Dunque quest’anno chiuderete il 1° novembre?

“Vedremo, prima dobbiamo ragionare con gli altri soggetti, ma ribadisco che siamo davanti ad un fatto importante che potrebbe cambiare in meglio l’offerta turistico-sciistica del Passo. Tenere aperti gli impianti potrebbe essere una cosa relativamente semplice, garantire i servizi a turisti e lavoratori no. Problemi tutti superabili ma che richiedono tempo e programmazione”

Una prima grossa incognita riguarda le strutture ricettive, costruite a patire dagli anni '30 e pensate per la stagione estiva,  non per quella tarda autunnale: vanno assicurati ambienti sufficientemente caldi negli locali aperti al pubblico.

La seconda riguarda la gestione dell’acqua: l’acquedotto è di proprietà di una  società appartenente agli albergatori e agli impiantisti del Passo, bisogna capire se l’erogazione può essere garantita anche alle basse temperature che potrebbero esserci tra novembre e gli inizi di dicembre.

Un’altro problema in caso di chiusura posticipata sarebbe quello dei lavori di “chiusura del ghiacciaio” che richiedono circa venti giorni e affrontarli a dicembre comporterebbe ulteriori difficolta ad una mansione che per alcuni versi ha già dell’eroico; lavorare a più di 3000 metri di altitudine a dicembre quando le giornate sono le più corte dell’anno sarebbe una cosa ancora più impegnativa. 

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