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Valeria Ghezzi, Presidente impiantisti italiani ed europei: "Lavoriamo per lo sviluppo sostenibile in montagna"

Valeria Ghezzi, Presidente impiantisti italiani ed europei: 'Lavoriamo per lo sviluppo sostenibile in montagna'
SostenibilitàINTERVISTA

Valeria Ghezzi, Presidente impiantisti italiani ed europei: "Lavoriamo per lo sviluppo sostenibile in montagna"

Intervista a Valeria Ghezzi, Presidente degli impiantisti italiani ed europei, rilasciata al quotidiano "La Repubblica", sul tema della sostenibilità in montagna.

Gli impiantisti lavorano e si impegnano sempre di più affinchè lo sci sia sostenibile. Negli ultimi tempi sono stati fatti diversi passi avanti per la sostenibilità in montagna e per la salvaguardia dell’ambiente: viene utilizzata energia idroelettrica, i bacini artificiali conservano l’acqua in quota, si cominciano ad usare i primi battipista ibridi e ad idrogeno, gli impianti a fune saranno i mezzi di trasporto meno inquinanti e i cannoni potranno servire a rallentare lo scioglimento dei ghiacciai e l’inaridimento delle sorgenti.
Valeria Ghezzi, Presidente della Fianet (Fédération Internationale des Associations Nationales d’Exploitants de Téléphériques) – impiantisti italiani ed europei -  ha rilasciato un’interessante intervista pubblicata sul quotidiano "La Repubblica" lo scorso 11 dicembre sul tema della sostenibilità in montagna e di cui, con il suo permesso, ne riportiamo un estratto:

L’agonia della natura, specie in alta quota, è spaventosa. L’attenzione alla sua tutela diventa una priorità collettiva e la sensibilità ambientale cresce: non teme un rifiuto popolare verso una mono-industria con un forte impatto sul territorio?
Questa narrazione è superata. Le società degli impianti lavorano da oltre un decennio su una sostenibilità reale. L’energia usata è quasi tutta idroelettrica, acquistata da aziende locali. L’acqua per produrre neve viene solo presa in prestito tra novembre ed aprile: prelevata e restituita sullo stesso bacino idrogeologico. A fine inverno le piste vengono curate e restituite al pascolo. I bacini artificiali conservano acqua in quota, essenziale per la gente e la protezione civile. Il futuro, grazie alla tecnologia, procede spedito.

Può fare esempi concreti?
Vediamo i primi battipista ibridi e a idrogeno. Si stanno testando gli impianti che renderanno potabile l’acqua raccolta per la produzione di neve. Le società attuano misure compensative: ripiantano i boschi distrutti da eventi naturali, aprono e mantengono strade di servizio agli alpeggi, cedono il troppo pieno degli invasi per alimentare zone umide a rischio.

Non le pare di descrivere una situazione idilliaca a impatto zero, smentita dall’evidenza della realtà?
Sono tranquilla perché conosco la gestione della quasi totalità delle società, sulle Alpi e nel resto del Paese. La montagna in inverno vende neve, non separabile da bellezza e salute della natura. Nessuno scia per salire in seggiovia, si fa per l’emozione offerta dall’ambiente. Questo si salvaguardia solo lottando contro abbandono e spopolamento. Oggi gli impiantisti, non solo per legittimo interesse, sono i più importanti custodi dell’alta quota.

Surriscaldamento del clima, siccità, consumo del territorio e sovraffollamento di località segnate da cementificazione e speculazione edilizia stanno sconvolgendo in particolare la montagna: ha senso sostenere che lo sci legato agli impianti non vada sostanzialmente ripensato?
Sarebbe criminale, prima che sciocco. Ma se dallo sci dipende il destino della montagna, il punto non è rinunciare a vivere, ma fare bene ciò che è necessario. Rispetto a 10 anni fa usiamo un quinto dell’acqua che serve per innevare le piste, un decimo dell’energia. Nuovi software permettono di non sparare un centimetro di neve in più di quella indispensabile per la sicurezza di chi scia. La sfida non è più allungare la stagione di funivie e piste, ma fare in modo che sciare contribuisca a salvare la Terra.

La quota neve però continua ad alzarsi: aiuta la natura portare impianti e cannoni sempre più in alto, oltre i tremila metri?
Funivie e cannoni sono cose diverse. Gli impianti sono mezzi di trasporto, non solo con fini turistici, o legati allo sci. Permettere a tutti di vedere certi luoghi, dalla Marmolada al Monte Bianco, irrobustisce la cultura verde. I cannoni potranno servire a rallentare scioglimento dei ghiacciai e inaridimento delle sorgenti: è però evidente che alcune zone devono orientarsi a vocazioni estive.

Rinuncerete alla neve prodotta con l’acqua, se non bastasse per agricoltura e popolazione, e a smantellare gli impianti dove i fiocchi non cadono più?
Sono scenari spaventosi, spero irreali. Le Alpi sarebbero un deserto, ma in via ipotetica la risposta è sì: prima la vita e dopo lo sci. Però attenzione: gli impianti a fune non servono solo a sciare o a salire in alta quota. Saranno sempre più i mezzi di trasporto meno inquinanti. Sono favorevole a chiudere le strade al traffico turistico, penso ai passi tra le Dolomiti in estate, eliminando le auto dai luoghi più belli e fragili del pianeta. Sono nata in montagna, cammino da quando ero bambina: per me la libertà resta una passeggiata nel bosco.

 

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