Domenica 20 Gennaio, 16:17
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Max Valle
Max Valle
Giornalista professionista

foto di Getty Images / AFP

La storia delle Olimpiadi invernali - Grenoble 1968, i Giochi di Jean-Claude Killy e dei quattro ori dell'Italia

La storia delle Olimpiadi invernali - Grenoble 1968, i Giochi di Jean-Claude Killy e dei quattro ori dell'Italia

La decima puntata del romanzo olimpico invernale che vede Jean-Claude Killy eguagliare i tre ori di Toni Sailer a Cortina 1956 e che vede l'Italia improvvisamente proiettata tra le grandi dei Giochi bianchi col quarto posto nel medagliere.

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Sono ben sei le città candidate a ospitare la decima edizione dei Giochi olimpici invernali e la scelta avrebbe dovuto aver luogo nell'ottobre del 1963 a Baden-Baden nella 60a sessione del CIO ma per snellire il programma dei lavori la votazione viene rimandata di poco più di tre mesi, alla 61a sessione, che si tiene a Innsbruck appena prima della cerimonia d'apertura delle none Olimpiadi bianche. Il 28 gennaio 1964 è il giorno del giudizio: nella prima votazione la francese Grenoble prende 15 voti, la canadese Calgary 12, la finlandese Lahti 11, la giapponese Sapporo 6, la norvegese Oslo 4 e la statunitense Lake Placid 3, quest'ultima ci riprova per la quarta volta nel giro di sette edizioni da dopo che ha ospitato i Giochi del 1932 ma ancora una volta senza successo. Le ultime tre vengono eliminate, la seconda votazione vede prevalere Calgary con 19 voti seguita da Grenoble con 18 e da Lahti, che viene eliminata, con 14. Ancora una volta la maggioranza assoluta non c'è e si deve ricorrere alla terza votazione, un vero e proprio ballottaggio finale, nel quale Grenoble prevale di stretta misura su Calgary per 27 voti a 24.

E' così la città transalpina della regione Rodano-Alpi ad aggiudicarsi i Giochi invernali che tornano in Francia a 44 anni dalla prima Olimpiade bianca di Chamonix e per la seconda edizione consecutiva restano sull'arco alpino, ugualmente per la seconda volta di fila la città nordamericana dell'Alberta e la patria dello sci nordico suomi devono cedere le armi. Ci sono molte prime volte in questa Olimpiade: vengono introdotti i controlli antidoping e anche quelli sulla femminilità (tra le vittime di quest’ultimo controllo la campionessa di sci alpino austriaca Erika Schinegger, che poco dopo i Giochi cambierà sesso), i telespettatori possono vedere nelle proprie case le immagini delle gare per la prima volta a colori (ma non in Italia, che si distingue sempre per arrivare ben dietro agli altri paesi in fatto di tecnologia e non solo), infine viene presentata la prima mascotte in assoluto tra Giochi invernali ed estivi, un omino stilizzato sugli sci chiamato Schuss, anche se il benestare ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale per la mascotte arriverà solo con le Olimpiadi estive di Monaco 1972.

Il movimento olimpico prende poi finalmente atto di una divisione già sancita a livello politico ma anche a livello sportivo da tutti tranne che dal CIO dal 1949: la Germania occidentale e quella orientale gareggiano per la prima volta con due squadre separate e non in una sola unificata. Il programma è quasi identico a quello di Innsbruck con la sola aggiunta della staffetta maschile del biathlon. Per concludere, non è previsto nessuno sport dimostrativo e questo accadrà anche nelle successive tre Olimpiadi invernali, ma nell'ultima giornata dei Giochi si esibiscono in un gala le prime dieci coppie classificate agli ultimi Mondiali di una nuova disciplina del pattinaggio di figura, la danza, che nel report ufficiale di Grenoble viene definita curiosamente "pattinaggio ritmico" e che dovrà aspettare ancora otto anni prima di essere ammessa nel calendario olimpico.

Cominciamo subito da quella che è stata la prima davvero grande Olimpiade invernale per l’Italia. Nel bob si consacra dominatore assoluto anche a livello olimpico Eugenio Monti, il “rosso volante” ha in bacheca nove titoli mondiali, sette nel due e due nel quattro, ma a cinque cerchi ha collezionato due argenti e due bronzi. A 40 anni suonati ha l’ultima occasione per cogliere l’unico oro che gli manca e lo fa subito nella gara a due, quando col suo frenatore Luciano De Paolis arriva primo ex-aequo coi tedeschi occidentali Horst Floth e Pepi Bader ma avendo Monti fatto segnare il miglior tempo assoluto della gara nell’ultima manche l’oro spetta alla coppia italiana mentre a quella tedesca resta l’argento. Il cortinese si ripete nella gara a quattro con De Paolis, Roberto Zandonella e Mario Armano con 9 centesimi sull’equipaggio dell’austriaco Erwin Thaler ma la gara viene interrotta dopo sole due manche disputate sul budello dell’Alpe d’Huez a causa delle alte temperature e Monti si mette pertanto al collo il secondo oro, così come De Paolis.

Fu quella l’ultima gioia di una vita che in seguito regalò al più grande pilota di bob azzurro di sempre solo delusioni e disgrazie fino a indurlo al suicidio quando aveva 75 anni, il 1° dicembre 2003. Anche il singolo dello slittino femminile vede la chiusura in anticipo dopo tre delle quattro manche per il caldo: prima, seconda e quarta sono le tedesche dell’Est Ortrun Enderlein, campionessa uscente, Anna-Maria Müller e Angela Knösel, in mezzo a loro, terza, c’è la 20enne altoatesina Erica Lechner, ma le tedesche vengono squalificate perché i loro pattini sono stati scaldati e ciò è contro il regolamento. Dato che sul budello di Villard des Lans la gara non può proseguire a causa della pista che si rovina Lechner tra la sorpresa generale diventa la prima donna italiana a vincere un oro olimpico ai Giochi invernali.

Ma chi entra ancora più prepotentemente nella storia è Franco Nones, 27enne fondista della Val di Fiemme, che nella 30 km, la prima gara che assegna medaglie in questi Giochi, sbaraglia la concorrenza dei paesi nordeuropei e dei sovietici diventando il primo proveniente dal centro e sud Europa a vincere un titolo olimpico nello sci di fondo. In Italia non lo conosce nessuno eppure Nones ha vinto alcune gare internazionali negli anni precedenti questi Giochi e gli esperti lo considerano uno dei possibili outsider, certo pochi pensavano che potesse vincere addirittura l’oro con quasi un minuto sul norvegese Odd Martinsen e oltre un minuto sul grande finlandese Eero Mäntyranta, che all’ultimo controllo di tempo aveva solo 4 secondi di ritardo dall’azzurro ma che poi nel finale è inaspettatamente crollato. Nella stessa gara Giulio Deflorian, bronzo sulla stessa distanza ai Mondiali di Zakopane 1962, si piazza quinto e recrimina perché lo staff azzurro lo ha fatto partire nell’ultimo gruppo di merito a suo dire penalizzandolo. L’Italia arriva così a quattro medaglie d’oro, una in più di quante ne aveva vinte in tutte le precedenti edizioni dei Giochi bianchi, piazzandosi così al quarto posto nel medagliere di questa Olimpiade.

Il re di Grenoble è però il beniamino di casa Jean-Claude Killy che ripete l’impresa di Toni Sailer a Cortina 1956 vincendo tutte e tre le gare dello sci alpino. Nella discesa Killy beffa per 9 centesimi il connazionale Guy Périllat, già bronzo a Squaw Valley 1960 e stavolta argento, nel gigante, disputato per la prima volta in due manche alle Olimpiadi, massacra la concorrenza rifilando più di 2 secondi a tutti. Infine lo slalom, la vittoria più controversa. Killy è primo dopo la prima manche ma nella seconda, dopo che lui è già sceso e che il norvegese Håkon Mjøen lo ha preceduto di 55 centesimi venendo poi squalificato per salto di porta, tocca a Karl Schranz, che dopo la prima frazione è staccato di 32 centesimi. Ma l’austriaco si ferma intorno alla ventesima porta, disturbato a suo dire da un “uomo nero” che gli ha attraversato la pista davanti, viene autorizzato a ripetere la prova e con una manche quasi perfetta batte Killy di 51 centesimi. A due ore dalla fine della gara il colpo di scena: Schranz viene squalificato perché prima dell’apparizione dell’”uomo nero” secondo la giuria aveva già saltato una porta. Killy fa così tris entrando nella leggenda fra le polemiche e a fine stagione si ritira a soli 25 anni e con in bacheca le prime due Coppe del Mondo della storia dello sci alpino.

Passando al settore femminile, la discesa la vince l’austriaca Olga Pall, il gigante la canadese Nancy Greene, vincitrice delle prime due Coppe del Mondo femminili, e lo slalom la francese Marielle Goitschel, oro quattro anni prima tra i pali larghi. Le altre tre gare del fondo maschile sono appannaggio della Norvegia, i due veterani Harald Grønningen e Ole Ellefsæter vincono rispettivamente la 15 e la 50 km centrando come Monti l’ultima occasione per acciuffare l’oro olimpico, nel loro caso individuale, ed entrambi contribuiscono al dominio norge nella staffetta. La 5 e la 10 km femminile hanno una sola padrona, Toini Gustafsson, finlandese di nascita (da nubile fa Karvonen) ma svedese d’adozione in quanto la sua famiglia venne fatta evacuare come moltissime altre a causa della guerra con l’Urss nell’istmo di Carelia. La Norvegia si aggiudica anche la staffetta femminile ma rimane a secco sia nella combinata nordica, che va al tedesco ovest Franz Keller, sia nel salto: il titolo del trampolino piccolo lo conquista il cecoslovacco Jiří Raška, il primo per il suo paese ai Giochi bianchi, quello del trampolino grande il sovietico Vladimir Belousov.

Le gare di pattinaggio di velocità hanno otto trionfatori diversi: tra gli uomini, il tedesco ovest Erhard Keller vince i 500, l’olandese Kees Verkerk i 1500, il norvegese Fred Anton Maier i 5000 e lo svedese Johnny Höglin i 10000, tra le donne, la sovietica Lyudmila Titova i 500, l’olandese Carry Geijssen i 1000, la finlandese Kaija Mustonen i 1500 e l’altra olandese Ans Schut i 3000. Nel singolo maschile dello slittino è l’austriaco Manfred Schmid a regolare la concorrenza mentre nel doppio primeggiano i tedeschi est Klaus-Michael Bonsack e Thomas Köhler, primo oro a cinque cerchi “ufficiale” per la parte orientale della Germania. L’Austria vince anche l’artistico maschile del pattinaggio di figura con Wolfgang Schwarz mentre nel femminile c’è la rinascita degli Stati Uniti grazie a Peggy Fleming, allieva del milanese Carlo Fassi, nelle coppie confermano il titolo di Innsbruck i fuoriclasse sovietici Lyudmila Belousova e Oleg Protopopov. L’Urss vince anche la staffetta del biathlon e, malgrado la sconfitta con la Cecoslovacchia in una sfida che anticipa di poche settimane la Primavera di Praga, il torneo di hockey su ghiaccio ma è la Norvegia che torna a primeggiare il medagliere grazie anche all’oro di Magnar Solberg nell’individuale del biathlon. Altri risultati da segnalare per l’Italia furono un grande quinto posto nella combinata nordica per Ezio Damolin che nessun azzurro riuscirà a migliorare fino al 2010, il sesto in discesa di Ivo Mahlknecht e il settimo in slalom di Glorianda Cipolla e infine il sesto della staffetta maschile del fondo con un Nones debilitato dall’immane fatica fatta per vincere la 30 km.

 

Riepilogo

10a edizione dei Giochi Olimpici invernali

Città ospitante e data di svolgimento: Grenoble (Francia), 6-18 febbraio 1968

Atleti partecipanti: 1159 (948 uomini, 211 donne)

Nazioni partecipanti: 37

Italiani partecipanti: 47 (39 uomini, 8 donne)

Portabandiera italiano: Clotilde Fasolis (sci alpino)

Titoli assegnati: 35 in 10 sport

Apertura ufficiale: presidente Charles de Gaulle

Giuramento olimpico degli atleti: Léo Lacroix (sci alpino)

Ultimo tedoforo: Alain Calmat

Il medagliere

Norvegia: 6 ori 6 argenti 2 bronzi

Unione Sovietica: 5 ori 5 argenti 3 bronzi

Francia: 4 ori 3 argenti 2 bronzi

Italia: 4 ori

Austria: 3 ori 4 argenti 4 bronzi

Olanda: 3 ori 3 argenti 3 bronzi

Svezia: 3 ori 2 argenti 3 bronzi

Germania Ovest: 2 ori 2 argenti 3 bronzi

Stati Uniti: 1 oro 5 argenti 1 bronzo

Finlandia: 1 oro 2 argenti e 2 bronzi

Germania Est: 1 oro 2 argenti e 2 bronzi

Cecoslovacchia: 1 oro 2 argenti 1 bronzo

Canada: 1 oro 1 argento 1 bronzo

Svizzera: 2 argenti 4 bronzi

Romania: 1 bronzo

Twitter: @aquila1968