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Sogni e pensieri di Elena e Nadia: "Non lasceremo il nostro amato sci"

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Sci Alpinosorelle azzurre

Sogni e pensieri di Elena e Nadia: "Non lasceremo il nostro amato sci"

Le sorelle di Montecampione a cuore aperto nel corso della diretta social della FISI con i tifosi. E Nadia vorrebbe allenare i più piccoli...

Confessioni di due campionesse, poche ore dopo aver annunciato il ritiro dall'attività agonistica.

Elena e Nadia Fanchini hanno in qualche modo “incontrato” gli appassionati nel corso di una diretta social con “FISI Private Room”, l'appuntamento che la federazione oggi ha completamente dedicato alle sorelle bresciane, tra aneddoti e ricordi di una carriera in parallelo. Cominciata, come racconta Elena, “grazie a papà che ci ha trasmesso la passione per lo sci, lavorando agli impianti di risalita a Montecampione. E' stato amore a prima vista”.

Nadia racconta: “E' stata un'emozione unica entrare in squadra C nel 2003, ma un ricordo che rimane nel cuore è il primo podio assieme in Coppa Europa al Tonale. Io poi esordii in Coppa del Mondo in Alta Badia a 17 anni, poi la vittoria nel super-g dei mondiali jr per me rappresentava già un sogno, mi sembrava di volare”.

Solo gli infortuni hanno fermato la corsa delle Fanchini sisters: “Abbiamo sofferto tanto, ma avuto anche una grande forza interiore e tanta passione per questo sport che ci ha portato a lottare e tornare per avverare i nostri sogni”, le parole di Elena alle quali fanno seguito quelle di Nadia. “Per noi è sempre stato difficile, proprio quando con Elena a medaglia nei mondiali a soli 19 anni e io già protagonista in Coppa del Mondo, tutto sembrava andare per il meglio. C'è stata tanta sfortuna, parliamo di 20 operazioni complessive per noi tre sorelle (compresa Sabrina ritiratasi nel 2016, ndr), ma anche vari altri problemi fisici. Tutte le volte che tornavamo sugli sci, però, era la gioia più grande”. Come rientrare ogni volta da uno stop? Lo spiega la stessa Nadia: “Ho avuto come idolo Deborah Compagnoni, lei è stata un vero esempio come altre campionesse che hanno sempre avuto la voglia di lottare, penso a Denise Karbon”.

Elena ripercorre una carriera di 15 anni nel massimo circuito incontrando tutte le grandi: “Siamo passate dalla generazione con Isolde Kostner, Katja Seizinger, Renate Goetschl e Janica Kostelic, all'era di Lindsey Vonn che ha segnato la storia passando per Riesch, Maze e tantissime campionesse. Ora ci sono tante atlete che si giocano il successo nella velocità, noi abbiamo una squadra fortissima e anche le giovani in slalom che mi danno fiducia”. Nadia crede molto in “Nicol Delago, io che sono affezionata alla nostra squadra di discesa la vedo come una ragazza con un grande potenziale. E spero si riprenda Verena Gasslitter, un'altra giovane che avrebbe meritato molto di più considerati gli infortuni”.

Il ricordo più bello: “Non ho dubbi, l'argento mondiale a Bormio 2005, la giornata perfetta”, dice chiaramente Elena che passa la palla alla sorella, decisamente più combattuta. “E' difficile, penso al primo podio, alla prima vittoria e alle medaglie mondiali, ma anche i podi a La Thuile. Sugli sci qualsiasi buon risultato è stato importante, ma il giorno più bello in assoluto è stato quello della nascita del mio bambino”. E in proposito, Nadia già sorride pensando al futuro sugli sci, con un marito-tecnico come Devid Salvadori e una famiglia che ama alla follia il mondo della neve: “Fate conto che Elena già sta guardando i figli di Hirscher, Miller, Raich... ragionando sulle gare del futuro! E c'è anche il piccolo di Sabrina, sempre un maschietto (Nicolò), per incontrarsi tutti quanti in pista”.

Elena si vede in un futuro “sempre con la Guardia di Finanza, avendo avuto la fortuna di far parte di un gruppo straordinario come quello delle Fiamme Gialle. Le telecronache? E' stata un'esperienza bellissima per la quale ringrazio la Rai, mi sono divertita in sostituzione di un'amica come Daniela Ceccarelli. Vedremo se ricapiterà l'occasione”.

Infine i sogni di Nadia, mamma da poco più di 4 mesi del piccolo Alessandro: “Mi piacerebbe lavorare nel sociale, ma anche insegnare qualcosa nel mondo dello sci giovanile. Trasmettere ai più piccoli la gioia di fare questo sport è un sogno”.

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