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La storia delle Olimpiadi invernali - Innsbruck 1964, i Giochi di Lidiya Skoblikova e del fair-play di Eugenio Monti

La storia delle Olimpiadi invernali - Innsbruck 1964, i Giochi del fair-play di Eugenio Monti e di Lidiya Skoblikova
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Getty Images / AFP

OlimpiadiOlimpiadi - Sochi 2014

La storia delle Olimpiadi invernali - Innsbruck 1964, i Giochi di Lidiya Skoblikova e del fair-play di Eugenio Monti

La nona puntata del romanzo olimpico invernale, in questa edizione il "rosso volante" del bob rimane ancora a digiuno di ori olimpici ma è protagonista di un episodio passato alla storia.

Dopo essere stata battuta di strettissima misura da Squaw Valley per i Giochi invernali del 1960 Innsbruck ci riprova per il 1964. Deve affrontare alla 55a assemblea del CIO a Monaco le altre due candidate, la canadese Calgary e la finlandese Lahti, quest'ultima ha appena ospitato nel 1958 i Mondiali di sci nordico. Ma è la città tirolese la netta favorita e i pronostici della vigilia vengono pienamente rispettati: il 26 maggio 1959 Innsbruck si impone a larghissima maggioranza con 49 voti contro i 9 di Calgary mentre Lahti non ottiene nemmeno una preferenza. E' naturale che la maggiore esperienza nell'organizzazione di manifestazioni internazionali e l'esistenza di numerosi impianti abbiano avuto un ruolo determinante nella scelta della città austriaca che si dà subito da fare per far dimenticare il mezzo flop di Squaw Valley.

La caratteristica di questi Giochi, che poi si ripeterà praticamente in tutte le successive Olimpiadi bianche, sarà il decentramento di molte gare rispetto alla città ospitante: alcune distano anche 30 km dalla città. Gli eventi che assegnano le medaglie a cinque cerchi aumentano da 27 a 34: torna infatti il bob, assente a Squaw Valley, e debutta lo slittino con tre gare, ma questi due sport andranno in scena su due piste diverse a Igls, 6 km a sud di Innsbruck, si aggiungono inoltre una terza gara di fondo femminile, la 5 km, inoltre quelle di salto diventano due, entrambe individuali, da due trampolini di grandezza diversa e in località differenti. Per la prima volta il cronometraggio è elettronico e viene gestito dai computer, inoltre la copertura televisiva è completa. Infine, dopo dodici anni torna una disciplina dimostrativa, l'ice stock, che era già stata presente a Garmisch-Partenkirchen nel 1936.

Ma queste none Olimpiadi invernali sembrano nascere sotto una cattiva stella. Primo, l'inverno è stato eccezionalmente mite e alle quote basse la neve non c'è, pertanto viene mobilitato l'esercito austriaco che trasporta 20000 blocchi di ghiaccio per approntare i budelli del bob e dello slittino e 40000 metri cubi di neve per preparare al meglio possibile le piste dello sci alpino che hanno l'arrivo a quota piuttosto bassa (la stessa Innsbruck è a 574 metri sul livello del mare) tenendosene altri 20000 di riserva. Secondo, due tragedie funestano l'atmosfera olimpica a pochi giorni dalla cerimonia d'apertura: due atleti muoiono in due incidenti durante le sessioni di allenamento in vista delle gare. Il 23 gennaio il 54enne polacco naturalizzato britannico Kazimierz Kay-Skrzypeski, ex pilota della RAF, si ribalta sul budello dello slittino di Igls. Il 26 gennaio il 19enne australiano Ross Milne si schianta contro un albero ai bordi della pista Patscherkofel della discesa maschile, la rottura dell'aorta gli è fatale. Come sempre accade in questi casi gli incidenti vengono attribuiti alla poca esperienza degli atleti facendo passare in secondo piano i problemi di preparazione di budello e pista dovuti ai suddetti trasporti di ghiaccio e neve.

La regina di questi Giochi è indubbiamente Lidiya Skoblikova, 24enne sovietica proveniente dagli Urali che era già stata oro sulle due distanze più lunghe a Squaw Valley e che a Innsbruck conquista tutti e quattro i titoli del pattinaggio di velocità femminile, 500, 1000, 1500 e 3000 metri, stabilendo un primato di ori totali alle Olimpiadi invernali in gare individuali, sei, che ai Giochi bianchi verrà eguagliato solo dal fondista norvegese Bjørn Dæhlie negli anni novanta. Le gare maschili vanno invece a quattro vincitori diversi: allo statunitense Terry McDermott i 500, al sovietico Ants Antson i 1500, al norvegese Knut Johannesen i 5000 e allo svedese Jonny Nilsson i 10000. In questa edizione l’Unione Sovietica si porterà a casa ben 11 ori: ci sono da aggiungere quello nell’hockey su ghiaccio, con sette vittorie su sette partite, 54 gol fatti e 10 subiti, quello nell’individuale del biathlon con Vladimir Melanin, quello nell’artistico a coppie, primo titolo per l’Urss nel pattinaggio di figura, con due personaggi leggendari come Lyudmila Belousova e Oleg Protopopov, e infine l’en-plein nel fondo femminile con Klavdiya Boyarskikh che vince 5 e 10 km e contribuisce al tanto sospirato successo nella staffetta.

Anche nel fondo maschile ci sono due successi individuali e sono quelli del finlandese Eero Mäntyranta, che vince la 15 e la 30 km imponendosi come erede di Veikko Hakulinen, datosi al biathlon con poco successo, mentre la 50 km e la staffetta parlano Svezia grazie a Sixten Jernberg che arriva a un totale di 4 ori, 3 argenti e 2 bronzi in tre Olimpiadi. Le due gare di salto sono appannaggio del finlandese Veikko Kankkonen quella dal trampolino piccolo e del norvegese Toralf Engan quella dal trampolino grande, il celeberrimo Bergisel, la combinata nordica va a un altro norvegese, Tormod Knutsen. Nello sci alpino dominano Francia e Austria con tre titoli a testa. Le sorelle Christine e Marielle Goitschel, cresciute in Val-d’Isère, sono rispettivamente oro e argento in slalom poi in gigante si scambiano le prime due posizioni del podio, il loro connazionale François Bonlieu, eterna promessa dal carattere turbolento che finirà ucciso sulla Croisette di Cannes durante una rissa nel 1973 a soli 36 anni, trionfa nel gigante quando ormai quasi nessuno credeva più in lui. Per quanto riguarda il Wunderteam, Egon Zimmermann si aggiudica la discesa maschile e Josef Stiegler, il papà di Resi, lo slalom, Christl Haas la discesa femminile.

L’Austria vince con Josef Feistmantl e Manfred Stengel anche la gara di doppio dello slittino, l’unica che non va alla squadra unificata della Germania: il singolo maschile è appannaggio di Thomas Köhler, quello femminile di Ortrun Enderlein, entrambi provenienti dalla parte orientale. Da quella occidentale viene il vincitore dell’artistico maschile del pattinaggio di figura, Manfred Schnelldorfer, la gara femminile se la aggiudica un’olandese, Sjoukje Dijkstra. L’Italia, che nello sci alpino non ottiene risultati da top ten e che nella combinata nordica piazza all’ottavo posto Ezio Damolin, ottiene il solito quinto posto nella staffetta del fondo grazie a due potenziali campioni come Marcello De Dorigo (che dovrà purtroppo interrompere la carriera nell’inverno a causa dell’amputazione delle falangi delle dita dei piedi, congelati per aver percorso decine di chilometri sugli sci stretti nel tentativo di ritrovare i compagni persi durante un allenamento in Svezia) e Franco Nones, quest’ultimo decimo nella 15 km, conquista la prima delle sue tante medaglie nello slittino con Walter Aussendorfer e Sigisfredo Mair, bronzo nel doppio.

Gli altri tre metalli preziosi della spedizione azzurra arrivano dal bob, due col nostro portabandiera a Innsbruck Eugenio Monti, che dopo i due argenti di Cortina 1956 può vantare fino a quel momento sei titoli mondiali nella gara a due e due in quella a quattro ma che si deve accontentare di due bronzi, preceduto nella prova a due anche da Sergio Zardini che vince l’argento insieme al frenatore Romano Bonagura. Ma è proprio in questa gara che accade un episodio passato alla storia: dopo la prima manche il britannico Tony Nash si rende conto che non può proseguire perché al suo bolide manca un bullone ma è proprio Monti, partito male col suo frenatore Sergio Siorpaes con un quinto tempo nella prima manche (Nash invece è secondo) a regalare ai britannici il bullone che serve loro per proseguire. Morale della favola, Monti, come detto, è bronzo e Nash, insieme a Robin Dixon, vince l’oro. Un gesto immenso di fair-play che fa entrare Monti nella leggenda come e più di tutte le vittorie da lui ottenute finora e di quelle che otterrà ancora e che gli valse la “medaglia Pierre de Coubertin”. Un gesto che oltretutto si ripete nella gara a quattro quando i meccanici azzurri riparano l’asse posteriore danneggiato di colui che andrà a vincere l’oro, il canadese Vic Emery, grande amico del “rosso volante”.

 

Riepilogo

9a edizione dei Giochi Olimpici invernali

Città ospitante e data di svolgimento: Innsbruck (Austria), 29 gennaio-9 febbraio 1964

Atleti partecipanti: 1091 (892 uomini, 199 donne)

Nazioni partecipanti: 36

Italiani partecipanti: 61 (53 uomini, 8 donne)

Portabandiera italiano: Eugenio Monti (bob)

Titoli assegnati: 34 in 10 sport

Apertura ufficiale: presidente Adolf Schӓrf

Giuramento olimpico degli atleti: Paul Aste (bob)

Ultimo tedoforo: Josl Rieder

 

Il medagliere

Unione Sovietica: 11 ori 8 argenti 6 bronzi

Austria: 4 ori 5 argenti 3 bronzi

Norvegia: 3 ori 6 argenti 6 bronzi

Finlandia: 3 ori 4 argenti 3 bronzi

Francia: 3 ori 4 argenti

Germania Unificata: 3 ori 3 argenti 3 bronzi

Svezia: 3 ori 3 argenti 1 bronzo

Stati Uniti: 1 oro 2 argenti 3 bronzi

Olanda: 1 oro 1 argento

Canada: 1 oro 2 bronzi

Gran Bretagna: 1 oro

Italia: 1 argento 3 bronzi

Corea del Nord: 1 argento

Cecoslovacchia: 1 bronzo

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