Martedì 12 Novembre, 8:55
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Fabio Poncemi
Fabio Poncemi
Giornalista

foto di Getty Images

Piero Gros ci racconta il suo Cotelli: "Era il nostro papà, ricordo ancora quegli abbracci a Val d'Isère e Innsbruck"

Piero Gros ci racconta il suo Cotelli: 'Era il nostro papà, ricordo ancora quegli abbracci a Val d'Isère e Innsbruck'

Abbiamo intervistato il campione olimpico, ripercorrendo gli anni magici di quella "Valanga Azzurra".

Mario Cotelli se n'è andato a 76 anni, ma con l'ex dt della nazionale non potranno svanire i ricordi di un periodo straordinario per lo sci italiano.

Li abbiamo vissuti ancora una volta parlando con Piero Gros, poche ore dopo la notizia della scomparsa di colui che lo portò in nazionale, notandolo ai campionati italiani di Bressanone, quando a soli 16 anni il piemontese era ancora un campioncino tutto da scoprire, prima di conquistare una Coppa del Mondo assoluta (1973/74, portando a casa anche la sfera di cristallo di specialità in gigante), il titolo olimpico di slalom a Innsbruck '76, e un argento (slalom a Garmisch '78) e un bronzo (gigante a Sankt Moritz '74) a livello mondiale, oltre a 12 vittorie nel massimo circuito (7 in gigante, 5 in slalom).

Arrivai 9° in discesa agli Assoluti, Jean Vuarnet stava lasciando la nazionale in mano proprio a Cotelli, così mi portarono a disputare qualche gara FIS - ricorda il leggendario “Pierino” - Nel '72 mi ruppi un braccio in Coppa Europa, così per l'estate Mario decise di mandarmi in Australia, assieme a Stricker, Besson e Schmalzl, per ottenere punti importanti che mi valsero poi la convocazione per i primi allenamenti con la squadra A. Lo ricordo ancora, andai allo Stelvio per prepararmi al fianco di Thoeni, che era già un mito. E da lì arrivammo all'inizio della stagione di Coppa del Mondo e quel giorno a Val d'Isère...”.

Il Critérium de la Première Neige apriva storicamente il massimo circuito e se c'è un record che tutti ricordano di Piero Gros è quello di aver trionfato all'esordio in CdM, rimanendo negli annali quale più giovane vincitore nella storia, a soli 18 anni e 39 giorni; l'8 dicembre 1972, sulla Oreiller-Killy il nativo di Sauze d'Oulx, proprio a pochi km da casa (arrivò in Val d'Isère direttamente sulla sua auto partendo casa), compie un'impresa a dir poco straordinaria in uno dei giganti classici del circo bianco. Partito per ultimo, nel terzo gruppo di merito col pettorale 45, Gros è secondo al termine della 1^ manche, a 63 centesimi dal norvegese Haker, che rimonterà battendolo di 8 centesimi, con il compagno di squadra Schmalzl terzo. Nove giorni più tardi il bis, clamoroso, nello slalom di Madonna di Campiglio.

Cosa le disse Cotelli, quel giorno magico in Val d'Isère?

Partivo col 45, davanti a me due manches lunghissime, ero secondo dopo la prima manche e poi i ricordi mi portano a questo omone, perchè Cotelli era davvero un colosso, che mi viene incontro e mi salta letteralmente addosso, gridandomi che avevo vinto. Fu una cosa enorme, ma rischiai pure di soffocare quando Mario mi buttò a terra...”.

Assieme avete vinto una Coppa del Mondo generale, ma l'altra grande emozione sulla singola giornata è stata quella di Innsbruck...

Certamente sì, anche se le avventure sono state tante. Sino a quelle Olimpiadi tutto andava alla grande, anche se la presenza di Stenmark era già enorme, avendo vinto la prima Coppa dopo le nostre cinque, proprio in quella stagione 1975/76. Il giorno dello slalom ai Giochi non era facile per me, non amavo quel meteo così difficile, ma feci il massimo e la doppietta con Gustav fu indimenticabile: al termine della gara, Mario spuntò con una bottiglia di champagne, ma gridò di non bere perchè ci sarebbe stato il controllo antidoping e temeva qualsiasi minimo problema. La verità è che lui vedeva avanti in ogni cosa, dal punto di vista organizzativo era un personaggio pazzesco, ha strutturato una nazionale rendendola unica. Era il nostro papà”.

Il merito più grande di Cotelli fu proprio il suo approccio di tipo manageriale in un'epoca come la vostra?

Sì, e fu bravissimo a costruire una struttura e un'attenzione attorno al nostro gruppo, perchè aveva capacità uniche da questo punto di vista, sapendo amalgamare gli uomini in ogni tipo di ruolo. Abbiamo avuto anche scontri, ci mancherebbe altro, e quel periodo indimenticabile è terminato con errori da una parte e dall'altra, ma fino al '78 io stesso andai ancora a medaglia ai Mondiali, pur non vincendo più in Coppa da 3 anni (slalom di Kitzbuehel, il 19 gennaio 1975, ndr).

E' stato tutto così bello... Mario ci mancherà”.

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