Johaug ha scelto di non essere giudicata direttamente dal TAS

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Johaug ha scelto di non essere giudicata direttamente dal TAS

La prima sentenza sul caso Johaug dovrebbe arrivare all’inizio del 2017. Occorrerà però, con ogni probabilità, attendere ben più a lungo per la reale conclusione della vicenda, vista la possibilità per le parti di ricorrere al TAS contro il verdetto del tribunale antidoping norvegese.

La detentrice della Coppa del Mondo generale avrebbe avuto la possibilità di abbreviare significativamente i tempi: come confermato anche dall’agenzia antidoping norvegese, infatti, Johaug avrebbe potuto scegliere di essere giudicata direttamente a Losanna, ma ha preferito invece passare per il tribunale nazionale antidoping.
Non ci è sembrato opportuno”, si è limitato a spiegare il suo legale, Christian B. Hjort. “Riteniamo che la soluzione migliore per noi sia di far giudicare il caso da un tribunale norvegese”.
L’avvocato Gunnar Martin Kjenner, specializzato in diritto sportivo, interpellato sulla questione da Verdens Gang, ha affermato di condividere la decisione del collega: “Avrei compiuto la stessa scelta di Johaug e Hjort. Sarebbe stato un grosso rischio presentarsi direttamente davanti al TAS, saltando il tribunale nazionale. Ha senso solo se si è sicuri di avere in mano delle carte eccellenti. Rivolgersi direttamente al tribunale di Losanna significa rinunciare alla possibilità di un ricorso, perché il TAS ha l’ultima parola”.
L’allungamento dei tempi avrà come effetto collaterale quello di rendere quasi impossibile un ritorno alle gare di Johaug entro la fine della stagione. Lo ha ammesso il manager dell’atleta, Jörn Ernst: “Una squalifica di qualsiasi entità – due mesi o sei o otto – significherebbe stagione finita”.
Ernst ha tenuto comunque a ringraziare i tifosi e gli appassionati – norvegesi e non – che stanno sostenendo Johaug, oltre ad esprimere la propria ammirazione per la forza dimostrata dall’atleta nel far fronte ad una situazione tanto complicata.
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