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Biathlon, il cammino Olimpico dell’Italia. E se Pechino fosse l’edizione “d’oro”?

Biathlon, il cammino Olimpico dell’Italia. E se Pechino fosse l’edizione “d’oro”?
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Biathlon, il cammino Olimpico dell’Italia. E se Pechino fosse l’edizione “d’oro”?

A pochi giorni dall’inizio della XXIX edizione dei Giochi Olimpici invernali, che per il biathlon inizieranno il prossimo 5 febbraio con la staffetta mista, ripercorriamo il cammino azzurro nella rassegna a cinque cerchi, dagli albori della disciplina ai giorni nostri, tra esordi e medaglie.

Da Anterselva ad…Anterselva. Il percorso olimpico azzurro in termini di medaglie, lungo esattamente trent’anni, si potrebbe riassumere così: iniziato e concluso, per il momento ovviamente, in quella valle che è la culla e la patria del biathlon nostrano. Ma prima di ripercorrere i trionfi dell’Italia facciamo un passo indietro, agli esordi della disciplina nel panorama a cinque cerchi.

Dopo una serie di edizioni nella prima metà di secolo in cui la "pattuglia militare", progenitrice della disciplina, fu parte del programma olimpico come sport dimostrativo (nel 1924 fu invece a tutti gli effetti parte del calendario olimpico), il biathlon fece il suo esordio ai Giochi Olimpici Invernali nel 1960 a Squaw Valley (Usa) e per due edizioni l’unica gara in calendario fu la 20 km maschile. Da Grenoble 1968 si aggiunse poi la staffetta, per un programma che rimase invariato fino a Lake Placid 1980, quando venne introdotta anche la Sprint.

E l’Italia? I primi olimpionici di biathlon portacolori del nostro paese presero parte ai Giochi di Sapporo 1972: due piemontesi, Bertin e Astegiano, un aostano, Jordan e un trentino di Tesero, Corrado Varesco. Questi i nomi dei quattro “pionieri” che in Giappone presero parte all’Individuale e alla staffetta, senza risultati di rilievo. Andò meglio quattro anni più tardi quando nella 20 km Bertin sfiorò il podio chiudendo 4° e Jordan colse un’ottima 7a posizione.

E Anterselva? Per trovare la località altoatesina nei libri olimpici del biathlon è necessario attendere il 1984, quando a Sarajevo fece l’esordio il ventiduenne Andreas Zingerle, originario della celebre valle, che nel frattempo si era già affermata come culla del biathlon italiano e mondiale e aveva già ospitato ben tre edizioni dei campionati del mondo.

Ma è il 1988 l’anno della svolta. A Calgary (Can) arrivò infatti la prima medaglia, o meglio, medaglie. Johann Passler, anch’egli originario di Anterselva, conquistò un fantastico bronzo nella 20 km,  a coronamento di una stagione magica, che poche settimane prima lo aveva visto trionfare per la prima volta in Coppa del Mondo proprio sulla pista di casa. Dopo una Sprint chiusa all’8° posto, il 26 febbraio ecco il secondo alloro: un altro bronzo nella staffetta maschile, in compagnia di Werner Kiem, Gottlieb Taschler e Andreas Zingerle, per un quartetto con ben tre originari di Anterselva.

Da Calgary a Nagano, dieci anni dopo la magica edizione ecco la terza medaglia azzurra della storia dei Giochi Olimpici invernali. Nel mezzo l’esordio del settore femminile, ad Albertville 1992 con Nathalie Santer, Erica Carrara e Monika Schwingshakl a rappresentare il tricolore. Ma come dicevamo è a Nagano 1998 che si fa la storia. E a scrivere la pagina più gloriosa dal biathlon italiano ai Giochi Olimpici è Pieralberto Carrara da Serina (Bg). A regalare soddisfazioni è ancora una volta l’Individuale, dove conquista con una prova perfetta al poligono uno splendido argento alle spalle di un imprendibile Halvard Hanevold.

Quello di Carrara resta il punto più alto raggiunto dall’Italia del biathlon nel suo percorso olimpico. Da quel momento una pausa lunga ben sedici anni prima di tornare sul podio. E’ il 19 febbraio 2014 e a Krasnaja Poljana va in scena la staffetta mista, la prima della storia a cinque cerchi. L’Italia vanta una buona tradizione nel nuovo format, con due podi ottenuti in Coppa del Mondo tra il 2008 e 2009 e si presenta all’appuntamento con un quartetto ben rodato che vanta due quarti posti consecutivi ottenuti nelle ultime due prove disputate. Nel giorno della consacrazione nella leggenda di Ole Einar Bjørndalen, che conquista la tredicesima medaglia olimpica, diventando il più vincente di sempre nella storia dei Giochi Olimpici Invernali, l’Italia torna sul podio. Dorothea Wierer, Karin Oberhofer, Dominik Windisch e Lukas Hofer vincono uno storico bronzo, piazzandosi alle spalle di Norvegia e Repubblica Ceca.

La favola si ripete quattro anni più tardi, al termine di un quadriennio da protagonista per la squadra azzurra. A Pyeongchang 2018 Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer, Lukas Hofer e Dominik Windisch conquistano nuovamente il bronzo, questa volta preceduti da Francia e Norvegia. Per Dominik, originario della valle di Anterselva, la Corea regala tante emozioni e lo consacra come il più medagliato nella storia del biathlon italiano. Nove giorni prima del bis nella staffetta, Windisch chiude infatti terzo nella Sprint, riportando l’Italia ad una medaglia individuale esattamente vent’anni dopo l’argento di Carrara.

Da Johann Passler a Dominik Windisch, da Anterselva ad…Anterselva, per una storia che torna a riproporsi ciclicamente. L’Italia si presenta a Pechino con sei medaglie e un bottino da accrescere, ma quasi a fari spenti, dopo una prima parte di stagione che ha regalato poche soddisfazioni. Zhangjiakou come altitudine ricorda tanto Anterselva e l’Italia, nonostante tutte le difficoltà, si presenta al via di quasi tutte le gare con possibilità di podio. Arriverà quindi il record di medaglie? Il primo oro? La prima medaglia individuale femminile? O forse entrambi? Tra una spedizione “fallimentare” e una storica, da ricordare, il passo può essere breve, ma la certezza è che la speranza più viva arriva sempre dalla solita valle…

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