Collegamento Campo Felice - Ovindoli: partono i lavori.

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Appennini

Collegamento Campo Felice - Ovindoli: partono i lavori.

Un unico comprensorio che unisca le stazioni sciistiche di Ovindoli e Campo Felice per realizzare il più grande bacino invernale del sud Europa. Questo l’ambizioso progetto contenuto nel protocollo d’intesa «per il rilancio dello sviluppo del cratere sismico aquilano», firmato a Palazzo Chigi lo scorso 17 febbraio. Un progetto che dovrebbe fruttare negli anni 200 milioni di euro e creare 2 mila nuovi posti di lavoro.

L’intesa, siglata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, dal Presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi, dalla provincia dell'Aquila e dai comuni e dagli enti parco interessati, prevede – tra le altre cose – anche il rilancio delle infrastrutture sciistiche. In particolare, per la creazione di nuovi impianti sciistici verranno investiti 70 milioni di euro,  di cui 30 già nel 2011. Gran parte dei finanziamenti verranno dagli imprenditori privati. Il progetto prevede anche uno ski dome (una pista da sci al coperto) e tre campi da golf. Previsto anche un ampliamento degli impianti di Campo Imperatore con la creazione di 63 chilometri di nuove piste.

«L'obiettivo è collegare Ovindoli e Campo Felice – ha spiegato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Bisogna portare un minimo di infrastrutture in un territorio non antropizzato per chilometri e chilometri. Saranno investimenti con un grande ritorno. È un progetto strategico che supera il modello del passato fatto di microcosmi di "propri territori", che non ha funzionato. Ora facciamo sistema, con un accordo che sarà un potentissimo strumento di marketing territoriale». Secondo Gianni Letta si tratta di «un documento molto importante per la rinascita dell'Abruzzo e per lo sviluppo del suo sistema economico-produttivo, un passo importante per la valorizzazione turistica di posti splendidi».

Critiche al progetto sono arrivate da alcuni esponenti politici. Se per Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista, «non è affatto chiaro con quali fondi si andranno a realizzare queste strutture e quale sia la reale copertura economica in grado di dare concretezza al progetto», l'esponente della Cgil Ferdinando Lattanzi parla di «una visione semplicistica dello sviluppo turistico da parte della politica», proponendo una «diversificazione dell'offerta delle attività legate alla montagna, direzione che stanno prendendo negli ultimi anni la gran parte dei comuni montani delle Alpi per far fronte all'evidente crisi della richiesta nell'ambito dello sci alpino».

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