Martin Johnsrud Sundby: "Ero per la tolleranza zero, ma ho visto quanto sia pericoloso il sistema antidoping"

Le lacrime di Sundby: “Verdetto difficile da accettare”
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Martin Johnsrud Sundby: "Ero per la tolleranza zero, ma ho visto quanto sia pericoloso il sistema antidoping"

Con il mese di maggio per molti atleti è ufficialmente cominciata la stagione 2017-'18. Infatti nelle discipline nordiche si sta già iniziando a lavorare in vista del prossimo inverno. Tra chi ha ripreso gli allenamenti c'è anche Martin Johnsrud Sundby, che ai microfoni di Nrk ha fissato chiaramente il proprio obiettivo per l'annata ventura e soprattutto effettuato una sorta di analisi-confessione.

Nella scorsa estate il fuoriclasse norvegese è stato condannato dal Tas per aver assunto una dose di Ventolin superiore al consentito sia a Davos, nel dicembre 2014, che durante il successivo Tour de Ski 2015.

Tale sentenza, arrivata su ricorso Wada dopo l'assoluzione della Fis, ha privato lo scandinavo della Coppa del Mondo e del Tour de Ski della stagione 2014-'15 e lo ha giocoforza iscritto nella lista di chi ha violato la normativa antidoping.

Proprio di questo ha parlato il trentaduenne di Oslo, affermando che "un tempo ero per la tolleranza zero. Come tutti qui in Norvegia, dove siamo molto duri sul tema doping. Personalmente dicevo 'Chiunque viola la normativa deve essere squalificato 4 anni, fine del discorso'.

Però poi è successo ciò che è successo. Io sono entrato in conflitto con il sistema e, confrontandomi con esso, mi sono reso conto di come la sua attuale struttura sia molto pericolosa per gli atleti. Non è come la giustizia ordinaria.

Per esempio ho capito che se qualcuno vuole sabotarti, rischi tantissimo. Basta contaminare una bevanda e puoi essere punito esattamente come chi invece si è dopato scientemente per lungo tempo.

Therese (Johaug ndr) si trova nella stessa situazione e vedere il sistema dall'interno ti fa capire perché è sbagliato essere categorici. Nella giustizia ordinaria si dice che nel dubbio è meglio assolvere un colpevole piuttosto che condannare un innocente. Invece nella giustizia sportiva funziona esattamente al contrario, si preferisce condannare anche gli innocenti".

Sundby ha anche parlato del futuro, affermando che il suo grande obiettivo per la prossima stagione è la conquista dell'oro olimpico nella 15 km con partenza a intervalli.

Non si tratta di un fatto banale, poiché increibilmente non è mai riuscito a imporsi a livello individuale in un main event nonostante una carriera in cui ha conquistato 3 Coppe del Mondo (+1 revocata) e 30 vittorie in gare di primo livello.

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