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Matteo Novarini
Matteo Novarini

foto di Getty Images

La vera forza della Norvegia: già 11 milioni investiti sulle scioline per Pyeongchang 2018

La vera forza della Norvegia: già 11 milioni investiti sulle scioline per Pyeongchang 2018

Nei giorni in cui tiene banco il caso Johaug, a distanza di pochi mesi da quello che ha colpito Martin Johnsrud Sundby, è possibile cedere alla tentazione di legare al doping il dominio esercitato dalla Norvegia sullo sci di fondo nelle ultime stagioni. In special modo se ci si accontenta di informarsi al riguardo leggendo i titoli più sensazionalistici, senza preoccuparsi di conoscere la complessità delle vicende.

In questo contesto, pare quanto mai opportuno soffermarsi sui reali punti di forza del movimento norvegese, senza volere con ciò assolvere da ogni responsabilità gli atleti invischiati nei casi in questione. E basta un singolo esempio per rendersi conto di come si tratti di elementi che non riguardano la chimica, la medicina e la farmacologia, bensì la capacità di organizzazione e pianificazione, unite alla grande disponibilità economica.
Stando a quanto riportato dal quotidiano Verdens Gang, dalle Olimpiadi di Sochi ad oggi, la federazione norvegese degli sport invernali e Olympiatoppen – organizzazione interna al comitato olimpico che si occupa della preparazione degli atleti di vertice – hanno investito, in meno di tre anni, 11 milioni di corone (1.2 milioni di euro) nello sviluppo delle scioline per le Olimpiadi di Pyeongchang 2018. Una spesa destinata a salire a oltre 15 milioni entro l’inizio dei Giochi.
Il progetto, denominato “Ski 2018”, non è altro che la naturale prosecuzione dell’analogo “Ski 2014”, finalizzato all’appuntamento a cinque cerchi di Sochi, a sua volta replica di un’identica iniziativa promossa in ottica Vancouver 2010. Helge Bartnes, a capo di Olympiatoppen per quanto riguarda gli sport invernali, ha spiegato che il budget è stato portato ai livelli attuali subito dopo i giochi canadesi. A beneficiarne non sono soltanto i fondisti, ma anche biathleti e combinatisti.
Di fatto, il progetto esiste dal 1989”, ha dichiarato Knut Nystad, al timone del programma da dieci anni.
Proprio Nystad ha guidato, lo scorso inverno, una spedizione norvegese in Corea: “Siamo rimasti sul posto per una settimana, nello stesso periodo dell’anno in cui si svolgeranno le Olimpiadi. Il giorno in cui siamo arrivati, c’erano 12°C. È capitato però anche di trovare temperature nettamente sotto 0°C. Il tratto più caratteristico del clima è il vento: è spesso molto forte e può venire da tutte le direzioni”.
Impressioni che Nystad ha ribadito anche sul suo sito web, knutnystad.com, dove si può trovare una dettagliata descrizione delle condizioni incontrate: “Se la situazione sarà la stessa durante i Giochi Olimpici, alcune folate di vento potrebbero far perdere ad un atleta diversi secondi nello spazio di pochi metri”.
Del gruppo inviato in Oriente ha fatto parte anche Felix Breitschädel, skiman austriaco che da dieci anni prepara i materiali dei norvegesi. Questi ha spiegato come le maggiori criticità siano rappresentate dalla varietà di condizioni possibili, ma anche dalla diversa latitudine (38 gradi circa in Corea del Sud, contro i 60-70 della Norvegia).
Bisogna considerare anche il sole, che batte a lungo sulla pista e la mantiene ad una temperatura piuttosto alta”, ha spiegato Breitschädel, che ha messo in guardia anche dal marcato inquinamento della neve. “I problemi posti dal vento riguardano più gli atleti che noi skiman”, ha concluso.
Alla trasferta in questione ne è seguita una seconda, in estate, nella quale il direttore di Olympiatoppen, Tore Øvrebø, ha capeggiato un gruppo di 23 tra tecnici e dirigenti in un sopralluogo sui siti delle gare. Il comitato ha anche approfittato dell’occasione per entrare in contatto con gli organizzatori e gli addetti agli impianti.
Il contesto di gara di Pyeongchang potrà essere sperimentato da fondisti, combinatisti e biathleti di tutti i paesi in occasione delle prove pre-olimpiche di febbraio e marzo. L’esperienza maturata sul posto fornirà tuttavia ai norvegesi un chiaro vantaggio sulla concorrenza. Merito di progetti lungimiranti e di sforzi economici ingenti, che spiegano anni di trionfi in modo più convincente rispetto a teorie incentrate sull’uso del Ventolin.
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