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L'addio a Jagge: quel capolavoro a Les Menuires, ma quante sfide con Albertone...

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Sci Alpinoil ricordo

L'addio a Jagge: quel capolavoro a Les Menuires, ma quante sfide con Albertone...

L'oro olimpico ai Giochi di Albertville 1992 è la perla della carriera del campione norvegese scomparso oggi. Il racconto di quel giorno, preceduto dai primi duelli con Alberto Tomba.

La scomparsa di Finn Christian Jagge lascia un grande vuoto nel mondo dello sci e, proprio nel giorno in cui il campione norvegese ci ha lasciati, è doveroso dedicare un focus al suo giorno magico, quel 22 febbraio 1992 in cui il ragazzo cresciuto nello sci club di Baerums (lo stesso dell'ultimo vincitore della Coppa del Mondo, Aleksander Aamodt Kilde) entrò letteralmente nell'olimpo del suo sport.

E' necessaria una premessa, prima di arrivare alla data che portò Jagge a conquistare l'oro olimpico in slalom ai Giochi di Albertville; con 7 vittorie in Coppa del Mondo, ma soprattutto una grande continuità ad alto livello per ben 15 anni, lo scandinavo ha dimostrato di essere campione vero, l'unico capace di battere il migliore per distacco in quella stagione e in quell'epoca in generale tra i pali stretti, Alberto Tomba, in due gare chiave dell'annata 1991/92.

Albertone infatti era stato dominante sin dal principio di una Coppa del Mondo che andrà poi ad un incredibile Paul Accola, ma che vedeva l'asso bolognese quasi imprendibile in slalom (e anche in gigante, vincendo entrambe le coppe di specialità): Tomba vince a Park City e si ripete il 10 dicembre 1991 a Sestriere, proprio nel giorno del primo podio in coppa di Finn Christian Jagge, secondo a 9 decimi di distacco. Esattamente una settimana più tardi, il norvegese inventerà il primo dei suoi capolavori, piegando Alberto per soli 9 centesimi in una battaglia splendida sulla 3Tre di Madonna di Campiglio, che incorona un nuovo grande avversario per l'azzurro.

A gennaio non ci sarà storia, con Tomba vincente a Kranjska Gora, Kitzbuehel e Wengen, prima che si arrivi in Francia per le Olimpiadi: in gigante, il 18 febbraio, Alberto piega Marc Girardelli e si regala il suo terzo titolo dopo la doppietta di Calgary, poi arriverà quel giorno. Sabato 22 febbraio lo slalom di chiusura dei Giochi si disputa, anziché sulla “Face de Bellevarde” in Val d'Isère, su una pista decisamente più semplice come quella di Les Menuires.

Come accadrà due anni più tardi a Lillehammer, Tomba concede tanto, troppo nella prima manche dello slalom: il bolognese è sesto, distante 1”58 da un Finn Christian Jagge che, però, risulta semplicemente straordinario partendo con il pettorale n° 9, visto che il norvegese distrugge la concorrenza, con lo stesso Michael Tritscher primo inseguitore oltre il secondo di svantaggio.

Nella manche decisiva si scatena la “Bomba”, uno ad uno tutti i rivali finiscono alle sue spalle, come lo stesso austriaco poi di bronzo a 18 centesimi da Tomba, ma Jagge non sbaglierà, da gran campione quale sta diventando in quella stagione. Il norvegese perde oltre un secondo all'intermedio di metà pista, conservando 56 centesimi dopo il primo ripido, ma il coraggio non gli mancherà sul tratto finale per concludere con 28 centesimi di margine sul dominatore delle discipline tecniche. Certamente, quel giorno i tifosi italiani versarono lacrime amare per la sconfitta di Re Alberto, ma non poterono che apprezzare la classe e la sportività di un grande campione negli anni a seguire.

E oggi si può solo piangere e ricordare un gigante dello sci.

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