Niente Sudamerica per Francia e Svizzera, il direttore elvetico Reusser spiega: "Non è solo questione di Covid"

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Niente Sudamerica per Francia e Svizzera, il direttore elvetico Reusser spiega: "Non è solo questione di Covid"

Altri due squadroni hanno rinunciato ufficialmente ai viaggi oltreoceano; Pinturault, dopo Saas-Fee, andrà anche nello skidome belga di Peer.

L'Italia ci proverà sino alla fine, attendendo gli ultimi giorni possibili per trovare un accordo che eviti la quarantena agli atleti, ma la trasferta in Sudamerica verrà sostanzialmente evitata anche quest'anno da tutte le principali squadre di Coppa del Mondo, che prepareranno così l'opening di Soelden e gli appuntamenti di novembre con i primi slalom femminili a Levi e le gare di velocità tra Lake Louise e Beaver Creek, sempre su nevi europee.

Francia e Svizzera, ultime in ordine di tempo dopo che già Austria e Norvegia avevano alzato bandiera bianca, hanno rinunciato e approntato un programma alternativo, che sostanzialmente prevede gran parte del lavoro sui ghiacciai elvetici, Zermatt e Saas-Fee, oltre a Hintertux utilissimo per la rifinitura tra settembre e ottobre. Alexis Pinturault si trova da inizio settimana nel Canton Vallese, vi rimarrà per sette giorni e ha già previsto di sciare, come hanno fatto prima di Ferragosto le stesse slalomiste azzurre con Sofia Goggia e Marta Bassino in aggiunta, nello skidome di Peer, in Belgio.

La Svizzera sfrutterà al massimo, sia per il settore maschile che per le ragazze, le piste di casa praticamente a disposizione tutto l'anno: “Gli spazi ora sono un po' più stretti... - ha confessato al “Blick” il direttore del settore sci alpino di Swiss-Ski, Walter Reusser – Le condizioni sono ottimali a Zermatt e Saas-Fee, per noi va bene anche così”, ha spiegato riferendosi alla rinuncia a volare in Sudamerica.

I motivi, però, non sono solo quelli legati al Covid: in Cile, stando ai numeri, le condizioni di innevamento sono le peggiori degli ultimi 75 anni, in Argentina appunto c'è il problema di poter entrare nel paese. “I rischi sono troppo grandi, inoltre c'è una tendenza generale delle nazionali – spiega Reusser – In passato si viaggiava cercando di sfruttare al meglio quelle condizioni, oggi i team pensano molto di più al rapporto tra costi e benefici effettivi”.

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