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La storia delle Olimpiadi invernali - Albertville 1992, i Giochi del dopo Muro di Berlino

La storia delle Olimpiadi invernali - Albertville 1992, i Giochi del dopo Muro di Berlino
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OlimpiadiOlimpiadi - Sochi 2014

La storia delle Olimpiadi invernali - Albertville 1992, i Giochi del dopo Muro di Berlino

La sedicesima puntata del romanzo olimpico invernale che vede una grande Italia nello sci alpino con tre titoli, ma anche nello sci di fondo, dove gli azzurri vincono ben 8 medaglie delle 14 totali (4 d'oro) della nostra spedizione.

A metà ottobre del 1986 a Losanna si tiene una 91a sessione del CIO complicatissima perché bisogna scegliere tra un numero record di candidate, sette, la città che ospiterà i sedicesimi Giochi olimpici invernali del 1992. Al primo turno di votazioni la capitale della Bulgaria, Sofia, raccoglie 25 preferenze, la francese Albertville 19, la svedese Falun e la norvegese Lillehammer 10 a testa, la statunitense Anchorage e l’italiana Cortina d’Ampezzo 7 ciascuna, eliminata la tedesca Berchtesgaden con 6 voti. Secondo turno: Albertville sopravanza Sofia di un voto, 26 a 25, ma la maggioranza assoluta è ancora molto lontana, 11 a testa Falun e Lillehammer, 6 Cortina e 5 Anchorage, eliminata. Terzo turno: Albertville 29, Sofia 28, Falun 11, Lillehammer 9, Cortina 7 ed eliminata. Quarto turno: Albertville 42, Sofia 24, Falun e Lillehammer 11 e qui si rende necessaria una votazione supplementare per vedere chi proseguirà, ce la fa Falun per 41 a 40. Al quinto turno finalmente Albertville raggiunge la maggioranza assoluta con 51 voti contro i 25 di Sofia e i 9 di Falun.

Le Olimpiadi bianche tornano così in Francia dopo 24 anni nella città del dipartimento della Savoia, regione Rodano-Alpi, e molti meriti vanno a Jean-Claude Killy, presidente del comitato organizzatore e proprio colui che era stato il re dei Giochi del 1968 a Grenoble. Ormai la decentralizzazione delle varie gare rispetto alla città fulcro dell’evento è diventata un’abitudine e questa edizione non fa eccezione: le località sede di gara, compresa Albertville, sono ben otto, più altre due per discipline dimostrative come il curling e lo sci di velocità, che non entrerà mai nel programma ufficiale olimpico anche a causa della morte proprio in questa edizione dello svizzero Nicolas Bochatay, che va a schiantarsi in allenamento contro un gatto delle nevi. Il muro di Berlino è caduto e la Germania si è riunificata mentre Croazia e Slovenia gareggiano staccate da quel che rimane della Jugoslavia, inoltre l’Unione Sovietica non esiste più ma le sue ex repubbliche competono ancora insieme come Comunità Stati Indipendenti, o Squadra Unificata che dir si voglia, solo le repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania tornano a gareggiare per conto loro per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale.

Dicevamo degli sport dimostrativi: il freestyle lo è ancora per le specialità degli aerials (salti) e “balletto”, ma entra anche nel programma ufficiale coi moguls, le gobbe, due degli undici nuovi eventi di queste Olimpiadi, che vengono vinti dal francese Edgar Grospiron tra gli uomini e dalla statunitense Donna Weinbrecht tra le donne. Arriva ai Giochi il biathlon femminile: la sprint sulla distanza di 7,5 km se la aggiudica la russa Anfisa Reztsova, che a Calgary 1988 era stata argento nella 20 km e oro nella staffetta femminile dei fondo; l’individuale sui 15 km la vince la tedesca Antje Misersky, argento sulla distanza più corta, mentre sono le padrone di casa francesi a trionfare nella staffetta 4x7,5 km. Entra finalmente dalla porta principale il pattinaggio di velocità su pista corta, ossia lo short track, i 1000 metri maschili sono vinti dal sudcoreano Kim Ki-hoon, che nel 1989 era stato quattro mesi in ospedale a causa di un’arteria recisa da un pattino durante una gara, i 500 metri femminili sono appannaggio della statunitense Cathy Turner, le due staffette vanno alla Corea del Sud quella maschile e al Canada quella femminile. Due gare nuove anche nel fondo che fanno salire a 57 il totale degli eventi ufficiali: gli inseguimenti a tecnica libera abbinati a una gara a tecnica classica.

E a questo punto bisogna cominciare a parlare dell’Italia perché gli azzurri si portano a casa ben 14 medaglie, quasi il triplo delle cinque che erano state vinte quattro anni prima a Calgary. E la parte del leone la fa proprio il fondo con ben otto metalli preziosi quando in tutta la storia dei Giochi tra gli sci stretti ne avevamo vinte solamente due. Nelle prime due gare, una 15 km classica femminile che prende il posto della 20 km e una 30 km classica maschile, vinte rispettivamente dalla russa Lyubov Egorova e dal norvegese Vegard Ulvang davanti a due suoi connazionali, il primo dei quali è un certo Bjørn Dæhlie, Stefania Belmondo si piazza quinta e Marco Albarello quarto, Stefy è di nuovo ai piedi del podio, quarta, nella 5 km classica vinta dalla finlandese Marjut Lukkarinen ma dalla 10 km classica uomini le cose cominciano a cambiare: Albarello è argento alle spalle di Ulvang poi nell’inseguimento sui 15 km a skating il valdostano, più forte in alternato, scende al quarto posto ma è Giorgio Vanzetta a risalire dal settimo posto fino al bronzo, anche Dæhlie rimonta dal quarto posto e vince l’oro davanti a Ulvang. Anche Belmondo rimonta nell’inseguimento sui 10 km a skating riservato alle donne ed è splendido argento alle spalle di Egorova e davanti a Elena Välbe che, arrivata ai Giochi da superfavorita, collezionerà quattro bronzi individuali.

Nelle staffette, in cui le prime due frazioni sono in alternato e le altre due a skating, il nostro bilancio è straordinario con un bronzo tra le donne dietro alla Squadra Unificata dell’ex Urss e alla Norvegia con Bice Vanzetta, Manuela Di Centa, Gabriella Paruzzi e Belmondo, e un argento tra gli uomini con Giuseppe Pulié, Albarello, Vanzetta e Silvio Fauner che si arrendono solo alla grande Norvegia. Restano le distanze più lunghe, entrambe a skating: la 30 km femminile vede il meraviglioso oro di Stefy Belmondo davanti a Egorova e Välbe, quasi altrettanto meravigliosa la 50 km maschile dove alle spalle dell’inarrivabile Dæhlie (5 titoli olimpici su 5 per la Norvegia nel fondo maschile, 3 a testa per Ulvang e Dæhlie!) si piazzano il 41enne Maurilio De Zolt, argento come a Calgary, e Vanzetta, bronzo. Un bilancio incredibile ma altrettanto incredibile è quello dello sci alpino.

Si comincia col pazzesco jolly pescato nella combinata da Josef Polig, mai più su del quinto posto in Coppa del Mondo, e Gianfranco Martin, mai nei primi dieci in carriera: i due grandi favoriti sono l’austrolussemburghese Marc Girardelli (nel frattempo ha avuto la cittadinanza del Granducato e ha potuto essere presente a Calgary senza però fare risultati) e lo svizzero Paul Accola ma il primo esce in discesa e il secondo si autoelimina nella prima manche dello slalom. L’austriaco Hubert Strolz sembra poter bissare il successo di quattro anni prima ma a poche porte dalla fine esce regalando letteralmente l’oro a Polig e l’argento a Martin. Il 18 febbraio 1992, lo stesso in cui la staffetta del fondo maschile vince l’argento, è il giorno d’oro del nostro sci alpino: Deborah Compagnoni stravince l’oro in superG rifilando 1”41 alla francese Carole Merle e quasi 2 secondi alla tedesca Katja Seizinger, poco dopo la imita Alberto Tomba che diventa il primo in assoluto a confermare il titolo olimpico in una specialità dello sci alpino bissando il trionfo di Calgary nel gigante, i battuti sono Girardelli e l’astro nascente norvegese Kjetil Andre Aamodt, vincitore del superG davanti a Girardelli. E’ norvegese anche il trionfatore dello slalom, Finn Christian Jagge, che nella prima manche rifila 1”58 a Tomba, sesto, il bolognese nella seconda si scatena e rimonta fino all’argento mancando per 28 centesimi una “doppia doppietta” consecutiva ai Giochi nelle gare tecniche che avrebbe fatto epoca.

La discesa maschile sulla nuovissima e terribile Face de Bellevarde della Val-d’Isère va all’austriaco Patrick Ortlieb, scorrevolone favorito dal numero 1 di partenza, quella femminile, sull’altrettanto difficile pista di Méribel, va alla sorpresissima canadese Kerrin Lee-Gartner, facente parte del club dei campioni olimpici che non hanno mai vinto una gara di Coppa del Mondo in carriera. Il gigante femminile lo vince la svedese Pernilla Wiberg ma quella è la gara del dramma di Deborah Compagnoni che, meno di 24 ore dopo il trionfo in superG, si distrugge i legamenti del ginocchio sinistro dopo 15 secondi della prima manche dopo aver quasi perso le precedenti tre stagioni prima per un infortunio analogo al ginocchio destro e poi per una peritonite che ha rischiato di esserle fatale, la fuoriclasse valtellinese è ricordata ancora oggi nell'immaginario popolare forse più per il suo urlo di dolore in diretta tv durante quel gigante che per l'immenso trionfo del giorno prima e per tutte le altre vittorie che ha ottenuto in carriera, che pure sono state tantissime. Infine, lo slalom e la combinata se le aggiudica l’austriaca Petra Kronberger, che dopo aver dominato tra le donne per tre stagioni appenderà gli sci al chiodo all’inizio dell’inverno successivo a soli 23 anni, nella gara tra i pali stretti la neozelandese Annelise Coberger, argento, fa vincere per la prima volta ai Giochi invernali una medaglia all’emisfero australe e Blanca Fernández-Ochoa, bronzo, la prima medaglia olimpica invernale femminile alla Spagna 20 anni dopo l’oro di suo fratello Paco. La quattordicesima medaglia azzurra arriva dallo slittino con Hansjörg Raffl e Norbert Huber bronzo nel doppio vinto dai tedeschi Stefan Krausse e Jan Behrendt, che erano stati argento a Calgary, il singolo maschile lo vince il tedesco Georg Hackl che batte l’austriaco Markus Prock dopo essere anch’egli stato argento a Calgary, è doppietta austriaca nella gara femminile dove Doris Neuner precede la sorella maggiore Angelika.

Nel salto con gli sci brilla luminosissima la stella del finlandese Toni Nieminen che, dopo il bronzo dal trampolino piccolo vinto dall’austriaco Ernst Vettori, nella gara a squadre diventa il più giovane uomo campione olimpico invernale della storia a 16 anni e 259 giorni e poi trionfa dal trampolino grande, ma dopo quest’inverno sparirà nell’anonimato, in entrambe le gare individuali è argento un altro teenager, l’austriaco Martin Höllwarth, un anno più “vecchio” di Nieminen. Nella combinata nordica doppietta storica dei padroni di casa con Fabrice Guy oro e Sylvain Guillaume argento, i francesi non si ripetono nella gara a squadre dove sono quarti e dove vince dal Giappone grazie ai suoi atleti fortissimi nel salto. Nel biathlon maschile il tedesco Mark Kirchner si impone nella sprint mentre nell’individuale è argento dietro al russo Evgeny Redkin in una gara letteralmente buttata via da Andreas Zingerle che all’ultimo poligono quando è nettamente a tutti manca quattro bersagli su cinque crollando al diciassettesimo posto, Kirchner intasca anche l’oro della staffetta che per la prima volta non va all’ormai ex Unione Sovietica che invece trionfa per l’ottava e ultima volta su dieci partecipazioni nell’hockey su ghiaccio battendo nella finale il Canada per 3-1 e si aggiudica un torneo nel quale non era così favorita come le altre volte. Nel bob a due successo dello svizzero Gustav Weder, all’austriaco Ingo Appelt la gara a quattro dove il tedesco Wolfgang Hoppe, argento davanti a Weder, conquista l’ennesima medaglia olimpica, la quinta.

Infine il pattinaggio. Nell’artistico maschile l’ucraino Viktor Petrenko porta un altro oro all’ex Urss che trionfa come di consueto nella gara a coppie con Natalya Mishkutenok e Artur Dmitryev, e nella danza con Marina Klimova e Sergey Ponomarenko. Nell’artistico femminile la statunitense Kristi Yamaguchi, di chiare origini nipponiche, è oro davanti alla prima donna che sia mai riuscita a eseguire correttamente un triplo axel in gara, Midori Ito, terza e quarta altre due statunitensi, Nancy Kerrigan e Tonya Harding, che presto faranno parlare molto di sé. Nella velocità su pista lunga metà dei titoli sono della Germania: Uwe-Jens Mey si conferma sul trono olimpico dei 500 maschili, Olaf Zinke vince i 1000 per un solo centesimo sul sudcoreano Kim Yoon-man, Gunda Niemann, Kleeman da signorina, trionfa sulle distanze più lunghe per le donne, 3000 e 5000, e Jacqueline Börner che vince i 1500 un anno e mezzo dopo aver rischiato di morire investita da un auto mentre era in giro in bici per Berlino con alcuni compagni di squadra. Nelle distanze più corte femminili la statunitense Bonnie Blair fa doppietta vincendo sia 500, dove bissa il titolo di Calgary, sia sui 1000. Nei 1500 maschili il norvegese Johann Olav Koss trionfa una settimana dopo essere stato dimesso dall’ospedale per un’infezione al pancreas, il suo connazionale Geir Karlstad, che aveva deluso a Calgary dov’era grande favorito, si prende la rivincita vincendo i 5000 mentre nei 10000 Bart Veldkamp battendo Koss mette fine al digiuno di titoli olimpici maschili dell’Olanda che durava da 16 anni.

Per concludere questa lunga carrellata, gli altri risultati di rilievo degli azzurri: Polig completa la sua straordinaria Olimpiade piazzandosi quinto in superG e nono in gigante, Kristian Ghedina è sesto nella combinata della nostra doppietta più fortunosa, Zingerle è settimo nella sprint del biathlon, stesso piazzamento per il bronzo di Calgary Johann Passler nell’individuale mentre la staffetta maschile è quarta e Nathalie Santer ottava nell’individuale femminile. Günther Huber e Stefano Ticci sono quinti nel bob a due, Fauner settimo nell’inseguimento maschile del fondo, Paruzzi nona nella 15 classica e Di Centa sesta nella 30 a skating, nella danza Stefania Calegari e Pasquale Camerlengo sono ottimi quinti, Silvia Marciandi è settima nelle gobbe del freestyle, due quarti posti nelle gare singole dello slittino con Norbert Huber e Gerda Weissensteiner, Kurt Brugger e Wilfried Huber sono quinti nel doppio e Oswald Haselrieder settimo nel singolo. Ivan Lunardi ottiene un clamoroso settimo posto nel salto dal trampolino grande, per quanto riguarda il pattinaggio veloce su pista lunga Roberto Sighel è nono sui 10000 ed Elena Belci decima sui 5000.

 

Riepilogo

16a edizione dei Giochi Olimpici invernali

Città ospitante e data di svolgimento: Albertville (Francia), 8-23 febbraio 1992

Atleti partecipanti: 1801 (1313 uomini, 488 donne)

Nazioni partecipanti: 64

Italiani partecipanti: 107 (79 uomini, 28 donne)

Portabandiera italiano: Alberto Tomba (sci alpino)

Titoli assegnati: 57 in 12 sport

Apertura ufficiale: presidente François Mitterrand

Giuramento olimpico degli atleti: Surya Bonaly (pattinaggio di figura)

Giuramento olimpico dei giudici: Pierre Bomat

Ultimo tedoforo: François-Syrille Grange

Il medagliere

Germania: 10 ori 10 argenti 6 bronzi

Squadra Unificata: 9 ori 6 argenti 8 bronzi

Norvegia: 9 ori 6 argenti 5 bronzi

Austria: 6 ori 7 argenti 8 bronzi

Stati Uniti: 5 ori 4 argenti 2 bronzi

Italia: 4 ori 6 argenti 4 bronzi

Francia: 3 ori 5 argenti 1 bronzo

Finlandia: 3 ori 1 argento 3 bronzi

Canada: 2 ori 3 argenti 2 bronzi

Corea del Sud: 2 ori 1 argento 1 bronzo

Giappone: 1 oro 2 argenti 4 bronzi

Olanda: 1 oro 1 argento 2 bronzi

Svezia: 1 oro 3 bronzi

Svizzera: 1 oro 2 bronzi

Cina: 3 argenti

Lussemburgo: 2 argenti

Nuova Zelanda: 1 argento

Cecoslovacchia: 3 bronzi

Corea del Nord: 1 bronzo

Spagna: 1 bronzo

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