Il caso dei "campioni dimenticati" per Milano Cortina non si placa. Da Fauner a Gros e Ghedina, la mossa di Abodi e...

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Milano Cortina 2026il caso

Il caso dei "campioni dimenticati" per Milano Cortina non si placa. Da Fauner a Gros e Ghedina, la mossa di Abodi e...

Continua a fare discutere, con rimbalzo di responsabilità tra la Fondazione Milano Cortina e il CONI, quanto sta accadendo sulla scelta dei 10001 tedofori, ma anche del mancato coinvolgimento in altri ambiti, al di fuori della possibilità di portare la fiaccola, di tanti campioni azzurri. Oggi Silvio Fauner ha ribadito: "Escluso perchè politico? Non scherziamo, meritavamo un altro trattamento".

Una figuraccia.

Senza se e senza ma, la polemica esplosa prima timidamente, con Kristian Ghedina che ha confessato di aver dovuto compilare il form online per farsi coinvolgere in qualità di tedoforo, poi in maniera sempre più fragorosa, è arrivata sino al Governo che, nella giornata odierna, si è fatto sentire con il vice premier Matteo Salvini che, di concerto con il ministro dello sport, Andrea Abodi, ha convocato una riunione d’urgenza, prima di inoltrare una nota che spiegava come, una volta coinvolti i soggetti dell’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina 2026, “sono arrivate rassicurazioni sul coinvolgimento di tutti gli atleti più rappresentativi”.

Se sarà davvero così, lo scopriremo nei prossimi giorni ma ormai la frittata è fatta, visto che tra i 10001 tedofori che, da quaranta giorni, stanno viaggiando lungo la penisola per arrivare poi sino alla cerimonia d’apertura del prossimo 6 febbraio per l’accensione del braciere olimpico, sono mancati tanti campioni che hanno fatto la storia delle discipline invernali in Italia e nel mondo. Coinvolgendo, nel frattempo, influencer e personaggi del mondo dello spettacolo o degli ambiti più disparati, ma la cosa più grave, al di là della simbologia della fiaccola, è che olimpionici o in generale atleti simbolo del nostro sport non sono stati neppure chiamati per svolgere ruoli da ambassador.

Silvio Fauner, con l’intervista apparsa ieri sulle colonne de “La Gazzetta dello Sport”, ha tuonato in maniera durissima: “Crediamo di aver fatto qualcosa per lo sport italiano, a questo punto almeno le scuse sarebbero il minimo”.

A stretto giro di posta, è stato contattato Piero Gros, oro olimpico in slalom a Innsbruck 1976, che addirittura è stato contattato con un messaggio su whatsapp, proponendogli (a tempo decisamente scaduto) di fare il tedoforo “in un luogo che neppure conosco – ha raccontato lo stesso fuoriclasse piemontese – A quel punto ho fatto una controproposta, quella di riunire i campioni olimpici a Milano per un grande evento, ma non mi hanno neppure risposto”.

Nel pomeriggio odierno, Fauner è tornato sul botta e risposta che l’ha visto, in qualità di “voce” della leggendaria staffetta d’oro a Lillehammer 1994, suo malgrado protagonista di una vicenda che chiaramente fa male anche al campione sappadino. “A questo punto è doveroso chiarire – ha scritto Fauner sui social - Io non ho parlato solo a nome mio, mi sono fatto portavoce di almeno 15 atleti che hanno vinto una medaglia olimpica negli sport invernali, campioni che hanno scritto la storia dello sport italiano e che oggi si sentono messi da parte.

La Fondazione Milano Cortina ha cercato di giustificare questa esclusione sostenendo che non sarei stato chiamato perché “politico”. Parliamo dei fatti: sono vicesindaco con una lista civica di un paese di 1300 abitanti, Sappada. Una carica amministrativa locale che nulla ha a che vedere con la politica nazionale o con logiche di rappresentanza istituzionale. E soprattutto: questa motivazione non riguarda gli altri campioni olimpici esclusi, che non hanno alcun ruolo politico.

Ancora più grave: tra i tedofori è stato scelto un consigliere comunale di Siracusa (Ivan Scimonelli), quindi mi chiedo: per lui la regola non vale e per me sì? Anche ammettendo, per assurdo, che una carica amministrativa locale fosse considerata incompatibile con il ruolo di tedoforo, i campioni olimpici avrebbero potuto e dovuto essere coinvolti come Ambassador delle Olimpiadi, promotori dei loro valori e delle discipline invernali, soprattutto attraverso iniziative nelle scuole e progetti dedicati.

Se la Fondazione avesse semplicemente ammesso l’errore e chiesto scusa per una gestione sbagliata, i toni sarebbero stati diversi. Ma cercare scusanti infondate, dopo una debacle evidente, non è accettabile. Perché qui non c’è solo il danno. C’è anche la beffa. Le Olimpiadi meritano rispetto, e il rispetto passa anche dal saper riconoscere quando si sbaglia!

Vi allego una foto (quella che pubblichiamo in questo articolo, ndr) con l’amico Pietro Piller Cottrer, anche lui snobbato dalla Fondazione Milano Cortina”.

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